JAUME CABRE'.
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IO CONFESSO.
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Parte 3.
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2011.
Traduzione di: Stefania Maria Ciminelli.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo trentuno.
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Huitime arrondissement; quarante-huit rue Laborde. Un palazzo piuttosto triste, con la facciata
annerita da mille fumi. Premette il pulsante e la porta si apr con un rumore secco, premonitore. Sulla
cassetta delle lettere trov la conferma che doveva salire fino al sixime tage. Prefer farlo a piedi, per
consumare la grande quantit di energia accumulata per il panico. Raggiunto il piano, si ferm un paio
di minuti buoni per far calmare i battiti del cuore e riprendere fiato. Suon il campanello, che fece
bzsbzsbzsbzs, come a voler sottolineare il mistero. Il pianerottolo era piuttosto buio e nessuno apriva la
porta. Passi leggeri? S? La porta si apr.
Ciao.
Rimanesti a bocca aperta, lespressione congelata. Non sai che tuffo al cuore, ritrovarti dopo
tanti anni, Sara. Eri pi grande; non voglio dire invecchiata, ma pi grande, e bella come prima. Pi
serenamente bella. Pensai in quel momento che nessuno aveva alcun diritto di rubare la nostra
giovent, come invece avevano fatto. Dietro a te, su una consolle, un mazzo di fiori molto belli ma di
un colore che mi sembr triste.
Sara.
Lei non aveva ancora detto una parola. Mi aveva certamente riconosciuto, ma non mi aspettava.
Non arrivavo in un buon momento; non ero benvenuto. Me ne vado, torno unaltra volta, ti amo, io
vorrei, voglio parlare con te di... Sara.
Cosa vuoi?
Come il venditore di enciclopedie che sa di avere mezzo minuto per pronunciare il messaggio
che convincer il cliente scettico a non chiudergli la porta in faccia, Adri apr la bocca e sprec tredici
secondi prima di dire ci hanno ingannati, ti hanno ingannata; sei fuggita perch ti hanno detto cose
orribili su di me. Cose false. E cose orribili su mio padre. Cose vere.
E la lettera che mi hai mandato, in cui dicevi che ero una sporca ebrea, che mi potevo tenere
stretta quella merda di famiglia altezzosa, allora?
Io non ti ho mandato nessuna lettera! Non mi conosci?
No.
Lenciclopedia  uno strumento utile per ogni famiglia con interessi culturali, come la sua,
signora.
Sara. Sono venuto a dirti che  stata tutta una macchinazione di mia madre.
Alla buonora. Quanto tempo  passato?
Molti anni! Ma io lho saputo cinque giorni fa! Il tempo che ci ho messo a trovarti! Sei tu che
sei sparita!
Unopera cos prestigiosa potr senzaltro tornare utile a suo marito e ai suoi figli. Lei ha figli,
signora? Ha marito? Ti sei sposata, Sara?
Pensavo che fossi fuggita per problemi tuoi e nessuno mi ha mai voluto dire doveri. Neanche
i tuoi genitori...
Pagabile in ventidue comodissime rate. E sin dal primo giorno potr godere di tutti e dieci i
volumi.
A casa tua odiavano mio padre per...
Tutto questo lo so gi.
Pu tenere questo volume per esaminarlo, signora. Torner, non so, lanno prossimo, ma non si
arrabbi.
Io non ne sapevo nulla.
La lettera che mi hai scritto... Lhai data tu personalmente a mia madre. Adesso contraeva la
mano che reggeva la porta, come se fosse pronta a sbattergliela in faccia da un momento allaltro.
Vigliacco!
Io non ti ho scritto nessuna lettera.  tutto falso! Non ho dato niente a tua madre. Non me lhai
neanche fatta conoscere!
Attacco disperato prima della ritirata: non mi faccia pensare, signora, che lei non ha il profilo
della donna colta e interessata ai problemi del mondo!
Fammela vedere! Non sai riconoscere la mia scrittura? Non vedevi che ti ingannavano?
Fammela vedere... fece lei, sardonica. Lho strappata in mille pezzi e lho bruciata: era la
lettera dellodio.
Dio mio, che voglia di uccidere. Che devo fare, che devo fare?
Le nostre madri ci hanno manipolato.
Cerco il bene di mio figlio e preservo il suo futuro disse la signora Ardvol.
E io quello di mia figlia risposta gelida della signora Voltes-Epstein. Non ho alcun interesse
che si veda con suo figlio. Un sorriso secco: Sapere di chi  figlio me lo fa vedere di mal occhio.
Allora finiamola qui: pu far allontanare sua figlia per un po?
Lei non  nessuno per darmi degli ordini.
Benissimo. La prego di far avere questa lettera di mio figlio a sua figlia.
Le consegn una busta chiusa. Rachel Epstein esit qualche istante, poi la prese.
La pu leggere.
Lei non  nessuno per dirmi cosa devo fare.
Si separarono freddamente; si erano capite perfettamente. E la signora Voltes-Epstein apr la
lettera prima di consegnarla a Sara,  andata proprio cos, Adri.
Io non ti ho scritto nessuna lettera...
Silenzio. In piedi, nel pianerottolo del palazzo di rue Laborde, Huitime arrondissement. Scese
una signora con un cagnolino ridicolo che fece un gesto spento per salutare Sara, la quale rispose con
un vago cenno della testa.
Perch non me lhai detto? Perch non mi hai telefonato? Perch non hai voluto litigare con
me?
Sono fuggita in lacrime, dicendo unaltra volta no, non  possibile.
Unaltra volta?
Adesso avevi gli occhi pieni di pianto, carichi della tua storia sconosciuta.
Avevo gi subito una terribile delusione. Prima di conoscerti.
Dio mio. Sono innocente, Sara. Anchio ho sofferto per la tua fuga. Ho saputo solo cinque
giorni fa perch eri andata via.
E come mi hai trovato?
Attraverso la stessa agenzia che ci aveva spiato. Ti amo. Non ho mai smesso di pensare a te,
ogni giorno della mia vita. Chiesi spiegazioni ai tuoi genitori, ma non mi vollero dire doveri n perch
eri andata via.  stato orribile.
Erano ancora sul pianerottolo del palazzo del Huitime arrondissement, con la porta aperta da
cui filtrava un po di luce che illuminava la figura di Adri, e lei non lo invitava a entrare.
Ti amo. Volevano distruggere il nostro amore. Capisci?
Lhanno distrutto, ormai.
Non capisco come hai potuto credere a tutto quello che ti hanno detto.
Ero molto giovane.
Avevi ventanni!
Avevo solo ventanni, Adri. Esitando: ...Mi hanno detto cosa dovevo fare e io lho fatto.
E io?
S, daccordo. Ma era orribile. La tua famiglia...
Che cosa?
Tuo padre... ha fatto...
Io non sono mio padre. Che colpa ne ho se sono figlio di mio padre?
Ho faticato molto per vederla cos.
La signora vuole chiudere la porta, allora, con un sorriso sicuro, le diciamo lasciamo stare
lenciclopedia, signora, mostrandole lultima risorsa: il dizionario enciclopedico, unopera in un solo
volume, utile per aiutare i suoi figli a fare i compiti. Che ccazzo di vita, sicuro che sei piena di figli.
E perch non mi hai telefonato allora?
Mi ero rifatta una vita. Devo chiudere la porta, Adri.
Che vuol dire mi ero rifatta una vita? Ti sei sposata?
Basta, Adri.
E la signora chiuse la porta. Lultima immagine che colse fu quella dei fiori tristi. Sul
pianerottolo, cancellando il nome della cliente sfumata e maledicendo quel lavoro fatto a forza di
insuccessi e di qualche trionfo.
Con la porta chiusa, rimasi solo in compagnia del buio della mia anima. Non avevo neanche la
forza di passeggiare per la citt de la lumire; non me ne importava niente di niente. Adri Ardvol
torn in albergo, si butt sul letto e pianse. Per un po stette l a pensare se fosse meglio rompere lo
specchio dellarmadio che gli rifletteva la pena o buttarsi dal balcone. Decise di fare una telefonata, con
gli occhi umidi, con la disperazione sulle labbra.
Pronto.
Ciao.
Ciao, dove sei? Ti ho telefonato a casa e...
Sono a Parigi.
Ah.
S.
E questa volta non avevi bisogno di un avvocato?
No.
Che succede?
Adri lasci passare qualche secondo; adesso si accorgeva che stava imbrogliando la matassa.
Adri, che succede? E siccome il silenzio durava troppo, cerc di dissiparlo: Hai una
sorellastra francese?.
No, niente, non ho niente. Credo che mi manchi un po.
Benissimo. Quando torni?
Domattina prendo il treno.
Posso sapere che ci fai a Parigi?
No.
Ah, benissimo tono terribilmente offeso di Laura.
Va bene... tono condiscendente di Adri: Sono venuto a consultare loriginale di Della
pubblica felicit.
E cos?
Lultimo libro che ha scritto Muratori.
Ah.
Interessante. Dal manoscritto alledizione ci sono delle modifiche interessanti, come temevo.
Ah.
Che c?
Niente. Sei un bugiardo.
S.
E Laura riattacc.
Forse per togliersi dalla testa il tono di rimprovero della ragazza, accese il televisore.
Si sintonizz su unemittente belga in fiammingo. La lasciai per verificare il mio livello di
neerlandese. E sentii la notizia. La capii perfettamente perch le immagini raccapriccianti aiutavano di
certo, ma Adri non aveva mai immaginato che tutto quello avesse a che fare con lui. Ogni cosa mi
coinvolge. Credo di essere colpevole della deriva poco allettante dellumanit.
I fatti, come li avevano raccontati i testimoni alla stampa locale e come pi tardi li era venuti a
sapere la stampa belga, sono questi. Turu Mbulaka (Thomas Lubanga Dyilo, Matongu, Kinshasa,
residente a Yumbu-Yumbu) era arrivato allospedale di Bebenbeleke il dodici di questo mese con forti
dolori addominali.
Il dottor Mss gli aveva diagnosticato una peritonite, si era affidato a Dio e laveva operato
durgenza nella misera sala operatoria dellospedale. Si era dovuto mostrare inflessibile nel vietare alle
guardie del corpo di entrare in sala operatoria, armate o disarmate; divieto che valeva anche per le tre
mogli del paziente e per il suo primogenito; e ancora, fu perentorio nellimporre al paziente di togliersi
gli occhiali da sole per essere operato. E aveva anche precisato che gli prestava cure durgenza non
perch fosse il capo tribale della zona ma perch era in pericolo di vita. Turu Mbulaka aveva urlato che
lasciassero fare al medico una buona volta, che ccazzo, che lui si stava contorcendo dai dolori e non
voleva svenire, perch luomo che perde i sensi per il dolore abbassa la guardia e pu essere abbattuto
dai nemici.
Lanestesia, somministrata dallunica infermiera anestesista di quellospedale, aveva fatto
abbassare la guardia a Turu Mbulaka alle ore tredici e tre minuti. Loperazione era durata unora esatta
e il paziente era stato portato nella sala generale due ore dopo (a Bebenbeleke non cera il reparto di
terapia intensiva), quando cominciava gi a passare leffetto dellanestesia e poteva dire senza mordersi
la lingua che la pancia gli faceva un male della miseria, che cazzo mi ha fatto? Il dottor Mss non
aveva prestato alcuna attenzione al commento minaccioso del suo paziente  nella sua lunga vita ne
aveva viste tante  e aveva proibito alle guardie del corpo di rimanere nella sala. Potevano aspettare
sulla panca verde che era proprio allingresso dellospedale, perch il signor Turu Mbulaka adesso
aveva solo bisogno di riposare. Le mogli del capo avevano portato lenzuola pulite, ventagli per
alleviargli il caldo e un televisore a pile che avevano sistemato ai piedi del letto. E poi, molto cibo, che
il paziente non poteva neanche assaggiare per cinque giorni.
Il dottor Mss aveva concluso faticosamente la giornata con le visite ordinarie dellambulatorio.
Gli pesava sempre di pi let, ma lui faceva finta di non rendersene conto e lavorava con la stessa
efficienza. Aveva ordinato a tutte le infermiere, tranne a quella di guardia, di andare a riposare anche se
non avevano finito il turno; lo faceva spesso perch voleva che tornassero pronte ad affrontare un
domani che non si sapeva mai cosa poteva riservare. Pi o meno in quel momento aveva ricevuto la
visita di un forestiero sconosciuto con cui era rimasto a parlare di chiss cosa per pi di unora.
Cominciava a diventare buio e dalla finestra entrava il chiocciare di una gallina molto agitata. Quando
la luna iniziava ad affacciarsi dalla parte di Moloa, si era sentito uno scoppio sordo. Forse uno sparo.
Le due guardie del corpo si erano alzate contemporaneamente dalla panca verde su cui erano sedute a
fumare, come mosse da un meccanismo preciso, avevano estratto la pistola dalla fondina e si
guardavano stupite. Era risuonato dallaltra parte. Che facciamo, ci andiamo tutti e due, rimani tu, vado
io. Di, su, vai tu, io rimango qui perch non si sa mai, eh?
Sbucciami questo mango aveva gridato Turu Mbulaka alla sua terza moglie pochi istanti
prima che risuonasse lo sparo, ammesso che fosse uno sparo.
Il dottore ha detto che... Nella sala praticamente non si era sentito niente, n il probabile
sparo n la conversazione, perch dalla televisione del capo proveniva un gran chiasso per un
partecipante di un gioco a quiz che non sapeva rispondere a una domanda, cosa che faceva ridere molto
il pubblico.
Che ne sa il dottore. Mi vuole far soffrire. Aveva guardato la televisione e aveva fatto un
gesto di disprezzo: Razza di ignoranti aveva detto allinfelice partecipante. E alla sua terza moglie:
Forza, sbucciami il mango.
Nel momento in cui Turu Mbulaka stava per dare il primo morso alla frutta proibita, si era
scatenata la tragedia: un uomo armato era entrato nella sala in penombra e aveva scaricato una raffica
di colpi su Turu Mbulaka che aveva fatto esplodere il mango e sforacchiato il povero paziente in tal
modo che la spaventosa ferita chirurgica al confronto era diventata una barzelletta. Lassassino aveva
sparato con precisione contro le tre mogli indifese, aveva guardato, puntando larma, in tutta la sala,
cercando probabilmente il primogenito, e aveva abbandonato la stanza. Gli altri venti pazienti
ricoverati aspettavano rassegnati il colpo di grazia, ma lalito della morte pass oltre. Lassassino, che
secondo alcuni aveva sul volto un fazzoletto giallo, secondo altri blu, ma in tutti e due i casi gli copriva
il volto, era sparito furtivamente nella notte. Alcuni assicuravano di aver sentito il motore di una
macchina; altri non ne volevano sapere nulla, tremavano ancora soltanto a pensarci e la stampa di
Kinshasa aveva raccontato che lassassino o gli assassini avevano fatto fuori le due incompetenti
guardie del corpo di Turu Mbulaka, una nei corridoi dellospedale, laltra su una panca verde che si era
sporcata tutta di sangue. Avevano assassinato anche uninfermiera congolese e il medico dellospedale
di Bebenbeleke, il dottor Mss, che, allarmato dal rumore, era entrato nella sala generale e doveva
essere stato dintralcio agli assassini. O magari aveva voluto impedire lattacco, con quel suo sprezzo
del pericolo, dicendo che aveva appena operato quelluomo. O forse lavevano ucciso semplicemente
con un colpo alla testa prima che potesse fiatare. No, secondo alcuni testimoni, con un colpo in bocca.
No, al petto. Alla testa. Ogni malato difendeva una versione diversa di ogni capitolo della tragedia,
anche se non aveva visto niente; e il colore del fazzoletto dellassassino giuro che era verde; o forse
giallo, ma lo giuro. Alcuni malati, inoltre, tra cui qualche bambino, sono stati colpiti da spari diretti al
capo tribale Turu Mbulaka. Fin qui la descrizione del sorprendente attacco in una zona in cui non
cerano molti interessi europei in gioco. E la VTR gli aveva dedicato ottantasei secondi perch lex
presidente Giscard dEstaing, quando si era diffusa la notizia che si era sporcato le mani con i diamanti
del dittatore Bokassa, aveva fatto un tour africano, aveva visitato la zona del Kwilu e aveva voluto fare
una lunga deviazione per arrivare a Bebenbeleke, che cominciava ad acquistare fama malgrado le
riserve del suo fondatore, che viveva solo per il lavoro. Giscard si era fatto fotografare insieme al dottor
Mss, che era sempre a capo chino e pensava solo a quello che doveva ancora fare. E insieme alle
infermiere di Bebenbeleke e a qualche bambino dai denti bianchissimi che, senza sorveglianza,
sorrideva facendo una smorfia dietro al gruppo ufficiale. Non era passato molto tempo dalla visita. E
Adri spense il televisore perch cera mancata solo quella notizia per sprofondarlo ancora di pi nel
baratro.
Due giorni dopo, la stampa francese e quella belga aprivano la cronaca con i particolari del
massacro avvenuto allospedale di Bebenbeleke: nellattentato contro il capo tribale Turu Mbulaka,
personaggio rispettato, odiato, calunniato, esaltato e temuto in tutta la zona, erano morte sette persone:
cinque del seguito del capo, uninfermiera e il direttore dellospedale, il dottor Eugen Mss, noto per il
lavoro che svolgeva da trentanni a favore dei malati in quellangolo di mondo di Beleke e Kikongo. Ci
si interrogava sulla continuit dellospedale che lui stesso aveva fondato negli anni Cinquanta... e cos,
en passant, come fosse un dettaglio dellultimo momento e di minore importanza, il notiziario si era
concluso riferendo che in risposta al bestiale attentato contro Turu Mbulaka cerano stati degli scontri a
Yumbu-Yumbu che avevano causato una dozzina di morti tra sostenitori e oppositori di questa discussa
figura, met signore della guerra, met capotrib, prodotto diretto del processo di decolonizzazione da
parte dello Stato belga.
A trecentoquarantatr chilometri a nord dellhotel in cui Adri passava le ore sognando che Sara
lo andasse a trovare e gli chiedesse di ricominciare, nel qual caso lui avrebbe detto come sapevi che ero
in questo albergo, e lei, be, mi sono messa in contatto con il detective a cui sei ricorso tu per sapere
dovero io; ma siccome lei non veniva, lui non scendeva neanche per colazione o per cena, non si
faceva la barba, non faceva niente, perch voleva solo morire e piangeva senza sosta; a
trecentoquarantatr chilometri dal dolore di Adri, le mani tremanti che reggevano una copia della
Gazet van Antwerpen la lasciarono cadere. Il giornale cadde sul tavolo, accanto alla tazza di tisana.
Davanti al televisore che raccontava la stessa notizia. Luomo scans il giornale, che cadde a terra, e si
guard le mani. Tremavano in modo incontrollato. Si copr il volto e si mise a piangere come non
faceva da trentanni. Linferno  sempre pronto a entrare in un qualsiasi angolo nascosto della nostra
anima.
Quella sera si fece eco della notizia il secondo canale della VTR, focalizzandola soprattutto
sulla personalit del fondatore dellospedale. Avvisarono poi che alle dieci sarebbe andato in onda il
documentario della VTR che era stato girato e trasmesso un paio di anni prima in occasione del rifiuto
da parte del medico di ricevere il premio Re Baldovino perch non prevedeva una somma destinata ad
aiutare lospedale di Bebenbeleke. E perch non era disposto a viaggiare fino a Bruxelles per ricevere il
premio dal momento che considerava la sua presenza pi necessaria in ospedale che in qualsiasi altro
luogo.
Alle dieci di quella sera una mano tremante premette il pulsante di accensione del vecchio
televisore. Si sent un sospiro di pena. Sullo schermo, la sigla di 60 minuti e subito dopo delle
immagini, chiaramente rubate, del dottor Mss che, in piedi, camminando sulla veranda dellospedale,
davanti a una panca dipinta di verde senza tracce di sangue, diceva a qualcuno che non cera bisogno di
fare alcun servizio; che in quellospedale cera molto lavoro e non potevano distrarsi.
Un servizio vi pu essere di grande giovamento la voce di Randy Oosterhoff, un po agitata,
mentre camminava allindietro dirigendo la camera nascosta verso il medico.
Se volete fare una donazione, lospedale ve ne sar molto grato. Indic dietro a s: Oggi
abbiamo le vaccinazioni, sar una giornata molto dura.
Possiamo aspettare.
Vi prego.
A quel punto appariva il titolo: Bebenbeleke. E poi immagini delle precarie strutture
dellospedale, le infermiere al lavoro, occupatissime, senza quasi il tempo di alzare la testa, piene di
quella dedizione quasi inumana al lavoro. E, molto lontano, il dottor Mss. Una voce raccontava che il
dottor Mss era originario di un paesino del Baltico, che trentanni prima era andato a vivere a
Bebenbeleke portando con s, letteralmente, solo quello che aveva addosso e, pietra su pietra, aveva
costruito quellospedale che copriva, seppure in modo insufficiente, le necessit sanitarie della vasta
regione del Kwilu.
Luomo dalla mano tremante si alz e and a spegnere il televisore. Conosceva a memoria quel
servizio. Sospir.
Due anni prima lo avevano trasmesso per la prima volta. Lui, che guardava pochissimo la
televisione, in quel momento la teneva accesa. Ricorda perfettamente che aveva attirato la sua
attenzione quella specie di introduzione molto dinamica, molto giornalistica, del dottor Mss che
camminava verso qualche urgenza, dicendo ai giornalisti che non aveva tempo da dedicare ad altro che
non fosse...
Io questuomo lo conosco aveva detto luomo dalle mani tremanti.
Aveva seguito con attenzione il servizio. N Bebenbeleke n i nomi di Beleke e Kikongo gli
dicevano niente. Era il viso, il viso del medico... Un viso associato al dolore, al suo grande e unico
dolore, ma non sapeva come. E gli era tornato alla mente il ricordo lacerante delle sue donne, della
piccola Trude, la mia Truu perduta, di Amelietje, che lo accusava con lo sguardo di non fare niente, lui
che le doveva salvare tutte, e della suocera che tossiva e tossiva, afferrata al suo violino, e della mia
Berta con Juliet in braccio, e di tutto lorrore del mondo. Cosa centra la faccia di quel medico con tutto
questo dolore? Verso la fine del servizio, che si era obbligato a vedere, era venuto a sapere che in
quella zona dinstabilit politica endemica Bebenbeleke era lunico ospedale nel raggio di un centinaio
di chilometri. Bebenbeleke. E un medico con il viso che a lui faceva male. Poi, quando gi scorrevano i
titoli di coda, si era ricordato dove e come aveva conosciuto il dottor Mss; frate Mss, il monaco
trappista dallo sguardo dolce.
Lallarme era scattato quando il padre priore aveva ricevuto il rapporto su frate Robert
bisbigliato da un preoccupato frate infermiere che gli diceva io non so pi che fare, quarantanove chili,
padre,  ridotto alle ossa e ha perso la luce degli occhi. Io...
Non ha mai avuto luce negli occhi si lasci scappare imprudentemente il padre priore, che
pens subito di aver peccato di mancanza di carit verso un fratello della comunit.
Non so pi cosa fare. Il brodo di carne e di pesce che riserviamo ai malati praticamente
neanche lo assaggia. Uno spreco.
E lobbedienza?
Lui si sforza, ma non ce la fa. Come se avesse perso la voglia di vivere. Anzi, come se avesse
fretta per... Dio mi perdoni se devo dire quello che penso.
Lo deve dire, fratello.  obbligato dallobbedienza.
Frate Robert disse infine il frate infermiere dopo essersi passato un fazzoletto sulla testa calva
sudata per reprimere il tremolio della voce ha voglia di morire. E poi, padre...
Mentre faceva sparire il fazzoletto tra le pieghe dellabito, raccont il segreto che il padre priore
non conosceva ancora perch se lera portato nella tomba il reverendo padre Maarten, labate che aveva
firmato lapprovazione dellingresso di frate Robert al noviziato dellOrdine dei Cistercensi della
Stretta Osservanza di Achel, situata vicino alle acque fresche e limpide del Tongelreep, che sembrava
essere il luogo ideale per attenuare i tormenti dellanima castigata dai peccati degli altri e dalla propria
debolezza. Labbazia di San Benedetto di Achel era un luogo idillico dove Matthias Alpaerts, il futuro
frate Robert, poteva imparare a fare i lavori del campo e a respirare aria pura accanto al letame, dove
avrebbe potuto imparare a fare il formaggio, a lavorare il rame o a spazzare i polverosi angoli del
chiostro o di qualsiasi altra sala che gli avessero detto di spazzare, circondato dal rigoroso silenzio che
regnava durante le ventiquattro ore del giorno di quei monaci trappisti, i suoi nuovi fratelli. Non aveva
trovato faticoso alzarsi ogni giorno alle tre di mattina, allora pi gelida della notte, per avviarsi, con i
piedi intirizziti dal freddo, da cui i sandali non proteggevano, a recitare il mattutino che faceva
rinnovare la speranza in un nuovo giorno e, forse, in una nuova speranza. E di ritorno alla sua cella,
leggere la lectio divina, che a volte era per lui lora del tormento perch gli tornavano in mente tutte le
immagini vivide, senza piet per la sua anima affranta, e Dio sempre chiuso nel suo silenzio, come
quando erano allinferno. La campana che avvisava della preghiera delle lodi suonava quindi come una
piccola speranza, e poi, alla messa conventuale delle sei, non distoglieva lo sguardo, nei limiti
consentiti dalla modestia, dai suoi fratelli vivi, devoti, e pregava con loro allunisono, dicendo mai pi,
Signore, mai pi. Forse quando iniziava le sue quattro ore nella fattoria si avvicinava alla felicit.
Mormorava i suoi terribili segreti alle mucche mentre le mungeva e queste gli rispondevano con uno
sguardo intenso, pieno di piet e comprensione. Aveva imparato presto a fare il formaggio con
tuinkruiden, cos aromatico, e sognava di distribuirlo tra le migliaia di persone riunite, a cui diceva il
corpo di Cristo, lui che non aveva la facolt di dare la comunione poich aveva supplicato i fratelli di
rispettare la sua volont di non ricevere neanche gli ordini minori, perch lui non era nessuno e voleva
solo un angolo dove pregare in ginocchio per il resto della sua vita, come aveva fatto qualche secolo
prima frate Miquel de Susqueda, un altro fuggitivo, quando aveva chiesto di essere ammesso a Sant
Pere del Burgal. Quattro ore tra il letame, smuovendo balle derbe, interrompendo il lavoro per pregare
lora terza e poi, dopo essersi lavato le mani e la faccia per togliersi la puzza di dosso e non offendere
gli altri fratelli, entrava in chiesa, come fosse un rifugio contro il male, e pregava con i suoi fratelli
lora sesta, a mezzogiorno. Pi di una volta i superiori gli avevano proibito di lavare i piatti tutti i
giorni, perch quello era un compito che spettava a tutti i membri della comunit, senza eccezione
alcuna, e lui, per santa obbedienza, doveva reprimere limpeto di servire, e alle due del pomeriggio
tornava nel rifugio della chiesa a pregare lora nona, e gli rimanevano ancora due ore di lavoro che non
dedicava alle mucche, ma a preparare fossi e a bruciare erbe mentre frate Paulus mungeva le mucche, e
poi si doveva lavare di nuovo perch per lui non era come per i fratelli che lavoravano nella biblioteca,
che al massimo dovevano bagnarsi le dita polverose quando finivano e forse invidiavano i fratelli che
facevano un lavoro fisico invece di stare chiusi a rovinarsi la vista e la memoria. La seconda lectio
divina, quella del pomeriggio, era il lungo preludio che culminava alle sei con il canto dei vespri. Lora
di cena, durante la quale faceva finta di mangiare, era seguita dalla compieta, tutti in chiesa, al buio,
con solo la fiamma fedele di due ceri che illuminavano limmagine della Madonna di Achel. E quando
le campane del monastero di San Benedetto suonavano le otto andava a letto, come i suoi fratelli, con la
speranza che il giorno dopo fosse esattamente uguale a quello che aveva vissuto, e cos il giorno dopo
ancora, per i secoli dei secoli.
Il padre priore guard smarrito il frate infermiere. Perch il reverendo padre abate Manfred si
era dovuto assentare proprio in quei giorni? Perch il capitolo generale si doveva svolgere proprio lo
stesso giorno in cui frate Robert era caduto in una sorta di prostrazione dalla quale la poca scienza del
frate infermiere non lo poteva far uscire? Perch, Dio delluniverso? Perch ho accettato la carica di
priore?
Ma  vivo, no?
S. Catatonico. Credo. Gli dici alzati, e si alza; gli dici siediti e si siede; gli dici parla e si mette
a piangere, padre.
Questo non  essere catatonico.
Senta, padre: di ferite, graffi, ossa rotte e lussazioni, di influenze, raffreddori e mal di pancia,
quanto vuole: ma queste cose dello spirito...
E cosa mi consiglia, fratello?
Io, padre...
S, cosa mi consiglia?
Di farlo vedere da un medico vero.
Il dottor Geel non saprebbe cosa fare.
Io mi riferisco a un medico vero.
Fu una fortuna che il padre abate Manfred, alla terza riunione del capitolo generale, parlasse
con preoccupazione davanti agli altri frati abati di quello che il priore, con voce spaventata e lontana,
gli aveva comunicato per telefono. Il padre abate di Mariawald gli disse che, se lo ritenevano
opportuno, nel suo monastero cera un monaco medico che, malgrado la sua estrema umilt e a
malincuore, aveva acquistato fama persino fuori del monastero. Per i mali del corpo e quelli dello
spirito. Frate Eugen Mss era a sua disposizione.
Per la prima volta in dieci anni, da quando era riuscito a entrare nellabbazia di San Benedetto
di Achel, il sedici aprile dellanno del Signore millenovecentocinquanta, diventando frate Robert,
Matthias Alpaerts varcava i confini delle terre dellabbazia. Le mani aperte poggiate sulle gambe gli
tremavano in modo esagerato. Con occhi spaventati, guardava attraverso il finestrino sporco della
Citron Stromberg che sballottava sulla strada polverosa allontanandolo dal suo rifugio e portandolo
nel mondo delle tempeste da cui era voluto fuggire per sempre. Il frate infermiere lo guardava ogni
tanto con la coda dellocchio, lui se ne accorgeva e cercava di distrarsi osservando la nuca dellautista
silenzioso. Il viaggio fino a Heimbach dur quattro ore e mezza, durante le quali il frate infermiere, per
rompere il suo ostinato silenzio, ebbe tempo di mormorare, accompagnato dal borbottio del carburatore
non proprio regolare, le ore terza, sesta e nona, e arrivarono alle porte di Mariawald quando le
campane, molto diverse da quelle di Achel, Signore, avvisavano la comunit per la preghiera dei
vespri.
Lindomani, dopo le lodi, gli indicarono di aspettare, seduto su una panca dura, in un angolo di
un ampio corridoio bene illuminato. Le parole tedesche del monaco infermiere, poche e rispettose, gli
erano rimbombate nelle orecchie come ordini crudeli. Il monaco infermiere, laiutante di frate Mss,
insieme al frate infermiere di Achel, spar dietro una porta. Probabilmente volevano essere ragguagliati
sulla situazione. Fatto sta che lo avevano lasciato solo con tutte le sue paure. Poi frate Mss lo fece
entrare nello studio silenzioso, lo invit ad accomodarsi a un tavolo, sul cui lato opposto si sedette lui, e
lo preg, in un olandese abbastanza corretto, di spiegargli il suo tormento. Frate Robert lo guard negli
occhi e si trov davanti uno sguardo cos dolce che tutto il dolore sgorg e lui cominci a dire ti
immagini che stai pranzando a casa, con tua moglie, tua suocera e le tue tre bambine, tua suocera un
po raffreddata, con la tovaglia nuova sul tavolo, quella a quadretti bianchi e blu, perch oggi la piccola
Amelietje, che  la grande, compie gli anni. E dopo aver detto questo, frate Robert continu a parlare
per unora intera senza riprendere fiato, senza chiedere un bicchier dacqua, senza distogliere gli occhi
da quel tavolo lucido e senza accorgersi dello sguardo triste di frate Eugen Mss. E quando ebbe
raccontato tutta la storia, aggiunse ancora cos ho vissuto a testa bassa tutta la vita, piangendo la mia
vigliaccheria e cercando il modo di riparare alla mia cattiveria, finch non ebbi lidea di nascondermi l
dove il ricordo non potesse mai entrare. Avevo bisogno di parlare di nuovo con Dio e chiesi lingresso
in una certosa, ma mi dissero che la mia non era una buona idea. Da quel giorno iniziai a mentire e
negli altri due posti dove bussai non accennai ai motivi del mio dolore, n lo mostrai. A ogni nuovo
colloquio imparavo cosa dovevo dire e cosa dovevo tacere, di modo che quando ho bussato alla porta
dellabbazia di San Benedetto di Achel sapevo gi che nessuno avrebbe posto ostacoli alla mia tarda
vocazione e li ho supplicati, se lobbedienza non stabiliva altrimenti, di farmi vivere facendo sempre i
lavori pi umili del monastero. Da quel giorno ho ripreso a parlare, seppure poco, con Dio e ho
imparato a farmi ascoltare dalle mucche.
Il dottor Mss gli afferr la mano. Rimasero cos, in silenzio, forse dieci, forse venti minuti; poi
frate Robert cominci a respirare con pi calma e disse dopo anni di silenzio nel monastero, il ricordo 
di nuovo esploso nella mia testa.
Deve essere pronto perch ogni tanto esploda, frate Robert.
Non ce la far a resistere.
S che ce la far; con laiuto di Dio.
Dio non esiste.
Lei  monaco trappista, frate Robert. Mi vuole scandalizzare?
Chiedo perdono a Dio, ma non capisco i suoi disegni. Perch, se  il Dio dellamore...
Ci che la far restare un uomo  sapere che non ha mai provocato un male come quello che le
tormenta lo spirito. Come quello che hanno fatto a lei.
A me, no: a Truu, a Amelia, alla piccola Julietje, alla mia Berta e a mia suocera raffreddata.
Ha ragione: ma anche a lei hanno fatto del male. Luomo eroico  colui che fa il bene in
cambio del male che riceve.
Se io avessi davanti i responsabili di... Fece un singhiozzo. Non so cosa farei, padre. Le
giuro che non credo che sarei in grado di perdonarli...
Frate Eugen Mss scriveva qualcosa su un foglietto. Frate Robert lo guard negli occhi e laltro
ricambi lo sguardo, come in quel momento in cui il dottor Mss diceva al giornalista che non aveva
tempo da perdere e, senza saperlo, si era rivolto verso lobiettivo della telecamera nascosta e laveva
guardato con lo stesso sguardo. Allora Matthias Alpaerts aveva capito che doveva andare a
Bebenbeleke, ovunque fosse, a ritrovare quello sguardo che lo poteva rasserenare perch da un po di
giorni i ricordi erano esplosi di nuovo nella sua testa.
La prima cosa che scopr, appena arrivato a Bebenbeleke,  che non esiste un villaggio con
questo nome. Si chiama cos solo lospedale, che si trova in mezzo al nulla, a molte miglia a nord di
Kikwit, a molte miglia a sud di Yumbu-Yumbu, e decisamente lontano da Kikongo e Beleke.
Lospedale  circondato da capanne che alcuni pazienti hanno costruito a ridosso del centro sanitario e
che, senza che sia stato stabilito in modo ufficiale, usano i parenti dei malati quando il ricovero richiede
alcuni giorni, e a poco a poco generano nuove capanne, alcune delle quali cominciano a essere abitate
da gente che ha poco o nulla a che fare con lospedale, per cui nel corso degli anni daranno vita al
villaggio di Bebenbeleke. Il dottor Mss non aveva nulla in contrario. E neanche le galline che
scorazzano tranquille nei dintorni dellospedale e, sebbene sia loro proibito, spesso anche dentro larea
del centro sanitario. Bebenbeleke  un villaggio fatto di dolore, perch a mezzo chilometro
dallospedale, in direzione di Djilo, dopo la roccia bianca, c il cimitero dei pazienti che non hanno
superato la malattia. Lindicatore degli insuccessi del dottor Mss.
Ho abbandonato lordine pochi mesi dopo lo inform Matthias Alpaerts. Ci ero entrato
pensando che fosse il rimedio e ne sono uscito convinto che fosse il miglior rimedio. Ma dentro o fuori
il monastero, i ricordi si conservano freschi.
Il dottor Mss lo fece sedere sulla panca color verde dellingresso, ancora senza sangue, e gli
afferr la mano come aveva fatto trentanni prima nella sala delle visite dellabbazia di Mariawald.
Grazie per avermi voluto aiutare, frate Mss disse Matthias Alpaerts.
Mi dispiace di non esserle stato di grande aiuto.
Mi ha aiutato molto, frate Mss. Ora sono sullavviso e, quando esplode il ricordo, riesco a
difendermi un po di pi.
Le succede spesso?
Pi spesso di quanto vorrei, frate Mss. Perch...
Non mi chiami frate: non sono pi monaco lo interruppe il dottor Mss. Poco dopo il nostro
incontro ho chiesto la dispensa a Roma.
Il silenzio dellex frate Robert era eloquente, e lex frate Mss dovette romperlo rispondendo
che aveva abbandonato lordine per desiderio di penitenza e, Dio mi perdoni, fermamente convinto che
avrei potuto essere pi utile facendo il bene tra i derelitti che chiudendomi a pregare le ore.
La capisco.
La mia non era una critica alla vita monacale: si trattava del mio stato danimo e i miei
superiori mi hanno capito.
Lei  un santo, caduto in questo deserto.
Questo non  un deserto. E io non sono un santo. Sono un medico, ex monaco, ed esercito solo
come medico. Cerco di porre rimedio ai mali.
Io sono assediato dal male.
Lo so. Ma io posso lottare solo contro i mali.
Voglio rimanere ad aiutarla.
 troppo anziano. Ha pi di settantanni, vero?
Non ha importanza. Posso rendermi utile.
Impossibile.
Il tono del dottor Mss era diventato improvvisamente brusco con quella risposta. Come se
laltro lavesse profondamente offeso. Le mani di Matthias Alpaerts si misero a tremare e lui le nascose
in tasca perch laltro non lo notasse.
Quando le tremano in questo modo? il dottor Mss indicava le mani nascoste e Matthias
dissimul una smorfia di delusione. Stese le mani davanti a s; tremavano in modo esagerato.
Quando mi esplodono i ricordi. A volte penso che sia impossibile che si muovano cos tanto
senza la mia volont.
Non mi potrebbe essere utile con questo tremito.
Matthias Alpaerts lo guard negli occhi; losservazione era a dir poco crudele.
Posso essere utile in molti modi disse offeso. Lavorando nellorto, per esempio. Nel
monastero di Achel ho imparato il mestiere del contadino.
Frate Robert... Matthias... Non insista. Deve tornare a casa.
Non ho una casa. Qui posso essere utile.
No.
Non accetto un rifiuto.
Allora frate Mss prese Matthias Alpaerts per un braccio e lo port a cenare insieme a lui.
Come ogni sera, lunica pietanza era una massa appiccicosa di miglio che il medico scald su un
fornellino. Si sistemarono nello studio, usando la scrivania come tavolo da pranzo. Il dottor Mss apr
un armadietto, tir fuori due piatti e Matthias not che nascondeva qualcosa, forse uno straccio sporco,
dietro a dei bicchieri di plastica. Mentre mangiavano senza appetito, il dottore gli spieg il motivo per
cui era impossibile che potesse fermarsi l ad aiutarlo, n come infermiere improvvisato n come
giardiniere n come cuoco n come contadino di una terra che non sapeva dare frutti se non sudavi
sangue.
A mezzanotte, mentre tutti dormivano, a Matthias Alpaerts non tremarono le mani entrando
nello studio del dottor Mss. Apr larmadietto vicino alla finestra e, con laiuto di una piccola torcia,
trov quello che cercava. Esamin lo straccio alla scarsa e incerta luce. Per un lunghissimo minuto
esit perch non lo aveva ancora riconosciuto. Tutto il tremito gli si concentrava adesso nel cuore, che
faceva grandi sforzi per uscirgli dalla gola. Quando sent cantare un gallo, decise di rimettere lo
straccio al suo posto. Avvert un bruciore alle dita, lo stesso bruciore che sentiva Flix Ardvol o che
cominciavo a sentire io quando loggetto del desiderio si allontanava senza rimedio. Bruciore e tremito
della punta delle dita. Anche se la malattia di Matthias Alpaerts era diversa dalla nostra.
Part prima che sorgesse il sole, con il furgoncino che veniva da Kikongo a portare medicine e
alimenti e anche un barlume di speranza per i malati di quella vasta area che si bagnava i piedi nel Kwilu.
...
.
...
Capitolo trentadue.
...
.
...
Tornai da Parigi a testa bassa e con la coda tra le gambe. In quel periodo Adri Ardvol teneva
un corso di Storia del pensiero contemporaneo a un gruppo nutrito di studenti relativamente scettici
malgrado la fama di
erudito-musone-antipatico-che-sta-sulle-sue-e-che-non-viene-mai-e-poi-mai-a-prendere-il-caff-e-se-ne
-frega-dei-consigli-di-facolt-perch--al-di-sopra-del-bene-e-del-male che cominciava ad acquistare
tra i suoi colleghi dellUniversit di Barcellona. E il relativo prestigio per aver pubblicato in modo
quasi clandestino La rivoluzione francese e Marx?, due libretti piuttosto provocatori con i quali aveva
cominciato ad accumulare ammiratori e oppositori. I giorni passati a Parigi lo avevano abbattuto e non
aveva alcuna voglia di parlare di Adorno perch non gliene fregava pi niente di niente.
Non avevo pi pensato a te, Lola Piccola, perch la mia mente era piena di Sara. Finch mi
telefon una tua parente non meglio definita che mi disse mia cugina  morta e ha lasciato gli indirizzi
di alcune persone che voleva fossero avvertite. Mi diede anche le informazioni sul luogo e lora e ci
scambiammo diverse parole di cortesia e cordoglio.
Al funerale eravamo una ventina di persone. Ricordavo vagamente tre o quattro facce, ma non
riuscii a salutare nessuno, neanche la cugina non meglio definita. Dolors Carri i Solegibert Lola
Piccola (1910-1982), nata e morta alla Barceloneta, amica di mia madre, brava donna, che mi fece una
bastardata perch la vera e unica famiglia di Lola Piccola era mia madre. E che probabilmente era la
sua amante. Non ti ho potuto salutare con laffetto che, malgrado tutto, meritavi.
Ehi, ehi, ma ormai quant, ventanni, che vi siete separati?
Che dici, ventanni! E poi non ci siamo separati: ci hanno separati.
Deve avere gi dei nipoti.
Perch pensi che non ho mai cercato unaltra donna?
Veramente non lo so.
Te lo dico io: ogni giorno, be, quasi ogni giorno, quando vado a dormire, sai cosa penso?
No.
Penso adesso suona il campanello, ding dong.
Il tuo campanello fa rsrsrsrsrsrsrsrs.
Va bene: rsrsrsrsrsrsrsrs. Io apro, ed  Sara che mi dice che se nera andata per non so quale
motivo e che mi chiede mi vuoi di nuovo nella tua vita, Adri.
Ehi, ehi, di, non piangere. Adesso non ci pensare pi. Vedi? Da un certo punto di vista 
meglio, no?
Bernat si sentiva a disagio davanti a quella singolare espansione di Adri.
Indic la vetrina, Adri si strinse nelle spalle, Bernat interpret il gesto come un s, se ti va,
quindi prese il Vial e gli regal un paio di fantasie di Telemann, alla fine delle quali mi sentii meglio,
grazie, Bernat, amico mio.
Se vuoi piangere ancora, piangi, eh?
Grazie per il permesso sorrise Adri.
Sei molto gi, e particolarmente sensibile.
Mi ha scioccato che le nostre madri abbiano macchinato sul nostro amore e che noi ci siamo
cascati in pieno.
Benissimo. Le vostre madri sono morte e tu puoi continuare a fare...
Cosa posso continuare a fare?
Non lo so. Lo dicevo per...
Invidio la tua stabilit emotiva.
Non credere chiss che.
S, s. Tu e Tecla, tutto liscio.
Non vado daccordo con Lloren.
Quanti anni ha?
 lo spirito di contraddizione.
Non vuole studiare il violino?
Come lo sai?
Diciamo che  una storia che non mi torna nuova.
Adri rimase pensieroso per un po. Scosse la testa: mi sembra che la vita sia fatta di pezze mal
cucite insieme, disse a mo di conclusione. E quella domenica, con lansia di un bevitore che si lancia
sullalcol, and a svagarsi alle bancarelle del mercato di Sant Antoni. Si fece vedere davanti alla
bancarella di Morral e questi gli fece cenno di seguirlo. Questa volta erano le prime dieci pagine del
manoscritto di Rene Mauperin dei Goncourt, scritto con una grafia uniforme, con poche correzioni sul
margine e che, assicurava Morral, apparteneva a Jules.
Lei si intende di letteratura?
Io vendo cose: libri, figurine, manoscritti e pacchetti di gomme Bazooka, non so se mi
spiego.
Ma dove diavolo li trova?
I pacchetti di gomme?
Morral, astuto, non mi svel il sistema. Il silenzio era per lui sicurezza e anche garanzia che la
sua mediazione fosse sempre necessaria.
Comprai le pagine dei Goncourt. E nel giro di poche settimane, come se mi stessero aspettando,
apparvero vari manoscritti, pagine sparse di Orwell, Huxley e Pavese. Adri compr tutto, nonostante
la sua teorica reticenza a comprare per comprare. Ma non poteva lasciarsi sfuggire lotto febbraio di
non so che anno Il mestiere di vivere, un foglio isolato che parlava della moglie di Guttuso, e della
speranza di vivere avendo una donna che ti aspetta, che dormir con te e che ti scalda e ti accompagna
e ti fa vivere, Sara mia, mentre io non ti ho e non ti avr mai con me. Come potevo dire di no a quel
foglio? Sono sicuro che Morral notava il mio tremito e che, a seconda della sua intensit, stabiliva il
prezzo. E sono anche convinto che sia molto difficile resistere alla possibilit di possedere fogli
originali di testi sconvolgenti. Il foglio e la scrittura, il tratto, il gesto e linchiostro, lelemento
materiale in cui si incarna lidea spirituale che diventer opera darte o opera del pensiero universale; il
testo che penetra nel lettore e lo trasforma.  impossibile dire di no a questo miracolo. Per questo non
ci pensai troppo quando Morral, come intermediario, mi present un uomo, di cui non venni a sapere il
nome, che si vendeva due poesie di Ungaretti a prezzi da capogiro: Soldati e San Martino del Carso, la
poesia che parla di un paese in rovina a causa della guerra e non del passare degli anni.  il mio cuore il
paese pi straziato.* E anche il mio, caro Ungaretti. Che malinconia, che pena, che gioia poter avere in
mano il foglio che lautore ha usato per trasformare in opera darte la prima intuizione. E pagai il
prezzo che mi chiedevano, quasi senza trattare, allora Adri sent il rumore di uno sputo secco nel
cadere a terra e si guard intorno.
Dimmi, Carson.
Augh. Voglio parlare anchio.
Avanti, dite pure.
Abbiamo un problema dissero insieme.
Quale?
Non te ne accorgi?
Non me ne voglio accorgere.
Hai visto quanto hai speso in manoscritti in questi ultimi anni?
Amo Sara, e lei se n andata perch le nostre madri lhanno ingannata.
Non puoi pi farci niente. Si  rifatta una vita.
Un altro whisky, per favore. Doppio.
Sai quanto hai speso?
No.
Si sent il ronzio di una calcolatrice da ufficio. Non so se fosse il coraggioso capotrib arapaho
o il burbero cow-boy a usarla. Qualche secondo di silenzio e mi comunicarono la scandalosa cifra che
Va bene, va bene, non lo far pi. Basta. Contenti?
Guardi, dottore mi disse un altro giorno Morral: Un nietzsche.
Un nietzsche?
Cinque pagine di Die Geburt der Tragdie. Che, a proposito, non so cosa voglia dire.
La nascita della tragedia.
Lo immaginavo Morral, con uno stuzzicadenti in bocca perch era dopo pranzo.
Invece di prenderlo come un titolo premonitore, guardai attentamente i cinque fogli per unora
buona. Alla fine, Adri alz la testa ed esclam ma dove diavolo li trova? Per la prima volta Morral
rispose alla domanda: Contatti.
Gi. Contatti...
S. Contatti. Se ci sono gli acquirenti, i manoscritti spuntano come funghi. Soprattutto se
garantisci lautenticit della merce, come facciamo noi.
Chi sono noi?
Le interessa o no?
Quanto?
Tot.
Tot?
Tot.
Accidenti.
Ma il prurito, il bruciore sulle dita e nel cervello.
Nietzsche. Le prime cinque pagine di Die Geburt der Tragdie, che vuol dire la crescita della
tragedia.
La nascita.
S, volevo dire questo.
Dove trova tante prime pagine?
Lintero manoscritto sarebbe inabbordabile.
Vuol dire che qualcuno lo divide in vari pezzi per... Inorridito: E se ne voglio di pi? Se
voglio tutto il libro?.
Prima dovr sentire il prezzo. Ma credo sia meglio iniziare con quello che abbiamo a portata di
mano. Le interessa?
Certo!
Sa gi il prezzo.
Tot meno tot.
No. Tot.
Allora meno tot.
Adesso cominciamo a capirci.
Augh.
Adesso no, accidenti!
Scusi?
No, no, cose mie. Siamo daccordo?
Adri Ardvol pag tot meno tot e si port a casa le prime cinque pagine del nietzsche, nonch
la prepotente necessit di parlare di nuovo con Morral per comprare il manoscritto completo, ammesso
che veramente ce lavessero. Pens allora che fosse il momento di chiedere al signor Sagrera quanti
soldi gli rimanevano per sapere se gli avvisi di Carson e Aquila Nera avevano senso o no. Ma Sagrera
gli avrebbe detto che doveva investire, che era un peccato tenerli nel libretto di risparmio.
Non so che farci.
Compra delle case.
Case?
S. E pittura. Quadri, voglio dire.
Be... io compro manoscritti.
E che sono?
Gli avrebbe mostrato la collezione. Il signor Sagrera li avrebbe esaminati storcendo il naso e,
dopo una profonda riflessione, avrebbe concluso dicendo  molto rischioso.
Perch?
Sono fragili. Possono essere rosicchiati dai topi o da quegli insetti argentati.
Non ho topi. E delle lepisme si occupa Lola Piccola.
Augh.
Che c?
Caterina.
S, grazie.
Insisto: se compri una casa compri una cosa solida che non potr mai deprezzarsi.
Siccome voleva risparmiarsi questa discussione, Adri Ardvol non parl con il signor Sagrera
n di case n di topi. E neanche di soldi spesi in cibo per le lepisme.
Qualche sera dopo piansi di nuovo, ma non fu per amore. O s: fu per amore. Nella cassetta
delle lettere cera la notificazione di un certo Calaf, notaio in Barcellona, un signore che io non
conoscevo, e pensai subito a problemi nella vendita del negozio, problemi inerenti a qualcosa di
famiglia, perch ho sempre diffidato dei notai, sebbene adesso stia facendo il notaio di una vita che mi
appartiene sempre meno. Cosa stavo dicendo: s, il notaio Calaf, un signore sconosciuto che mi fece
aspettare mezzora in una saletta squallida senza darmi alcuna spiegazione. Con un ritardo di trenta
minuti entr nella saletta squallida, non chiese scusa, non mi guard negli occhi, si accarezz una
barbetta bianca e folta e mi chiese di mostrargli la carta didentit. Me la restitu con una smorfia che
interpretai quasi di dispiacere, di delusione.
La signora Maria Dolors Carri ha disposto che lei sia depositario di una parte della sua
eredit.
Io, ereditare da Lola Piccola? Era milionaria e aveva fatto la domestica tutta la vita, per di pi in
una famiglia come la mia? Dio mio.
E cosa si suppone che debba ereditare?
Il notaio mi guard un po di traverso; gli stavo risultando di sicuro molto antipatico: ma nel
mio cuore cera ancora la delusione di Parigi, con quel mi ero rifatta una vita, Adri, e la porta che si
chiudeva, e non me ne importava niente di cosa potesse pensare di me lintero ordine dei notai. Il
notaio si accarezz di nuovo la barbetta, scosse la testa e lesse latto che aveva davanti con una voce
eccessivamente nasale: Un quadro di un certo Modest Urgell, datato milleottocentonovantanove.
Lola Piccola, sei pi testarda di me.
Sbrigate le pratiche e pagata limposta, Adri appese di nuovo il certo urgell, il quadro del
monastero di Santa Maria de Gerri, alla parete che non aveva voluto riempire con nessun altro quadro e
con nessuna libreria. La luce del sole di ponente lo illuminava ancora con una certa tristezza dalla parte
di Trespui. Adri spost una sedia dal tavolo della sala da pranzo e ci si sedette. Rimase a lungo a
guardare il quadro, come se volesse percepire il lento movimento del sole. Quando torn davanti al
monastero di Santa Maria de Gerri, scoppi a piangere.
...
.
...
Capitolo trentatr.
...
.
...
Luniversit, le lezioni, poter leggere tutta la vita scritta... La grande gioia quando scopriva un
libro insospettato nella biblioteca di casa. E non gli pesava la solitudine, perch era sempre occupato. I
due libri che aveva pubblicato erano stati duramente criticati dai pochi lettori che avevano avuto. Sul
secondo era uscito un commento al vetriolo sulle pagine del Correo Cataln che Adri ritagli e
conserv in una cartellina. In fondo era orgoglioso di provocare sentimenti forti. Ma alla fin fine
guardava tutto con indifferenza, perch le vere sofferenze erano altre e anche perch sapeva che stava
solo preparando il terreno. Ogni tanto suonavo il mio amato storioni, soprattutto perch non gli si
spegnesse la voce; e anche per imparare le storie che avevano lasciato cicatrici sulla sua pelle. In certi
momenti ripresi persino gli esercizi meccanici della Trullols e la rimpiansi un pochino. Che fine hanno
fatto, tutto e tutti? Che fine ha fatto la Trullols...
 morta gli disse un giorno Bernat, adesso che ogni tanto si rivedevano. E tu ti dovresti
sposare aggiunse, come se fosse il nonno Ardvol che stabiliva matrimoni a Tona.
 morta da tanto?
Non ti fa bene stare da solo.
Sto benissimo da solo. Passo le mie giornate a leggere e a studiare. A suonare il violino e il
pianoforte. Ogni tanto mi compro un capriccio da Mrria, formaggio, foie o vino. Cosa voglio di pi?
Della vita si occupa Lola Piccola.
Caterina.
Caterina, s.
Straordinario.
 quello che volevo fare.
E scopare?
Il problema non era scopare. Era il cuore. Perci si era perdutamente, pazzamente innamorato di
ventitr studentesse e due colleghe, ma non aveva fatto progressi perch... be, tranne Laura che,
insomma, che...
Di cosa  morta la Trullols?
Bernat si alz e indic la vetrina. Adri sollev la mano, come a dire fai tu. E Bernat suon una
czarda diabolica che fece ballare persino i manoscritti e poi un valzerino dolce, un po melenso, ma
molto ben interpretato.
Suona meravigliosamente bene disse ammirato Adri. E prendendo il Vial, un po geloso:
Chiedimelo quando fai un concerto di musica da camera.
Oh, oh, che responsabilit.
Allora? Cosa cera di cos urgente?
Bernat voleva farmi leggere un racconto che aveva scritto e io fiutai che avremmo avuto di
nuovo problemi.
Scrivo in continuazione, anche se mi dici di lasciar perdere.
Benissimo.
Ma ho paura che tu abbia ragione.
Su cosa?
Nel dire che quello che scrivo non ha anima.
Perch non ce lha?
Se lo sapessi...
Forse perch non  il tuo mezzo di espressione.
Allora Bernat mi prese il violino e suon il Caprice basque di Sarasate, con sei o sette errori
eclatanti. E quando fin disse vedi? il violino non  il mio mezzo despressione.
Hai sbagliato apposta. Ti conosco, furbo.
Io non potrei mai essere solista.
Non hai bisogno di esserlo. Sei musicista, suoni il violino, ti ci guadagni da vivere. Cazzo, che
altro vuoi?
Mi ci voglio guadagnare la stima e lammirazione, non da vivere. E suonando come assistente
del primo violino non lascer un ricordo perenne.
Lorchestra lascia il ricordo perenne.
Voglio essere solista.
Non puoi! Lhai appena detto tu.
Per questo voglio scrivere: lo scrittore  sempre un solista.
Non credo che questa sia la ragione fondamentale per fare letteratura.
 la mia ragione.
Quindi dovetti tenermi il racconto, che non era uno, ma una collezione di racconti. Li lessi e
qualche giorno dopo gli dissi forse il migliore  il terzo, quello del venditore ambulante.
E basta?
Be, s.
Non ci hai trovato anima n niente di niente?
N anima n niente di niente. Lo sapevi gi.
In realt tu sei avvelenato perch ti stroncano quello che scrivi. E dire che a me piace, eh?
Dopo quella dichiarazione di principi, per molto tempo Bernat non importun pi Adri con i
suoi scritti. Aveva pubblicato tre libri di racconti che non avevano scosso il mondo letterario catalano e
probabilmente neanche un lettore. E invece di dedicarsi a essere felice con lorchestra, cercava il modo
di affliggersi un po. E io qui a dare lezioni su come raggiungere la felicit. Come fossi uno specialista
sullargomento. Come se la felicit fosse una materia obbligatoria.
La lezione era andata normale, tendente a bene. Avevo parlato della musica che si faceva ai
tempi di Leibniz. Li avevo trasportati nellHannover di Leibniz e gli avevo fatto ascoltare musica di
Buxtehude, precisamente le variazioni per clavicembalo sullaria La Capricciosa (BuxWV 250); poi gli
avevo chiesto di pensare se questa musica gli ricordava unopera posteriore (di non molto, eh?) di un
musicista pi famoso. Silenzio. Adri si alz, riavvolse il nastro e fece ascoltare un altro minuto del
clavicembalo di Trevor Pinnock.
Sapete a che opera mi riferisco? Silenzio. No? disse.
Qualche studente guardava fuori dalla finestra. Altri fissavano lo sguardo sul foglio degli
appunti. Una ragazza faceva di no con la testa. Per aiutarli, parl della Lubecca dellepoca e, di nuovo,
disse no? Allora abbass scandalosamente il livello della domanda e disse va bene: non ditemi lopera
ma lautore. A quel punto, uno studente che non avevo mai visto, seduto in una delle file del mezzo,
senza alzare il braccio disse Johann Sebastian Bach? cos, con il punto interrogativo, e Adri disse
bravo! E lopera ha una struttura simile. Un tema, quello che vi ho fatto risentire, che ricorda uno
sviluppo di una variazione... Sapete che vi dico? Per la lezione di mercoled cercate di sapere di che
opera sto parlando. E ascoltatela un paio di volte.
E se non indoviniamo qual ? La ragazza che prima diceva di no.
 la numero 988 del suo catalogo. Contenti? Volete altri aiuti?
Malgrado i compromessi a cui dovevo venire, in quel periodo mi sarebbe piaciuto che le lezioni
durassero cinque ore. Mi sarebbe piaciuto anche che gli studenti fossero sempre vivamente interessati a
tutto e che mi ponessero domande tali da costringermi a chiedere del tempo per portare la risposta alla
lezione successiva. Ma Adri doveva accontentarsi di quello che aveva. Gli studenti stavano scendendo
lungo la gradinata fino alla porta. Tutti meno quello che aveva indovinato la risposta, che era ancora
seduto al suo banco. Mentre smontava il mangianastri, Adri gli disse la tua faccia mi  nuova, non
credo di averti gi visto. Poich laltro non rispondeva, alz la testa e si accorse che sorrideva in
silenzio.
Come ti chiami?
Non sono un tuo studente.
E che ci fai qui?
Ti ascolto. Non mi riconosci?
Si alz e scese, senza cartella n appunti, fino alla cattedra del professore. Adri aveva gi
rimesso tutti i fogli nella cartella e ci infil anche il mangianastri.
No. Ti dovrei riconoscere?
Be... Tecnicamente, sei mio zio.
Io, tuo zio?
Tito Carbonell disse, porgendogli la mano. Ci siamo visti a Roma, a casa di mia madre,
quando le hai venduto il negozio.
Adesso lo ricordava: un adolescente silenzioso con le sopracciglia folte che curiosava dietro le
porte; era diventato un bel giovanotto dai gesti sicuri.
Adri chiese come sta tua madre, lui disse bene, ti saluta, e la conversazione presto langu. Poi,
la domanda: Perch sei venuto a questa lezione?.
Ti volevo conoscere meglio prima di farti la proposta.
Che proposta?
Tito si assicur che nellaula non ci fosse nessun altro e disse ti voglio comprare lo storioni.
Adri lo guard sorpreso. Ci mise un po a reagire.
Non  in vendita disse alla fine.
Se ascolti lofferta lo metterai in vendita.
Non lo voglio vendere. Non ascolto offerte.
Un milione di pesetas.
Ti ho detto che non  in vendita.
Un milione di pesetas sono molti soldi.
Neanche se mi dicessi il doppio. Avvicin la faccia alla sua: Non--in-ven-di-ta. Si
raddrizz: Hai capito?.
Perfettamente. Due milioni di pesetas.
Tu ascolti quando gli altri ti parlano?
Con due milioni di pesetas puoi fare una vita da nababbo, senza dover tenere lezioni a gente
che non ha la pi pallida idea di cosa sia la musica.
Hai detto che ti chiami Tito?
S.
Tito: no.
Prese la cartella e fece per uscire. Tito Carbonell non si mosse. Forse Adri si aspettava che
laltro gli impedisse di uscire. Vedendo che aveva la strada libera, si gir.
Perch ti interessa tanto?
Per il negozio.
M-mmm. E perch non mi fa lofferta tua madre?
Lei non sta appresso a queste cose.
Ah. Quindi lei non ne sa nulla.
Se vuoi dirla cos, professor Ardvol.
Quanti anni hai?
Ventisei ment, sebbene lo sia venuto a sapere solo molto tempo dopo.
E ordisci macchinazioni a scapito del negozio?
Duemilionicentomila pesetas,  lultima offerta.
Tua madre dovrebbe essere informata di questo.
Due milioni e mezzo.
Tu non ascolti quando gli altri ti parlano, vero?
Mi piacerebbe sapere perch non lo vuoi vendere...
Adri apr la bocca e la richiuse. Non sapeva cosa rispondere. Non sapeva perch non voleva
vendere il Vial, quel violino cos vicino alle disgrazie ma che mi ero abituato a suonare ogni giorno pi
ore. Forse per quello che sul violino mi aveva raccontato mio padre; forse per le storie che, toccando
quel legno, potevo immaginare... A volte, Sara, passando solo un dito sulla pelle del violino, mi ritrovo
allepoca in cui quel legno cresceva su un albero senza neanche sospettare che un giorno avrebbe preso
una forma che lo avrebbe trasformato in un violino, in uno storioni, nel Vial. Non lo dico come scusa,
ma il Vial era una specie di belvedere sullimmaginazione. Se Sara fosse qui, se la vedessi ogni
giorno... forse sarebbe tutto diverso... certo che... magari lavessi venduto allora a Tito, anche per
cento pesetas. Questo per non lo potevo ancora immaginare.
Eh? fece paziente Tito Carbonell. Perch non lo vuoi vendere?
Direi che la cosa non ti riguarda.
Uscii dallaula con una sensazione di freddo alla nuca, come se mi aspettassi da un momento
allaltro lo sparo a tradimento. Tito Carbonell non mi spar alle spalle e io mi illusi di essere sopravvissuto.
...
.
...
Capitolo trentaquattro.
...
.
...
Erano trascorsi un paio di millenni dalla Creazione del Mondo secondo il Sistema Decimale, da
quando aveva distribuito tutti i libri per casa, ma non aveva ancora messo seriamente le mani nello
studio del padre. Adri aveva destinato il terzo cassetto del tavolo dei manoscritti per infilarci, chiusa in
diverse buste, lenorme quantit di documenti inclassificabili di suo padre, che non avevano a che fare
con il negozio e che non trovavano posto nel registro dentrata, perch il signor Ardvol teneva un
registro dentrata di tutti i documenti di valore che comprava a titolo personale, che era un modo per
cominciare a godersi loggetto inseguito per giorni o magari per anni. Nella biblioteca era tutto in
ordine. Quasi tutto. Solo i documenti inclassificabili non erano classificati; per stavano tutti insieme.
Adri li aveva relegati nel terzo cassetto con la promessa sincera di dargli unocchiata non appena
avesse un momento. Pass qualche anno prima che Adri trovasse il momento.
Tra le varie carte del terzo cassetto cera la corrispondenza. Era strano che un uomo meticoloso
come suo padre avesse considerato la corrispondenza materiale inclassificabile e che non avesse
lasciato una copia delle lettere da lui scritte; aveva voluto conservare solo le lettere che riceveva. Erano
un paio di cartelline vecchie piene da scoppiare. Cerano risposte di un certo Morlin a domande
immagino professionali di mio padre. Cerano anche cinque lettere molto strane, scritte in un latino
impeccabile, piene di allusioni difficili da capire, di un sacerdote di nome Gradnik. Era di Lubiana. Nei
suoi scritti insisteva sullinsopportabile crisi di fede che da anni lo attanagliava. Stando a quello che
diceva, era stato condiscepolo di mio padre alla Gregoriana e in quelle lettere gli chiedeva
urgentemente un parere su questioni teologiche. Lultima lettera aveva un altro tono. Era datata a
Jesenice nellautunno del 1941 e cominciava con queste parole:  molto probabile che questa lettera
non ti arrivi, ma non posso fare a meno di scriverti; sei lunico che mi ha sempre risposto, anche
quando ero molto solo a fare il parroco e il becchino sulle nevi e il ghiaccio di un paesino vicino a
Kamnik il cui nome ho cercato di dimenticare per sempre. Questa potrebbe essere la mia ultima lettera,
 probabile che io muoia da un momento allaltro. Un anno fa ho abbandonato labito. Non c di
mezzo una donna. Il motivo si riduce alla mia perdita di fede. Lho persa nel tempo, goccia a goccia,
senza essere capace di trattenerla. Sono io il responsabile: confiteor. Dallultima volta che ti ho scritto,
e dopo aver letto le tue parole di incoraggiamento che mi hanno aiutato molto, posso parlarne in modo
abbastanza obiettivo. Con il passare del tempo mi sono pian piano reso conto che quello che facevo non
aveva alcun senso. Tu hai dovuto scegliere tra un amore irresistibile e la vita votata al sacerdozio. Io
non ho incontrato sulla mia strada nessuna donna che mi abbia fatto perdere la testa. Tutti i miei
problemi sono mentali.  passato un anno dalla grande decisione. Oggi che tutta lEuropa  in guerra,
constato di avere avuto ragione. Nulla ha un senso, Dio non esiste e gli uomini devono difendersi come
possono dalla rovina causata dal tempo. Guarda, amico mio diletto: sono cos sicuro del passo che ho
fatto che poche settimane fa lho completato: mi sono arruolato nellesercito del popolo. In sintesi,
potrei dire che ho scambiato labito con il fucile. Sono pi utile cercando di salvare la mia gente dal
Male. I dubbi sono svaniti, amico Ardvol. Anni fa parlavo del Male, del Maligno, del Diavolo... ero
incapace di capire la natura del Male e cercavo di fare disquisizioni sul male da colpa, il male da pena,
il male metafisico, il male fisico, il male assoluto e il male relativo e, soprattutto, sulla causa efficiente
del male. E dopo tanti studi, dopo tante riflessioni, mi ritrovavo ad ascoltare in confessione le beghine
della mia parrocchia che si confessavano dellorribile delitto di non aver osservato in modo molto
rigoroso il digiuno dalla mezzanotte prima di fare la comunione. Dio mio, una voce dentro di me
diceva non  possibile, Drago, non  possibile: stai perdendo la ragion dessere della tua vita, ammesso
che tu voglia continuare a essere utile allumanit. Me ne sono reso conto fino in fondo quando una
madre mi ha chiesto perch, padre, Dio permette che la mia bambina muoia con tanti dolori; perch
non interviene per fermare tutto questo male. Io non avevo una risposta e mi sono ritrovato a farle una
predica sulla causa efficiente del Male, finch a un certo punto, vergognandomi, mi sono zittito, le ho
chiesto scusa e le ho detto che non lo sapevo. Le ho detto non lo so, Andreja, perdonami, ma non lo so.
Forse ti far sorridere, caro Flix Ardvol, tu che mi scrivi lettere lunghissime difendendo il cinismo
egoista in cui hai trasformato la tua vita, stando a quanto dici. I dubbi mi soffocavano perch mi sentivo
indifeso davanti alle lacrime; ma adesso non pi. Adesso so dov il Male. Anche il Male assoluto. Si
chiama Himmler. Si chiama Hitler. Si chiama Paveli?. Si chiama Luburi? e la sua macabra invenzione
di Jasenovac. Si chiama Schutzstaffel e Abwehr. La guerra mette in evidenza la parte pi bestiale della
natura umana. Ma il Male esiste prima della guerra e non dipende da un ente astratto ma dalle persone.
Per questo il mio inseparabile compagno da qualche settimana  un fucile con il mirino telescopico,
perch il comandante ha deciso che sono un buon tiratore. Presto entreremo in combattimento. Allora
recider il Male colpo su colpo, non mi disturba pensarlo. Finch nelle coordinate del mio punto di
mira avr un nazista, un ustascia o semplicemente, che Dio mi perdoni, un soldato nemico. Il Male si
serve della Paura e della Crudelt assoluta. I nostri comandanti ci raccontano cose raccapriccianti sul
nemico, immagino che lo facciano per assicurarsi che la rabbia ci monti dentro; e tutti noi abbiamo
voglia di trovarcelo davanti. Un giorno uccider un uomo e spero di non provare alcuna pena. Mi sono
unito a un gruppo composto da molti serbi che vivono in paesi croati ma che sono dovuti fuggire per
paura degli ustascia; poi ci sono quattro sloveni, me compreso, e qualche croato dei tanti che credono
nella libert. Pur non avendo io alcun grado militare, qualcuno mi chiama sergente, perch mi si
individua subito: sono ancora alto e grosso, s. E gli sloveni mi chiamano padre perch un giorno mi
sono ubriacato e devo aver raccontato troppe cose; me lo sono meritato. Sono pronto a uccidere prima
che mi uccidano. Non ho alcun rimorso, non mi pento di quello che sto facendo.  probabile che muoia
in qualche scontro, adesso che dicono che lesercito tedesco avanza verso sud. Sappiamo tutti che ogni
operazione militare deve lasciare una scia di morti, anche tra di noi. Qui in guerra evitiamo di stringere
amicizie: tutti siamo uno perch tutti dipendiamo da tutti, e piango la morte di colui che ieri faceva
colazione al mio fianco ma a cui non ho avuto tempo di chiedere come si chiamava. Va bene, mi tolgo
la maschera: lidea di uccidere qualcuno mi provoca il panico. Non so se ne sar capace. Ma il Male
sono persone concrete. Spero di trovare il coraggio e di essere in grado di premere il grilletto senza che
mi tremi troppo il cuore.
Ti scrivo da un paese sloveno che si chiama Jesenice. Mi far timbrare la lettera come se non
fossimo in guerra. E la porter con me sul nostro camion, che oggi  pieno di sacchi postali, perch fin
quando non inizia il vero conflitto non ci vogliono tenere con le mani in mano e ci ordinano di fare
qualcosa di utile. Ma questa lettera laffider a Jan?ar, che  lunica persona in grado di fartela avere.
Che il Dio a cui non credo possa aiutarlo. Ti prego di rispondermi al solito ufficio postale di Maribor.
Se non mi uccidono, aspetter impaziente la tua risposta. Mi sento cos solo, caro Flix Ardvol. La
morte fa freddo e io ho sempre pi spesso i brividi. Il tuo amico Drago Gradnik, ex sacerdote, ex
teologo, che ha rinunciato a una brillante carriera nella curia diocesana di Lubiana e forse a Roma. Il
tuo amico che adesso  tiratore scelto dei partigiani, impaziente di recidere il Male alla radice.
Cerano anche le risposte di sette, otto o dieci antiquari, collezionisti e rigattieri di tutta Europa
a specifiche domande di mio padre. E un paio di lettere del dottor Wuang di Shanghai che, in un
inglese stentato, assicurava che quel felice manoscritto (senza ulteriori dati) non era mai stato nelle sue
mani e gli augurava una lunga vita felice e prosperit negli affari e ricchezza felice e crescente nei suoi
rapporti personali, della famiglia e del cuore. Sentii che il dottor Wuang in un certo senso parlava
anche di me. E tanti altri documenti di ogni tipo.
Un noioso pomeriggio di pioggia, avendo gi finito di correggere gli esami e non avendo voglia
di pensare alla filosofia del linguaggio, decisi di annoiarmi in casa senza leggere, semplicemente
trastullandomi. Lofferta teatrale, quasi inesistente, quella musicale non mi attirava; ed erano passati
cos tanti anni dallultima volta che avevo messo piede in un cinema, che non avevo voglia di
constatare se i film erano ancora a colori. Sbadigliai e pensai che fosse un buon momento per mettere
definitivamente in ordine quelle carte di mio padre. Preparai quindi la Tetralogia sul giradischi e mi
misi al lavoro. Il primo documento che mi capit tra le mani fu una delle lettere di Morlin, che viveva a
Roma e sembrava un prete, cosa che io non sapevo ancora. Fu allora che mi venne voglia di far luce su
alcuni momenti della vita di mio padre. Non per niente, non pensando che cos avrei fatto luce sui
momenti della sua morte, ma perch ogni volta che prendevo in mano le sue carte personali trovavo
qualche piccola sorpresa che mi riguardava. Forse per questo ti sto scrivendo instancabilmente da cos
tante settimane, come non ho mai fatto in vita mia. Come si vede che la bestia che mi insegue sta per
raggiungermi. Forse per questo scrivo scampoli di ricordi che, se arriva il momento, far molta fatica a
ordinare in modo presentabile. Mi decisi dunque ad andare avanti con la selezione. Per un paio dore,
ancora allintroduzione (eravamo al momento in cui gli infuriati Wotan e Loge rubano lanello e il
nibelungo proferisce la terribile maledizione delle disgrazie che cadranno su coloro che si metteranno il
gioiello al dito), ordinai la corrispondenza e alcuni disegni di oggetti vari, fatti, immagino, da mio
padre. E unora e mezza dopo, quando Brnnhilde disobbedisce a Wotan e aiuta la povera Sieglinde a
fuggire, mi ritrovai in mano il foglio del testo in ebraico, due pagine ingiallite della dimensione di un
foglio protocollo, adesso gi in disuso, scritte a inchiostro con tratti che riconoscevo essere di mio
padre. Mi aspettavo di trovarci qualcuna delle mille cose che lo avevano sempre incuriosito, ma quando
iniziai a leggerlo pensai che il mio ebraico, un po arrugginito, non mi avrebbe permesso di fare una
lettura comoda del testo. Dopo cinque minuti infruttuosi, avendo consultato inutilmente varie volte i
dizionari, arriv la sorpresa. Non era un testo in ebraico bens in aramaico, ma mimetizzato, nascosto
sotto le sembianze dellalfabeto ebraico. Mi faceva uno strano effetto leggerlo, perch per laramaico
sono pi abituato allalfabeto siriaco. Ma alla fine si tratt solo di concentrarsi. Nel giro di un minuto
mi resi conto di due cose: la prima, che la professoressa Gombreny aveva fatto un buon lavoro, perch
mi difendo bene in aramaico; la seconda, che non era una copia di un testo antico, ma una lettera che
mio padre indirizzava a me. A me! Mio padre, che in vita mi si era rivolto direttamente forse una
cinquantina di volte, e quasi sempre per dirmi che diavolo sono queste grida, aveva scritto un testo
dedicato al suo figlio ignorato. E potei constatare che mio padre si difendeva molto meglio di me in
aramaico. Quando ebbi finito di leggere la lettera mi ritrovai nel momento in cui Siegfried, lintrepido
figlio di Sieglinde, con la crudelt tipica degli eroi uccide il nibelungo Mime, che laveva allevato, per
evitare di essere da lui tradito. Il bosco degli eroi, il testo in aramaico, tutto chiamava il sangue. Ero
circondato da sangue. Adri, concentrato sul testo, senza vederlo, pensando alle cose terribili che aveva
letto, per una buona mezzora lasci che il disco girasse a vuoto sul piatto. Come se i personaggi
ripetessero i movimenti in modo infinito, accompagnati solo dal leggero crepitio della puntina. Era
colpito, come Siegfried, dalla rivelazione. Perch la lettera diceva caro figlio mio, Adri. Ti scrivo
questo segreto con la vaga speranza che un giorno, tra molti anni, tu possa sapere cosa sia successo. 
molto probabile che questa lettera vada persa per sempre tra le carte che pian piano si consumeranno
divorate dalle voraci lepisme argentate che accompagnano sempre i possessori di biblioteche con libri
vecchi. Se leggi quello che ti scrivo  perch hai conservato le mie carte, hai fatto ci a cui ti ho
destinato e hai imparato lebraico e laramaico. E se hai imparato lebraico e laramaico, figlio, sei il
tipo di studioso che avevo immaginato che saresti stato. E lavr avuta vinta su tua madre, che ti vuole
far diventare un violinista decadente (in realt, in aramaico diceva decadente suonatore di ribeca, ma si
intuiva comunque la natura astiosa di mio padre). Voglio che tu sappia che se leggi queste righe 
perch io non sar potuto tornare a casa per distruggerle. Non so se ufficialmente figurer che ho avuto
un incidente, ma voglio che tu sappia che sono morto assassinato e che il mio assassino si chiama
Aribert Voigt, un ex medico nazista che si  macchiato di molte brutalit che ti risparmio e che ha
voluto recuperare il violino storioni che un giorno gli ho preso in modo riprovevole. Mi allontano da
casa, quindi, perch la sua ira non cada su di voi, come luccello che, facendo finta di essere ferito,
porta il predatore lontano dai suoi piccoli. Non cercare lassassino. Quando leggerai questa mia lettera,
sar sicuramente gi morto da tempo. Non cercare neanche il violino; non ne vale la pena. E non
cercare quello che io ho trovato in molti degli oggetti che ho collezionato: la soddisfazione per il
possesso della rarit. Non la cercare, perch finisce per consumare lindividuo e crea unansia senza
limiti che ti fa fare cose che poi vorresti non avere mai fatto. Se tua madre  ancora viva, risparmiale la
storia che ti ho raccontato. Addio. E sotto, una specie di post scriptum che mi ha portato verso
linfelicit. Un post scriptum che diceva Aribert Voigt  la persona che mi ha ammazzato. Ho strappato
il Vial dalle sue grinfie macchiate di sangue. So che lo hanno liberato e che, fatalmente, verr a
cercarmi. Voigt  il male. Anche io sono il male, ma Voigt  il Male assoluto. Se muoio di morte
violenta, non credere a chi ti parler di un incidente. Voigt. Non voglio che ti vendichi, figlio mio. Non
potrai farlo,  ovvio; perch quando leggerai queste righe, ammesso che tu le legga, Voigt da tanti anni
star marcendo allinferno. Se mi hanno ucciso, vuol dire che il Vial, il nostro storioni, sar sparito da
casa. Se per qualche motivo si arriva a parlare pubblicamente di Voigt o del nostro violino, sappi che
ho fatto fare delle ricerche per scoprire a chi apparteneva lo strumento prima che Voigt lo confiscasse:
una donna belga, Netje de Boeck, era la sua proprietaria. Mi auguro di cuore che Voigt faccia una
brutta fine e che qualcuno, non so chi, non lo lasci dormire tranquillo fino alla morte. Ma non voglio
che sia tu, perch non voglio implicarti nei miei affari. Eccome se mi hai implicato, pap, pens Adri,
mi hai contagiato con il male di famiglia, il bruciore sulle dita quando desidero un oggetto. E il testo in
aramaico finiva con un laconico addio, figlio. Probabilmente, le ultime parole che ha scritto. E neanche
una parola per dirgli figlio mio, ti voglio bene. Effettivamente, forse non gli voleva bene.
Il giradischi girava in silenzio, accompagnando la perplessit di Adri, il quale era un po
sorpreso che non lavesse molto sorpreso quella conferma del padre sul proprio profilo morale. Pass
parecchio tempo prima che cominciasse a farsi qualche domanda, ad esempio perch non voleva che si
sapesse che laveva ammazzato un nazista. Non voleva che si scoprissero altre storie? Purtroppo, temo
che fosse questo il motivo. Sai come mi sentivo, Sara? Come uno stupido. Io, che avevo sempre
pensato di aver condotto la mia vita opponendomi a tutti, alla fine avevo fatto quello che il mio
autoritario padre aveva disposto per me dallinizio dei tempi. Per accompagnare quello strano
sentimento, misi il prologo del Gtterdmmerung, e le tre Norne, figlie di Erda, si riunirono sulla rocca
di Brnnhilde e cominciarono a tessere il filo del destino, come mio padre aveva fatto pazientemente
con il mio, senza chiedermi il parere e senza chiederlo nemmeno a mia madre. Ma un filo del destino
che mio padre disponeva per dopo la sua morte si era spezzato in modo inatteso e confermava i miei
timori pi profondi: mi rendeva colpevole della sua morte atroce.
Ehi, ehi! Mi avevi detto tre giorni! Non avevo mai sentito Bernat cos indignato. Ce lho
appena da tre ore!
Mi dispiace, ti giuro, scusami. Adesso. Me lo devi dare adesso o mi ammazzano, te lo giuro.
Non stai ai patti. Io ti ho insegnato il vibrato.
Il vibrato viene da solo, non si impara risposi disperato. A dodici anni non ero molto bravo a
trovare argomenti. E continuai, molto agitato: Ci scopriranno e mio padre mi mander in galera. E ci
mander anche te. Ti spiegher tutto, te lo giuro.
Riattaccarono contemporaneamente. Dovette dare delle spiegazioni a Lola Piccola o a sua
madre sul fatto che Bernat ha i miei stessi compiti di violino.
Non scendere dal marciapiede.
No, certo disse offeso.
Si incontrarono davanti alla pasticceria dei Sol. Aprirono le custodie e fecero lo scambio, per
terra, allangolo tra Valncia e Llria, estranei al fragore del tram che saliva con grande sforzo su carrer
de Llria. Bernat gli ridiede lo storioni e lui gli restitu il violino di Madame dAngoulme e gli
raccont che suo padre era entrato di colpo nello studio, lasciando la porta aperta. E da fuori, Adri
aveva visto con terrore il padre che apriva la cassaforte, prendeva la custodia e chiudeva la cassaforte
senza controllare che il violino contenuto nella custodia fosse quello che doveva essere, e io, ti giuro,
non sapevo cosa fare, perch se gli dicevo che ce lavevi tu, mi buttava gi dal balcone e non so che
altro sarebbe successo, ma...
Bernat lo guard freddamente: Ti sei inventato tutto.
No, davvero! Io nella custodia avevo messo il mio violino da studio perch, se la apriva, non
potesse sospettare nulla...
Ma io non me la bevo.
Te lo giuro! Adri, disperato.
Sei un cacasotto che non sa stare ai patti.
Io non sapevo che dire. Guardai impotente il mio amico infuriato, che era gi una spanna pi
alto di me. Mi sembr una specie di gigante vendicatore. Ma mi faceva pi paura mio padre. Il gigante
apr di nuovo la bocca: E non credi che quando torner e aprir la cassaforte trovandoci lo storioni
comincer a fare qualche domanda?.
E che vuoi che faccia? Eh?
Scappiamo. In America.
Qui mi piacque, Bernat, per la sua improvvisa solidariet. Fuggire insieme in America, magari!
Non fuggimmo in America, e Adri non ebbe tempo di chiedergli ehi, Bernat, come si suona con lo
storioni, si nota la differenza, vale la pena suonare con un violino antico? N pot sapere se i suoi
genitori avevano notato qualcosa o... Disse solo mi ammazzer, ti assicuro, mi ammazzer, ridammelo.
Bernat se ne and in silenzio, dimostrando con una smorfia di non credere fino in fondo a quella strana
storia che proprio in quel momento cominciava a complicarsi.
Il giorno del Signore verr come un ladro di notte. Sei uno cinque quattro due otto. Adri mise
lo storioni nella cassaforte, la chiuse, cancell le tracce del suo passaggio furtivo e abbandon lo
studio. In camera sua, Carson e Aquila Nera facevano finta di niente e guardavano da unaltra parte,
vinti probabilmente dalla situazione. Lui, con una custodia vuota e, per farla ancora pi difficile, Lola
Piccola che si affacci due volte a dire tua madre chiede se oggi non hai intenzione di studiare. E lui la
seconda volta disse mi fa male un callo sul dito... vedi?, impossibile suonare.
Vediamo questo dito fece mia madre entrando a sorpresa nel momento in cui stavo finendo di
attaccare tre figurine che avevo comprato la domenica al mercato di Sant Antoni.
Non vedo niente disse la crudele.*
Ma il male lo sento io.
Mia madre pos lo sguardo da una parte e dallaltra della stanza, come se facesse fatica a
pensare che non la stessi prendendo in giro, e usc in silenzio. Per fortuna non aveva aperto la custodia.
Adesso dovevo solo aspettare linfuriata cosmica di mio padre.
Mea culpa.  morto per colpa mia. Anche se sarebbe comunque morto per mano di quel Voigt.
Il taxi laveva lasciato solo al chilometro tre ed era tornato indietro, verso Barcellona. A quellora,
dinverno, la luce cominciava ad affievolirsi presto. Solo sulla strada. Tranello, imboscata. Ma non lo
vedevi, pap? Forse pensavi che fosse soltanto uno scherzo di cattivo gusto. Flix Ardvol contempl
Barcellona ai suoi piedi per lultima volta. Il rumore di un motore. Una macchina scendeva dal
Tibidabo con i fari accesi. Si ferm davanti a lui; dalla macchina scese il signor* Falegnami, pi
magro, pi calvo, con lo stesso naso grosso e gli occhi lucidi. Lo accompagnavano due uomini
muscolosi e lautista, che scesero dietro a lui. Tutti con la faccia da duri. Falegnami gli chiese il violino
con un gesto secco. Ardvol glielo consegn e laltro entr in macchina per aprire la custodia. Usc dal
veicolo con il violino in mano: Mi prendi per imbecille?.
Che c adesso? Immagino mio padre pi irritato che spaventato.
Dov lo storioni?
Eccolo, cazzo!
Voigt, in risposta, sollev il violino e lo fece a pezzi sbattendolo contro una roccia sul bordo
della strada.
Ma che fa!? mio padre, allarmato.
Voigt gli mise il violino sfondato davanti agli occhi. La tavola armonica era andata in frantumi,
si vedeva la firma dello strumento: Casa Parramon di carrer del Carme. Mio padre non ci capiva niente.
 impossibile! Lho preso dalla cassaforte con le mie mani!
Allora te lo devono aver rubato da tempo, imbecille!
Voglio immaginarmi che al momento di dirgli be, se  cos, caro signor* Falegnami, non ho
idea di chi possa avere questo meraviglioso strumento, gli sia scappato un sorriso.
Voigt mosse un sopracciglio e uno degli uomini gli diede un pugno nello stomaco: mio padre si
pieg, senza respiro.
Cerca di ricordartelo, Ardvol.
E poich mio padre non poteva sapere che in quel momento il Vial era nelle mani di Bernat
Plensa i Punsoda, studente preferito della maestra Trullols al Conservatorio Municipale di Musica di
Barcellona, non pot ricordarselo. Ma ripet giuro che non lo so.
Voigt estrasse dalla tasca la pistola femminile da salotto che faceva cos bella figura.
Credo che ci divertiremo disse. Poi, indicando la pistola: Te la ricordi?.
Certo. E lei rimane senza violino.
Un altro pugno nello stomaco, ma ne era valsa la pena. Di nuovo piegato in due. Di nuovo
senza respiro, la bocca e gli occhi spalancati. E poi, che ne so. Il crepuscolo precoce dellinverno aveva
lasciato spazio alla notte e allimpunit, fu allora che finirono di distruggere mio padre come non so
neanche immaginare.
Augh.
Accidenti, dove vi eravate cacciati?
Se tuo padre gli avesse consegnato il Vial, lavrebbero ammazzato lo stesso.
Aquila Nera ha ragione aggiunse Carson. Ormai era un uomo morto, mi si passi
lespressione. Lanci uno sputo secco. E lo sapeva gi quando  uscito di casa.
Perch non ha guardato il violino?
Era troppo preoccupato per accorgersi che non si stava portando via il Vial.
Grazie, amici. Ma non credo mi sia di conforto.
Voigt tortur mio padre, rispettando il giuramento da cavaliere, proferito a Damasco davanti a
Morlin, di non torcergli neanche un capello, perch mio padre era gi calvo come un uovo. Non pu
essere andata altrimenti. Come Brnnhilde aveva inavvertitamente mandato Siegfried alla morte,
rivelando il suo punto debole ai nemici, cos io, sostituendo il violino, avevo fatto morire mio padre che
non mi voleva bene. Per preservare la memoria di un arrogante come Siegfried Ardvol, a cui non
aveva potuto voler bene, Brnnhilde giur che quel violino sarebbe rimasto per sempre a casa. Lo giur
per preservarne la memoria, s. Ma oggi devo riconoscere di averlo giurato anche a causa del bruciore
che sentivo sulle dita al solo pensiero che potesse allontanarsi da me. Aribert Voigt. Siegfried.
Brnnhilde. Dio mio. Confiteor.
...
.
...
Capitolo trentacinque.
...
.
...
Rsrsrsrsrsrsrsrs.
Adri era in bagno a leggere Le forme del contenuto e sent perfettamente il rsrsrsrsrsrsrsrs. Il
garzone di Mrria, sempre cos opportuno, pens. Ci mise abbastanza ad andare ad aprire da sentire di
nuovo rsrsrsrsrsrsrsrs e disse a se stesso che doveva far cambiare il campanello con qualcosa di pi
moderno. Magari un ding dong che sarebbe sempre stato pi allegro.
Rsrsrsrsrsrsrsrsrsrs.
Arrivo, maledizione bofonchi.
Con Eco sottobraccio apr la porta e si trov davanti te, amore mio, in piedi sul pianerottolo,
seria, con una borsa da viaggio piuttosto piccola; mi guardavi con i tuoi occhi scuri e per un lungo
minuto siamo rimasti entrambi l impalati, lei sul pianerottolo, lui dentro casa, con la mano sulla porta,
digerendo la sorpresa. E alla fine di quellinterminabile minuto gli venne solo da dire cosa vuoi, Sara.
Ancora non mi capacito: mi venne solo da dirti cosa vuoi, Sara.
Posso entrare?
Puoi entrare nella mia vita, puoi fare quello che vuoi, Sara, amore.
Ma lei si limit a entrare in casa. E lasci la borsa per terra. Stavamo per ripetere un altro
minuto faccia a faccia, in piedi, adesso nellingresso. A quel punto Sara disse prenderei molto
volentieri un caff. Mi accorsi solo allora che aveva una rosa gialla in mano.
Goethe insegna. I personaggi che in et matura cercano di realizzare il desiderio della giovent
sono destinati alla sventura. Per i personaggi che non hanno saputo o non hanno potuto conoscere la
felicit al momento giusto, per quanto essi si sforzino, sar sempre troppo tardi. Nellamore ritrovato in
et matura vive al massimo una dolce ripetizione dei momenti felici. Eduard e Ottilie entrarono nella
sala da pranzo a bere il caff. Lei pos la rosa sul tavolo, cos, elegantemente abbandonata.
 buono questo caff.
S.  di Mrria.
Esiste ancora Mrria?
Certo.
A cosa pensi?
Non voglio... A dir la verit, Sara, non sapevo che dire. Per questo andai subito al sodo:
Vieni per rimanere?.
Il personaggio Sara che veniva da Parigi non  lo stesso personaggio che aveva ventanni a
Barcellona, perch le persone vivono delle metamorfosi. E i personaggi anche. Me lha spiegato
Goethe, ma Adri era Eduard e Sara era Ottilie. Il tempo era trascorso per loro; anche per colpa dei
genitori. Lattractio electiva duplex funziona quando funziona.
Devo mettere una condizione. Perdonami. Ottilie guardava a terra.
Quale. Eduard, sulla difensiva.
Che tu restituisca quello che ha rubato tuo padre. Perdonami.
Quello che ha rubato?
S. Tuo padre si  approfittato di molte persone per estorcere loro i beni che desiderava
possedere. Prima, durante e dopo la guerra.
Ma io...
Come credi che abbia messo su la sua attivit?
Ho venduto il negozio disse.
Davvero? sorpresa, Sara. Mi sembr addirittura che fossi rimasta segretamente delusa.
Non voglio essere un negoziante e non ho mai approvato i metodi di mio padre.
Silenzio. Sara bevve un sorso di caff e lo guard negli occhi. Lo pungol con lo sguardo e
Adri si vide costretto a rispondere: Senti: ho venduto un negozio di antiquario e rigattiere. Io non so
cosa mio padre avesse comprato in modo fraudolento. Ti assicuro che non si tratta della maggior parte
degli oggetti. Comunque io ho chiuso con tutta quella storia mentii.
Sara rimase dieci minuti in silenzio. Pensando, guardando davanti a s, noncurante della
presenza di Adri; ed ebbi paura che stesse mettendo delle condizioni impossibili da osservare per
avere la scusa di fuggire di nuovo. La rosa gialla riposava sul tavolo, attenta a quello che dicevamo. La
guardai negli occhi; e non  che lei evitasse il mio sguardo, era solo immersa nelle sue riflessioni e si
comportava come se io non ci fossi. Era un nuovo modo di fare che non conoscevo di te, Sara, e che hai
avuto altre volte ma solo in momenti molto speciali.
Va bene disse mille anni dopo. Ci possiamo provare. E bevve un altro sorso di caff. Io ero
cos nervoso che ne bevvi tre tazzine di seguito, di quelle che promettono una notte in bianco. Adesso
s che mi guard negli occhi, in quel modo che fa cos male, e mi disse ho la sensazione che tu abbia
una fifa tremenda.
S.
Adri la prese per mano e la port nello studio, davanti alla cassettiera dei manoscritti.
Questo mobile  nuovo dicesti.
Che memoria che hai.
Adri apr i primi due cassetti, da cui tirai fuori i miei manoscritti, i gioielli che mi facevano
tremare le dita: i miei cartesio, goncourt... e dissi tutto questo  mio, Sara: lho comprato con i miei
soldi, perch mi piace collezionarlo o averlo o comprarlo, non lo so.  mio, comprato, non lho estorto
a nessuno.
Lo dissi con tutte queste parole sapendo che probabilmente mentivo. Cal subito un silenzio
grave, cupo. Non osai guardarla. Ma siccome il silenzio persisteva, la guardai di sfuggita. Stava
piangendo silenziosamente.
Che hai?
Perdonami. Non sono venuta a giudicarti.
Va bene... Ma anchio voglio essere chiaro.
Lei si soffi delicatamente il naso e io non fui capace di dirle che s, insomma, chiss da dove li
tirava fuori Morral, e con quali sistemi.
Aprii il cassetto di sotto con i fogli della Recherche e di Zweig e la pergamena della
consacrazione di Sant Pere del Burgal. Quando stavo per dirle che quei manoscritti erano di mio padre
e che probabilmente erano frutto dellestor/lei chiuse il cassetto e ripet perdonami, non ho il diritto di
giudicarti. E io tacqui come un vigliacco.
Ti sedesti, un po sconcertata, davanti alla scrivania da lavoro, su cui era poggiato un libro
aperto, Masse und Macht di Canetti, credo.
E lo storioni  stato comprato legalmente mentii di nuovo, indicando la vetrina degli
strumenti.
Mi guard in lacrime, volendomi credere.
Va bene dicesti.
Io non sono mio padre.
Un debole sorriso, mentre dicevi perdonami, perdonami, perdonami per essere entrata cos a
casa tua.
Casa nostra, se tu vuoi.
Non so se hai un... Se hai... non so, un legame che... Prese fiato: Se c unaltra donna.
Non vorrei distruggere niente che...
Ti sono venuto a cercare a Parigi. Non te ne ricordi?
S, ma...
Non c nessuna donna mentii ancora, per la terza volta, come san Pietro.
Su queste basi riallacciammo la nostra relazione. Lo so che era unimprudenza da parte mia, ma
la volevo trattenere a tutti i costi. Poi lei si guard intorno. I suoi occhi si fermarono sul tratto di parete
dove erano appesi i quadretti. Ci si avvicin. Allung la mano e, come me quando ero piccolo, tocc
leggermente con due dita la miniatura di Abraham Mignon che rappresentava un mazzo di rigogliose
gardenie gialle in un vaso di ceramica. E io non le dissi gi le mani, ma sorrisi felice. Si gir, sospir e
disse  rimasto tutto uguale. Come ho ricordato ogni giorno della mia vita. Mi si mise davanti, mi
guard improvvisamente serena e disse perch sei venuto a cercarmi?
Per ristabilire la verit. Perch non potevo sopportare che tu avessi vissuto tanto tempo
pensando che io ti avessi insultato.
Io...
E perch ti amo. E tu perch sei venuta?
Non lo so. Ma anchio ti amo. Forse sono venuta per... No, niente.
Di. Le presi le mani per incoraggiarla a parlare.
Be... per riparare alla mia debolezza dei ventanni.
Neanchio ti posso giudicare.  andata come  andata.
E anche...
S?
Anche perch non potevo togliermi dalla testa il tuo sguardo, l sul pianerottolo di casa mia.
Sorrise, pensando tra s e s.
Sai cosa sembravi? chiese.
Un venditore di enciclopedie.
Scoppi in una risata, la tua risata, Sara! E disse s, s, s, proprio questo. Ma poi si contenne e
disse sono tornata perch ti amo, s. Se tu vuoi. E non pensai pi che avevo mentito troppe volte quella
mattina. Non fui neanche capace di dirti che quel giorno davanti a te, al Huitime arrondissement, tu
con la mano sulla porta come se fossi pronta a sbattermela in faccia in qualsiasi momento, ero stato
assalito dal panico; non te lho mai confessato. In quel momento avevo dissimulato, come un buon
venditore di enciclopedie. Nel fondo del fondo del mio cuore, ero andato a Parigi, a casa tua, al
quarante-huit rue Laborde, per poterti sentir dire che non volevi sapere niente di me e cos chiudere un
capitolo senza sentirmi in colpa e con un buon motivo per piangere. Ma Sara, dopo aver detto di no a
Parigi, si era presentata a Barcellona e aveva detto prenderei molto volentieri un caff.
Adri, su una sedia a rotelle, guardava lo studio dalla porta. Tra le mani uno straccio sporco
che non aveva permesso a nessuno di togliergli. Adri guardava lo studio. Un minuto lungo,
lunghissimo per tutti. Fece un respiro profondo e disse sono pronto; era stato un minuto brevissimo
per lui. La mano ferrea di Jnatan afferr la sedia con malcelata impazienza e la diresse verso la
porta di casa. Adri indic Xevi e disse Xevi. Indic Bernat, che aveva gli occhi umidi, e disse Bernat,
indic Xnia e disse Tecla. E quando a Caterina disse Lola Piccola, per la prima volta nella vita
Caterina non lo contraddisse.
Si prenderanno cura di lui, non vi preoccupate disse qualcuno dei sopravvissuti.
La comitiva scese in silenzio, guardando con la coda dellocchio la luce dellascensore con cui
scendevano Adri, la sedia a rotelle e Jnatan. Al pianterreno, Bernat ebbe la sensazione che Adri,
uscendo dallascensore e vedendoli tutti di nuovo, non li riconoscesse pi. Ebbe come un lampo di
inquietudine.
Dieci giorni prima era scattato lallarme. Laveva fatto scattare Caterina quando aveva trovato
Adri che si era perso dentro casa. A letterature slave, si guardava intorno spaventato.
Dove vuole andare?
Non lo so. Dove sono?
A casa.
A casa di chi?
A casa sua. Sa chi sono?
S.
Chi sono?
Cosa, come si chiama. Lunga pausa. Agitato: Vero? O un complemento diretto! O il
soggetto! Il soggetto, vero?.
Quella stessa settimana lavevano trovato a frugare nel frigorifero, sempre pi preoccupato e
brontolone, e Jnatan, linfermiere che in quei giorni faceva il turno di notte, gli aveva chiesto che
cosa cercava a quellora.
I calzini. Cosa vuoi che cerchi?
Jnatan laveva riferito a Plcida, che laveva fatto sapere a Caterina. E Plcida aveva
aggiunto che Adri le aveva chiesto di mettere a bollire un libro.  proprio partito, no?
E adesso, a letterature slave, Caterina gli ripeteva sa chi sono, Adri? E lui: un complemento
diretto. Per cui aveva telefonato spaventata al dottor Dalmau e a Bernat. E il dottor Dalmau,
spaventato, aveva telefonato alla residenza, al dottor Valls, per dirgli mi sa che ci siamo. Furono
giorni di visite esaustive, di test e analisi, guardando i risultati con la coda dellocchio. E di silenzi. Il
complemento indiretto, ecco! Alla fine il dottor Dalmau volle parlare con Bernat e con i cugini di
Tona. Bernat offr casa sua e si preoccup che nei bicchieri non mancasse acqua di Tasmania. Il
dottor Dalmau spieg loro i passi da seguire.
Ma se  un uomo... Xevi, indignato con il destino, si ribellava ancora:  un uomo che parla
sette o otto lingue!.
Tredici precis Bernat.
Tredici? Appena mi distraggo ne impara unaltra. Gli si illuminarono gli occhi: Vede,
dottore? Tredici lingue! Io sono un contadino, sono pi grande e ne so solo una e mezza. Non 
ingiusto? Eh?.
Catalano, francese, spagnolo, tedesco, italiano, inglese, russo, aramaico, latino, greco,
neerlandese, rumeno ed ebraico fece sapere Bernat. Ed era in grado di leggerne altre sei o sette.
Vede, dottore? argomento medico indiscutibile di Xevi Ardvol che apriva un altro fronte
disperato di difesa.
Suo cugino era un fuoriserie lo interruppe educatamente il dottore: Lo so perch lho
seguito da vicino. Se mi permette, mi considero suo amico. Ma adesso  finita... Il cervello gli si sta
prosciugando.
Che dispiacere, che dispiacere, che dispiacere...
Dopo essersi ribellati invano per qualche altro minuto, convennero che la cosa migliore da fare
era riordinare la vita di Adri e accettare le disposizioni che lui stesso aveva lasciato quando aveva
ancora tutte le facolt mentali in funzione. Bernat pens che tristezza dover disporre le cose per
quando non ci sarai pi; dover dire e scrivere lascio lappartamento di Barcellona ai miei cugini
Xavier, Francesc e Rosa Ardvol in parti uguali. Per quanto riguarda la mia biblioteca, dispongo che,
quando non mi sar pi di alcuna utilit, sia Bernat Plensa a decidere se tenersela o donarla,
dividendola in base ai rispettivi interessi, alle Universit di Tubinga e di Barcellona. Che sia lui a
farlo, se vuole, perch  stato lui che mi ha aiutato a sistemarla tanto tempo fa, partecipando alla
creazione del mondo.
Non capisco niente. Xevi, perplesso, il giorno in cui si ritrovarono dallavvocato.
 una battuta di Adri. Credo di poterla capire solo io chiar Bernat.
E dispongo che la signora Caterina Fargues sia remunerata con una quantit equivalente allo
stipendio di due anni. Bernat Plensa  autorizzato a tenersi quello che ritiene opportuno e che non
figura in questo testamento che, pi che un testamento, sembra un libretto distruzioni. Sar lui a
decidere e a disporre su tutto il resto, compresi gli oggetti di valore come la collezione di monete o
quella di manoscritti, sempre che non ritenga opportuno farne donazione alle universit di cui sopra.
Mi raccomando di seguire, su questi aspetti, il criterio che potr esprimere il professor Johannes
Kamenek di Tubinga. Quanto allautoritratto di Sara Voltes-Epstein, sar dato a suo fratello Max
Voltes-Epstein. E il quadro di Modest Urgell appeso nella sala da pranzo che rappresenta il monastero
di Santa Maria de Gerri, voglio che sia dato a frate Juli del monastero vicino di Sant Pere del Burgal,
responsabile di tutto.
Come? Xevi, Rosa e Quico, tutti e tre insieme.
Bernat apr la bocca e la richiuse. Lavvocato rilesse per se stesso e disse s, s: dice frate Juli
di Sant Pere del Burgal.
Chi cavolo ? chiese Quico di Tona, diffidente.
E che vuol dire che  il colpevole? Colpevole di cosa?
No, no: dice responsabile.
Responsabile di cosa?
Di tutto disse lavvocato, dopo aver consultato il foglio.
Lo scopriremo fece Bernat. E un gesto allavvocato, per indicargli di andare avanti.
E se non fosse possibile trovarlo o lo rifiutasse, dovr essere offerto alla signora Laura
Baylina di Uppsala. Qualora non lo accettasse, delego il signor Bernat Plensa a trovare la migliore
soluzione. Il suddetto Bernat Plensa deve altres consegnare alleditore, come convenuto, il libro che si
trova nelle sue mani.
Un altro libro? Xevi.
S. Tranquilli, me ne occupo io.
Voi dite che era sano di mente quando ha scritto tutto questo?
Dobbiamo supporre di s disse lavvocato. Quel che  certo  che adesso non possiamo
chiedergli chiarimenti.
Chi  la signora Diupsala? fece Rosa. Esiste?
Non vi preoccupate: la trover. Esiste.
E per finire, una piccola riflessione dedicata a voi e a chi si sar voluto unire al gruppo.
Dicono che non rimpianger n i libri n la musica, cosa di cui non sono del tutto convinto. Dicono
che non vi riconoscer: non siate troppo crudeli con me. Dicono che non soffrir. Quindi, non soffrite
neanche voi. E siate indulgenti con il mio deterioramento, che sar graduale ma costante.
Benissimo disse lavvocato dopo aver letto quello che Adri Ardvol aveva intitolato
Istruzioni pratiche per il tratto finale della mia vita.
Manca un pezzetto os dire Rosa, indicando il foglio.
S, scusi:  unaggiunta di commiato.
E che dice?
Dice per quanto riguarda le istruzioni spirituali, le raccolgo tutte a parte.
Dove?
Il libro che ha scritto disse Bernat. Me ne occupo io, non vi preoccupate.
Bernat apr cercando di non fare rumore. Come un ladro. Tast la parete finch non trov
linterruttore. Lo azion, ma la luce non si accendeva. Merda. Prese una torcia dalla cartella e si sent
ancora di pi un ladro. Allingresso cera la scatola delle valvole o di come si chiamano adesso.
Azion linterruttore e si accesero il lampadario dellingresso e una luce in fondo allappartamento,
forse quella del corridoio di prosa in lingue germaniche e orientali. Rimase fermo in piedi qualche
secondo osservando il silenzio di quella casa. And verso la cucina. Il frigorifero, staccato dalla
corrente, con lo sportello aperto e nessun calzino dentro. E anche il freezer, vuoto. Percorse prosa in
lingue slave e nordiche, guidato dalla luce accesa. La luce accesa era quella di belle arti ed
enciclopedie, lo studio di Sara, che prima era stata la stanza di Lola Piccola. Ancora con il cavalletto
pronto, come se Adri non avesse mai smesso di credere che un giorno Sara sarebbe tornata e si
sarebbe messa a disegnare e a sporcarsi di nuovo le dita con il carboncino. E un mucchio di cartellette
immense con delle prove. Incorniciati e messi come su una specie di altare, In Arcadia Hadriani e Sant
Pere del Burgal: un sogno, i due paesaggi che Sara aveva regalato a Adri e che, in mancanza di
istruzioni concrete, Bernat aveva deciso di far avere a Max Voltes-Epstein. Lasci la luce accesa.
Diede unocchiata a religione e mondo classico e torn per lingue romanze, affacciandosi a poesia;
qui accese la luce. Tutto in ordine. Poi entr a saggistica letteraria e anche qui accese la luce: la sala
da pranzo era rimasta comera prima. Il sole, al monastero di Santa Maria de Gerri, continuava ad
arrivare dalla parte di Trespui. Dalla tasca del cappotto estrasse la macchina fotografica. Dovette
spostare due sedie e si posizion di fronte al dipinto di Modest Urgell. Gli scatt un paio di foto con il
flash e un paio senza. Usc da saggistica letteraria ed entr nello studio. Era rimasto tutto come lo
avevano lasciato. Si sedette su una sedia e cominci a pensare alle molte volte che ci era entrato,
sempre con Adri, discutendo soprattutto di musica e di letteratura, ma anche di politica e della vita. E
da giovani o da bambini, sognando misteri clandestini. Accese la lampada a stelo della poltrona su cui
Adri leggeva. Accese anche la lampada a stelo del divano e il lampadario sul soffitto. L dove per
anni era stato appeso lautoritratto di Sara cera un vuoto che gli provoc una sorta di vertigine. Si
tolse il cappotto, si sfreg la faccia con il palmo delle mani, come faceva sempre Adri, e disse
cominciamo. Pass dietro alla scrivania e si accovacci. Prov sei, uno, cinque, quattro, due, otto.
Non si apriva. Prov sette, due, otto, zero, sei, cinque, e la cassaforte si apr silenziosamente. Dentro,
niente. S, delle buste. Le prese e le pos sulla scrivania per guardarle pi comodamente. Ne apr una.
Esamin foglio per foglio: un elenco di personaggi. Lui cera: Bernat Plensa, Sara Voltes-Epstein, Io,
Lola Piccola, zia Leo... le persone... s, insomma: i personaggi, con le date di nascita e, in qualche
caso, di morte accanto. Altri fogli: una specie di schema tutto cancellato, come se ci avesse ripensato.
Unaltra lista con altri personaggi. E basta. Se quello era tutto, Adri aveva scritto di getto passando
da un luogo allaltro guidato dalla memoria che gli era rimasta. Rimise i fogli nella busta e infil la
busta nella sua cartella. Chin la testa e fece uno sforzo per trattenere le lacrime. Respir lentamente
qualche minuto finch si calm. Apr laltra busta. Alcune fotografie: una di Sara mentre si faceva una
foto allo specchio. Che bella. Neanche adesso voleva riconoscere che ne era stato anche lui sempre un
po innamorato. Laltra era di Adri al lavoro proprio l dove lui era seduto in quel momento. Amico
mio, Adri. Qualche altra fotografia: un foglio con degli schizzi del viso di un bambino molto piccolo.
E poi diverse foto del Vial, davanti e dietro. Rimise le fotografie nella busta e infil tutto nella sua
cartella, adesso con una smorfia di dispiacere amaro, pensando al Vial perso. Guard dentro la
cassaforte. Nientaltro. La chiuse ma non gir la ruota. Fece anche una visita a storia e geografia. Sul
comodino, Carson e Aquila Nera facevano la guardia fedele per nessuno. Li prese, con tanto di cavalli,
e li mise nella cartella. Torn nello studio e si sedette sulla poltrona che Adri usava abitualmente per
leggere. Per circa unora rimase cos, a guardare il vuoto, ripassando il ricordo e il rimpianto di tutto
e permettendo che ogni tanto una lacrima gli scendesse lungo la guancia.
Dopo parecchio tempo, Bernat Plensa i Punsoda si riscosse, si guard intorno e a quel punto
non pot reprimere un pianto che gli sgorgava dal fondo dellanima. Si copr la faccia con le mani.
Quando si sent pi sereno si alz dalla poltrona; infilandosi il cappotto, ispezion ancora una volta
con lo sguardo tutto lo studio. Adu, ciao,  bientt, adis, tschss, vale, dag, bye, la revedere, viszlt, head aega, lehitraot, tchau, maa as-salama, puix beixlama, amico mio.
...
.
...
Capitolo trentasei.
...
.
...
Entrasti nella mia vita dolcemente, come la prima volta, e non pensai pi a Eduard e Ottilie n
alle mie bugie, ma alla tua presenza silenziosa e confortante. Adri le disse prendi possesso della casa;
prendi possesso di me. E le fece scegliere tra due stanze per farne il suo studio da disegno, per metterci
i suoi libri, e i vestiti e la tua vita, se vuoi, Sara, amore; ma non sapevo che per contenere tutta la vita di
Sara cera bisogno di molti pi armadi di quelli che Adri le potesse offrire.
Va benissimo.  pi grande dello studio di Parigi dicesti guardando la stanza di Lola Piccola
dalla soglia.
C luce ed  molto silenziosa, perch d allinterno.
Grazie fece, girandosi verso di me.
Non mi devi ringraziare. Sono io che ti ringrazio.
Si allontan vivacemente da me ed entr nella stanza. Allangolo della finestra, appeso alla
parete, cera il quadretto delle gardenie gialle di Mignon a darle il benvenuto.
Ma come...
Ti piace, vero?
Come lo sapevi?
Ma ti piace o no?
 loggetto che pi mi piace di questa casa.
Da adesso  tuo.
Il suo modo di dire grazie fu rimanere impalata davanti alle gardenie per un bel pezzo.
E latto successivo, per me quasi liturgico, fu quello di aggiungere il nome di Sara
Voltes-Epstein alla cassetta delle lettere nellandrone. Cos, dopo aver vissuto solo per dieci anni,
adesso, mentre scrivevo o leggevo, sentivo di nuovo dei passi, o il rumore del cucchiaino contro il vetro
del bicchiere, o una musica soave che veniva dal tuo studio, e pensai che potevamo essere felici. Ma
Adri non pens a risolvere laltro fronte aperto; quando lasci una porta chiusa male puoi avere molte
brutte sorprese. Lo sapevo, s; ma la gioia era pi intensa della prudenza.
Ci che Adri fece pi fatica ad accettare, nella nuova situazione, fu limposizione da parte di
Sara di una sorta di paletti che cingevano terreni proibiti nelle loro vite. Se ne accorse dallo stupore che
apparve sul suo volto quando la invit a conoscere la zia Leo e i cugini di Tona.
 meglio non mettere di mezzo la famiglia rispose Sara.
Perch?
Non voglio dispiaceri.
Ti voglio solo presentare zia Leo e i cugini, se li troviamo l. Non voglio presentarti un
dispiacere.
Non voglio problemi.
Non ne avrai. Perch dovresti averne?
Quando arrivarono gli scatoloni, con i disegni e i lavori lasciati a met, i cavalletti, i carboncini
e le matite colorate, fece uninaugurazione ufficiale del suo studio regalandomi un disegno a matita
delle gardenie di Mignon che io appesi, e che  ancora appeso, alla parete, l dovera loriginale. Ti
mettesti subito a lavorare perch eri indietro con le illustrazioni di alcuni libri per bambini che ti
avevano commissionato un paio di case editrici francesi. Giorni di silenzio e di calma, in cui tu
disegnavi, io leggevo o scrivevo. Ci incrociavamo in un corridoio, ci facevamo una visita ogni tanto,
prendevamo insieme il caff in cucina a met mattinata, guardandoci negli occhi e non dicendo niente
per non infrangere quella fragile felicit inaspettatamente recuperata.
Fece una fatica immane a convincerla, ma quando Sara ebbe finito il lavoro pi urgente,
andarono insieme a Tona in una seicento di terza mano che Adri aveva comprato dopo essere
finalmente riuscito a superare lesame di pratica al settimo tentativo. A La Garriga dovettero cambiare
una ruota: a Aiguafreda Sara lo fece fermare davanti a un fioraio, entr nel negozio e usc con un
delizioso mazzetto che lasci sul sedile posteriore senza dire niente. E sulla salita di Sant Antoni, a
Centelles, lacqua del radiatore cominci a bollire; a parte questo, tutto bene.
 il paese pi bello del mondo disse entusiasta Adri mentre la seicento arrivava a Les Quatre
Carreteres.
Il paese pi bello del mondo  piuttosto brutto rispose Sara quando si fermarono a carrer de
Sant Andreu e Adri tir il freno a mano, con un po troppa energia.
Lo devi guardare con i miei occhi. Et in Arcadia ego.
Scesero dalla macchina e lui disse guarda il castello, amore. Qui, quass.  bellissimo, vero?
Be... non saprei che dirti...
Lui la not nervosa, ma non sapeva che fare per...
Lo devi guardare con i miei occhi. Vedi laggi, quella casa brutta e quella con i gerani?
S...
Casa Casic era l.
Lo disse come se la stesse vedendo; come se potesse allungare la mano e toccare Josep, con il
suo mozzicone di sigaretta tra le labbra, gobbo, che affilava coltelli nellaia, accanto al pagliaio
morsicato come il cuore di una mela.
Vedi? disse Adri. E indic la stalla della mula che si chiamava sempre Estrella, che
indossava scarpette col tacco che ticchettavano contro la pietra piena di sterco quando si muoveva per
togliersi di dosso le mosche, e sent persino Viola che abbaiava infuriata, tirando la catena perch il
silenzioso gatto bianco senza nome le passava troppo vicino vantandosi con spacconeria della sua
libert.
Orcoddio, ragazzini, andatevene a giocare da unaltra parte, orcoddinci.
E tutti a correre e a nascondersi dietro la roccia bianca, e la vita era unavventura entusiasmante,
diversa dalla digitazione degli arpeggi in mi bemolle maggiore; con la puzza di sterco e il rumore degli
zoccoli di Maria di casa Casic quando entrava nel letamaio, e la squadra di mietitori abbronzati alla fine
di luglio, con la falce in mano. Anche la cagna di casa Casic si chiamava sempre Viola, e invidiava i
bambini perch non erano legati con una corda lunga appena quattro canne.
Orcoddinci  un eufemismo di orcoddio, che  un eufemismo di porco Dio.
Ehi, sentite Adri. Dice porco Dio!
S, ma non lo si capisce mai borbott Xevi mentre scendevano per lo scivolo del ciglione fino
alla strada piena di solchi di ruote di carro ed escrementi di Basts, il mulo dello spazzino.
Non si capisce niente di quello che dici lo rimprover Xevi una volta arrivati gi.
Scusa. Penso ad alta voce.
No, figurati, a me...
E non si scrollavano la polvere dai pantaloni perch a Tona, lontano dai genitori, era tutto
permesso e non succedeva niente se ti sbucciavi le ginocchia.
Casa Casic, Sara... riassunse l in piedi, sulla stessa strada dove prima pisciava Basts e che
adesso era asfaltata; non pens che Basts non era pi un mulo ma un Iveco diesel con cassone, un
gioiello che non mastica neanche una briciola di paglia, tutto pulito e senza puzza di sterco.
Allora, con i fiori in mano, ti mettesti sulle punte e mi desti un bacio inaspettato, e io pensai et
in Arcadia ego, et in Arcadia ego, et in Arcadia ego, devotamente, come fosse una litania. Non avere
pi paura, Sara, ch qui, al mio fianco, sei in salvo. Tu disegna, io nel frattempo ti amer e insieme
impareremo a costruire la nostra Arcadia. Prima di bussare alla porta di casa Ges mi passasti il mazzo
di fiori.
Al ritorno Adri convinse Sara a prendere la patente; sarebbe stata sicuramente una principiante
pi brava di lui.
Va bene. Dopo un chilometro di silenzio: Sai che mi  piaciuta zia Leo. Quanti anni ha?
Laus Deo. Lui aveva gi notato che dopo unora a casa Ges Sara aveva abbassato la guardia e
sorrideva dentro di s.
Non lo so. Pi di ottanta.
 molto simpatica. E non so dove trova tutta quella energia. Non sta mai ferma.
 sempre stata cos. Ma fa rigare tutti dritto.
Alla fine ho dovuto prendere il barattolo di olive, s o s.
 zia Leo. E sulla spinta dellentusiasmo: Perch non andiamo un giorno a casa tua?.
Non se ne parla neanche tono secco, definitivo.
Perch, Sara?
Non ti accettano.
Per zia Leo ti ha accettata.
Tua madre, se fosse viva, non mi avrebbe fatto mettere piede a casa tua.
A casa nostra.
A casa nostra. Zia Leo, daccordo. Con il tempo, le vorr anche bene. Ma non conta. Conta tua
madre.
 morta. Dieci anni fa!
Silenzio fino al Figar. Dal momento che comunque gi non parlavano, Adri tir di nuovo la
corda e disse Sara.
Che c.
Cosa ti hanno raccontato di me?
Silenzio. Il treno, sullaltra sponda del Congost, saliva verso Ripoll. E noi sul punto di
precipitare in una conversazione.
Chi?
A casa tua. Per farti fuggire.
Niente.
E cosa avrei scritto nella famosa lettera?
Davanti, un camion della Danone che andava piuttosto lento. E Adri doveva ancora pensarci
tre volte prima di fare un sorpasso. Il camion o la conversazione. Rinunci al sorpasso e insistette: eh,
Sara? Che bugie ti hanno raccontato? Cosa ti hanno detto di me?
Non me lo chiedere pi.
Perch?
Mai pi.
Adesso veniva un tratto bello dritto. Mise la freccia, ma non osava superare.
Ho il diritto di sapere che cosa...
E io ho il diritto di voltare pagina.
Lo posso chiedere a tua madre?
 meglio che tu non la veda mai.
Cazzo.
Che sorpassi un altro. Adri si vedeva incapace di sorpassare un camion lento carico di yogurt,
pi che altro perch gli si appannavano gli occhi e non aveva un apposito tergicristallo.
Mi dispiace, ma  meglio cos. Per tutti e due.
Non insister. Credo che non insister... Ma mi piacerebbe poter salutare i tuoi genitori. E tuo
fratello.
Mia madre  come la tua. Non ho intenzione di forzarla. Ha troppe cicatrici.
Voil: allaltezza del Mol de Blancafort, il camion degli yogurt aveva deviato verso La Garriga
e Adri si sent come se lavesse superato lui. Sara continu: Io e te dobbiamo vivere la nostra vita. Se
vuoi che viviamo insieme, non puoi aprire questo scrigno. Come fosse il vaso di Pandora.
Come se ci trovassimo dentro alla fiaba di Barbabl. Con giardini pieni di frutta ma con una
stanza chiusa a chiave e il divieto di entrarci.
Una cosa del genere, s. Come la mela dellalbero proibito. Te la senti?
S, Sara mentii per la non-so-quantesima volta. Limportante era che non fuggissi di nuovo.
Nello studio del dipartimento cerano tre scrivanie per quattro professori. Adri non aveva una
sua scrivania: ci aveva rinunciato sin dal primo giorno perch gli sembrava impossibile lavorare da
qualche altra parte che non fosse casa sua. Aveva solo un posto dove lasciare la cartella e un
armadietto. E s, aveva bisogno di una scrivania, ammetteva di essersi precipitato con la rinuncia. Per
questo, quando Llopis non era in facolt, in genere occupava la sua.
Entr pronto a tutto. Ma Llopis era l che correggeva delle bozze o qualcosaltro. Laura alz la
testa dalla sua scrivania. Adri rimase immobile. Nessuno disse niente. Llopis alz la vista con
prudenza, li guard entrambi, disse che andava a prendere un caff e spar prudentemente dal campo di
battaglia. Mi sedetti sulla sedia di Llopis, proprio davanti a Laura e alla sua macchina da scrivere.
Ti devo una spiegazione.
Tu che dai spiegazioni?
Il tono sarcastico di Laura non faceva presagire una conversazione tranquilla.
Vuoi che ne parliamo?
Be...  da qualche mese che non mi rispondi al telefono, che eviti di incontrarmi, che se ti
incrocio mi dici adesso non posso...
Silenzio di entrambi.
Dovr addirittura riconoscere che  stato un bel pensiero da parte tua presentarti oggi qui
aggiunse nello stesso tono ferito.
Sguardi sfuggenti, impacciati. Allora Laura scans lOlivetti, come se desse fastidio in mezzo a
loro due, e risoluta, pronta a tutto, disse: C unaltra, vero?.
No.
Vediamo: se c una cosa che non ho ancora capito di me,  questa incapacit di prendere il toro
per le corna. Al massimo lo prendo per la coda, e a quel punto sono condannato a ricevere una zampata
mortale. Non imparer mai; perch dissi no, no, no, cazzo, Laura, non c nessuna... Sono io che, s,
insomma, che preferisco non...
Patetico.
Non mi insultare disse Adri.
Patetico non  un insulto. Si alz, perdendo un po il controllo: Di le cose come stanno,
cazzo. Di che non mi ami!.
Non ti amo disse Adri nel momento in cui la Parera apriva la porta e Laura scoppiava a
piangere. Quando disse sei proprio un figlio di puttana, un gran figlio di puttana, un gran figlio di
puttana, la Parera aveva gi richiuso la porta e li aveva lasciati di nuovo soli.
Mi hai usata come un fazzoletto.
S. Perdonami.
Vaffanculo.
Adri usc dallo studio. Appoggiata al parapetto del chiostro, la Parera stava perdendo tempo,
fumando una sigaretta della pace, forse decidendo a chi dare ragione senza conoscere i particolari. Lui
le pass davanti e non os dire grazie n altro.
A casa Sara lo guard stupita, come se la discussione e il dispiacere gli fossero rimasti incollati
al viso e ai vestiti, ma non dicesti niente; sono sicuro che avevi capito tutto, ma avesti il buon senso di
non metterlo sul tavolo e quando dicesti ti devo dire una cosa, Adri immagin gi una nuova tempesta;
ma invece di fargli presente che sapevi tutto, dicesti credo che dovremmo cambiare forno: questo pane
sembra una gomma da masticare. Che ne pensi?
Finch un giorno Sara ricevette una telefonata e rimase a parlare a bassa voce al telefono della
sala da pranzo e quando mi affacciai vidi che piangeva silenziosamente tenendo ancora la mano
sullapparecchio dopo aver attaccato.
Cosa  successo? Nessuna risposta. Sara?
Lei lo guard, assente. Sollev la mano dal telefono, quasi come bruciasse.
Mamma  morta.
Dio mio. Non so come and, ma ricordai il giorno in cui mio padre aveva detto cominciamo ad
avere troppi tesori in questa casa e io avevo capito cominciamo ad avere troppi morti in questa casa.
Adesso ero una persona adulta, ma facevo fatica ad accettare che la vita si fa a forza di morti.
Non sapevo che...
Mi guard tra le lacrime.
Non era malata:  stato di colpo. Ma pauvre maman...
Mi fece rabbia. Non so come dirlo, Sara, ma mi fece rabbia che la gente morisse intorno a me.
Mi fece rabbia, e la cosa, con il passare del tempo, non  molto migliorata. Probabilmente non accetto
la vita fino in fondo. Per questo mi ribellai in modo inutile e pericoloso e ti fui infedele. Come un ladro,
come il Signore, entrai nel tempio. Mi misi su una panca discreta in fondo alla sinagoga. E rividi tuo
padre, che non avevo pi visto dal giorno di quellassurda conversazione, quando tu eri sparita senza
lasciare traccia e io potevo solo afferrarmi alla disperazione. Adri pot anche osservare a piacere la
nuca di Max, che era due spanne pi alto di sua sorella, pi o meno laltezza di Bernat. E Sara, stretta
tra i due uomini, e altri familiari che non mi si presenteranno mai perch tu non vuoi, perch sono figlio
di mio padre e il sangue dei suoi peccati si riverser sopra ai suoi figli e ai figli dei suoi figli fino alla
settima generazione. Vorrei avere un figlio con te, Sara, pensai. Senza condizioni, pensai. Ma non osai
dirtelo ancora. Quando dicesti  meglio che tu non venga al funerale, Adri cap la grandezza
dellavversione che il ricordo del signor Flix Ardvol provocava negli Epstein.
Intanto, la distanza con Laura si consolidava, sebbene abbia sempre pensato povera Laura, 
stata tutta colpa mia. E mi sentii pi tranquillo quando, in mezzo al chiostro, mi disse vado a Uppsala a
finire la tesi. E forse ci rimarr per sempre.
Paf. Il suo sguardo azzurro posato su di me come unaccusa.
Ti auguro molta fortuna: te la meriti.
Bastardo.
Buona fortuna, davvero, Laura.
Stetti pi di un anno senza vederla e senza pensarci, perch in mezzo plan il dolore per la
morte della signora Voltes-Epstein. Non sai quanto mi dispiace dover chiamare tua madre signora
Voltes-Epstein. E un giorno, qualche mese dopo il funerale, mi incontrai con il signor Voltes in un
caff vicino alluniversit. Non te lavevo mai raccontato, mio amore. Non osavo dirtelo. Perch lho
fatto? Perch io non sono mio padre. Perch io sono colpevole di molte cose. Ma, anche se a volte cos
mi possa sembrare, non sono affatto colpevole di essere figlio di mio padre.
Non si diedero la mano. Entrambi fecero qualcosa di simile a un cenno di saluto con la testa.
Entrambi si sedettero in silenzio. Entrambi si sforzavano di non guardarsi negli occhi.
Mi dispiace molto per la morte di sua moglie.
Il signor Voltes fece un gesto di assenso, ringraziando per la frase. Chiesero due t e
aspettarono che la cameriera si allontanasse per poter rimanere in silenzio.
Cosa vuoi? fece il signor Voltes dopo un bel po.
Essere accettato, suppongo. Vorrei venire il giorno dello zio Haim.
Il signor Voltes lo guard con la faccia sorpresa. Adri non poteva togliersi dalla testa il giorno
in cui lei gli aveva detto vado a Cadaqus.
Vengo con te.
Impossibile.
Delusione; unaltra volta, la barriera interposta.
Ma domani non  Yom Kippur, n Hanukkah, n il Bar Mizvah di nessuno.
 lanniversario della morte di zio Haim.
Ah.
I Voltes-Epstein osservavano appena lo shabbat nella sinagoga di carrer de lAvenir, ma non
erano religiosi. Se festeggiavano Rosh Hashanah o Sukot era per dirsi siamo ebrei in terra di goyim. E
non smetteremo mai di esserlo. Ma non per... Mio padre non  ebreo, mi aveva detto un giorno Sara.
Ma  come se lo fosse: si  esiliato nel trentanove. E non crede in niente; dice sempre che si limita a
cercare di non fare del male.
Adesso il signor Voltes era seduto davanti a Adri, mescolando lo zucchero con il cucchiaino.
Guard negli occhi Adri e questi si sent in dovere di reagire, cos dissi signor Voltes, io amo davvero
sua figlia. Lui smise di mescolare lo zucchero e appoggi silenziosamente il cucchiaino sul piattino.
Sara non te ne ha mai parlato?
Di suo zio?
S.
Un po.
Quale po?
Be, mi ha detto... che un nazista lo ha tolto dalla camera a gas per farsi visitare.
Lo zio Haim si  suicidato nel millenovecentocinquantatr e ci siamo sempre chiesti perch, se
aveva resistito a tutto, perch, se ormai era in salvo, di nuovo insieme alla sua famiglia... ai
sopravvissuti della sua famiglia... e per commemorare questo vogliamo stare da soli. E Adri, con
larroganza che provoca il fatto di essere venuto a conoscenza di una confidenza inattesa, rispose che lo
zio Haim forse si era suicidato perch non poteva sopportare il fatto di essere sopravvissuto; perch si
sentiva colpevole di non essere morto.
Sentilo, il saggio. Te lha forse detto lui? Tu lo hai conosciuto?
Perch cazzo non sai tacere in tempo?
Mi scusi. Non volevo offenderla.
Il signor Voltes prese il cucchiaino e ricominci a mescolare lo zucchero nel t, probabilmente
per aiutarsi a pensare. Quando Adri ormai credeva che lincontro fosse arrivato al termine, il signor
Voltes prosegu, in tono monotono, come se recitasse una preghiera, come se ci che diceva facesse
parte della cerimonia di commemorazione del giorno della morte dello zio: Lo zio Haim era un uomo
colto, un medico di una certa fama che tornando da Auschwitz alla fine della guerra non volle guardarci
negli occhi. Venne a stare da noi perch eravamo la sua unica famiglia. Lui era scapolo. Suo fratello, il
nonno di Sara, era morto in un treno merci nel millenovecentoquarantatr. Un treno organizzato dai
francesi di Vichy per collaborare alla pulizia etnica del mondo. Suo fratello. Sua cognata non aveva
resistito alla vergogna e si era uccisa nel campo di prigionia di Drancy prima di iniziare il viaggio. Lui,
molto tempo dopo, era tornato a Parigi dallunico familiare che gli era rimasto, che era sua nipote. Non
ha mai voluto ricominciare a fare il medico. E quando ci siamo sposati labbiamo obbligato a venire a
vivere con noi. Quando Sara aveva appena tre anni, un giorno zio Haim disse a Rachel che scendeva a
bere un pastis allAuberge, prese in braccio Sara, le diede un bacio, diede un bacio a Max, che arrivava
in quel momento dallasilo, si sistem il cappello e usc di casa fischiettando landante della settima di
Beethoven. Mezzora dopo venimmo a sapere che si era buttato nella Senna da Pont Neuf.
Mi dispiace molto, signor Voltes.
E lo commemoriamo, commemoriamo tutti i nostri morti della Shoah. Lo facciamo in questo
giorno perch  lunica data che conosciamo della morte dei quattordici parenti prossimi che sappiamo
furono eliminati senza un briciolo di compassione in nome di un mondo nuovo.
Il signor Voltes bevve un sorso di t e rimase con gli occhi fissi davanti a s, guardando Adri
senza vederlo, vedendo forse solo il ricordo dello zio Haim.
Rimasero a lungo in silenzio, poi il signor Voltes si alz.
Devo andarmene.
Come vuole. Grazie per essere venuto.
Aveva parcheggiato proprio davanti al caff. Apr la portiera, esit qualche secondo e poi offr:
Ti posso lasciare dove vuoi.
No, non si...
Sali.
Era un ordine. Sal. Girarono senza meta in mezzo al traffico denso dellEixample. Premette un
pulsante, e cominci a suonare, leggera, una sonata per violino e pianoforte di Enescu. Non so se era la
seconda o la terza. E allimprovviso, fermi a un semaforo rosso, continu un racconto che nella sua
mente non si era probabilmente interrotto:
Dopo essersi salvato dalle docce perch era medico, rimase due giorni nella baracca ventisei,
dove dormivano sessanta persone silenziose e magre, con lo sguardo perso, che quando andavano a
lavorare lo lasciavano solo con un kap rumeno che lo guardava da lontano e con diffidenza, come se si
chiedesse che cosa doveva fare con quel nuovo arrivato che aveva ancora la faccia di una persona sana.
Il terzo giorno, un Hauptsturmbannfhrer visibilmente ebbro risolse i suoi dubbi affacciandosi nella
baracca vuota e vedendo il dottor Epstein che, seduto sulla branda, cercava solo di diventare
trasparente.
Che ci fa qui?
Ordini dello Sturmbannfhrer Barber.
Tu!
Tu era lui. Si volt lentamente e guard lufficiale negli occhi.
Mettiti in piedi quando ti parlo!
Tu si mise in piedi perch un Hauptsturmbannfhrer gli parlava.
Va bene. Lo prendo.
Ma signore disse il kap, rosso come un peperone. Lo Sturmbannfhrer Barber...
Dirai allo Sturmbannfhrer Barber che lho preso io.
Ma signore!...
Affanculo lo Sturmbannfhrer Barber! Hai capito, adesso?
S, signore.
Di, Tu, vieni che ci divertiremo.
Era davvero un bel divertimento, bellissimo. Molto intenso. Seppe che era domenica quando
lufficiale gli disse che aveva degli amici a casa e lo port l doverano le case degli ufficiali. Poi lo
mise in una specie di cantina, dove cerano gi otto o dieci paia docchi che lo guardavano spaventati.
Lui chiese che diavolo succede?, ma non lo capivano, perch erano donne ungheresi e lui in ungherese
sapeva dire soltanto ksznm ma nessuno fiat n sorrise. Si apr allora di colpo la porta del
sotterraneo, che non era un sotterraneo, perch era al livello di un cortile lungo e stretto, e un
Unterscharfhrer con il naso rosso url a un palmo di distanza dallorecchio di Tu e disse quando dico
via, cominciate a correre fino alla parete del fondo. Frocio chi arriva ultimo! Via!
Le otto o dieci donne e Tu si misero a correre, come i gladiatori al circo. Da dietro gli
arrivavano risate di gente entusiasta. Le donne e Tu arrivarono alla parete del fondo. Solo unanziana
era ancora a met del percorso. Allora suon una specie di tromba e si sentirono degli spari. Lanziana
ungherese cadde a terra, trapassata da mezza dozzina di proiettili, punita per essere arrivata ultima,
povera anyka, povera regany; s, insomma, per non essere arrivata neanche alla fine, la pidocchiosa.
Tu si gir atterrito. In una galleria superiore tre ufficiali caricavano i fucili e un quarto, anche lui
armato, si faceva accendere un sigaro da una donna visibilmente ubriaca. Gli uomini discussero con
fervore, poi uno di loro lanci lordine secco al sottufficiale dal naso rosso, che lo comunic a loro
gridando, dicendo che adesso dovevano tornare al rifugio, piano piano, che il lavoro non era finito qui.
Le nove donne ungheresi e Tu tornarono indietro, gemendo, cercando di non calpestare il cadavere
dellanziana, e videro con orrore che un ufficiale puntava contro di loro il fucile mentre si avvicinavano
al sotterraneo, e aspettarono lo sparo, ma un altro ufficiale, che si era accorto delle intenzioni di quello
che puntava il fucile, gli diede una manata nel momento in cui sparava a una ragazza magrissima e lo
sparo, deviato, pass a dieci centimetri dalla testa di Tu.
E adesso correte di nuovo fino alla parete. Allo zio, spingendolo: Mettiti qui, Tu, merda!.
Guard il suo gruppo di lepri con una sorta di orgoglio solidale e grid: Il bastardo che non
far zig-zag non ci arriver. Forza!.
Erano talmente ubriachi che riuscirono ad ammazzare solo tre donne. Tu arriv dallaltra parte,
vivo e colpevole di non aver fatto da scudo a nessuna delle tre donne che giacevano a met strada. Una
delle donne abbattute era gravemente ferita e il dottor Tu vide subito che il foro sul collo le aveva
sezionato la giugulare; come se volesse dargli ragione, la donna rimase immobile mentre la pozza di
sangue che le faceva da letto si allargava. Mea culpa.
E altre cose che ha detto solo a me e che non ho avuto mai il coraggio di raccontare n a Rachel
n ai miei figli. Non ne pot pi e grid ai nazisti che erano dei miserabili. Il pi sereno di loro si mise
a ridere, punt il fucile contro la pi giovane delle sopravvissute e disse stai zitto, ebreo del ccazzo o le
faccio fuori tutte. Tu tacque. Ma mentre tornavano verso il sotterraneo, uno dei cacciatori si mise a
vomitare e un collega gli disse vedi?, vedi?, te lavevo detto di non mischiare tanti liquori dolci, idiota.
Dopo di che, dovettero interrompere la sessione ricreativa e il sotterraneo rimase al buio, solo i gemiti
di terrore facevano loro compagnia. Fuori, uno scambio di grida infuriate e ordini nervosi che Tu non
poteva capire. Il giorno dopo cominci levacuazione del campo perch i russi si avvicinavano pi in
fretta del previsto e, nella confusione, nessuno pens alle sei o sette lepri rimaste nel sotterraneo. Viva
larmata rossa, disse Tu in russo quando cap la situazione; una delle donne lo cap e lo comunic alle
altre lepri. E i gemiti finirono per lasciare spazio alla speranza. Cos Tu si salv. Ma spesso penso che
salvarsi sia stato un castigo peggiore della morte. Capisci, Ardvol? Per questo io sono ebreo, non di
nascita, che io sappia, ma di volont, come molti altri catalani, che si sentono schiavi nella propria terra
e hanno conosciuto la diaspora solo per il fatto di essere catalani. Da quel giorno anchio seppi di
essere ebreo, Sara. Ebreo di testa, di popolo, di storia. Ebreo senza Dio e con la voglia di vivere
cercando di non fare del male, come il signor Voltes, perch cercare di vivere facendo il bene credo sia
troppo pretenzioso. Neanche cos ci sono riuscito.
Sar meglio che non racconti questa conversazione a mia figlia furono le ultime parole del
signor Voltes mentre io scendevo dalla macchina. Per questo, Sara, fino a oggi che lo scrivo, non ti
avevo detto niente. Ti sono stato infedele anche con questo segreto. Ma mi dispiace molto non aver
potuto rivedere il signor Voltes vivo.
Credo di non sbagliarmi: pi o meno in questo periodo ti sei comprata il porr.
E quando erano solo un paio di mesi che vivevamo insieme, mi telefon Morral per dirmi ho
loriginale di El coronel no tiene quien le escriba.
No.
S.
Garantito?
Signor Ardvol, non mi insulti.
E io, con voce normale, per niente alterata, dissi esco un momento, Sara. Dal fondo del suo
studio, la voce di Sara emerse dalla favola della rana ridanciana per chiedere dove vai?
AllAteneu (giuro che mi venne da dire che andavo allAteneu).
Ah. (Lei che ne sapeva, poveretta.)*
S, torno subito. (Maestro dellinganno.)*
Oggi la cena tocca a te. (Innocente e angelica.)*
S, s, non ti preoccupare. Torno subito. (Traditore.)*
 successo qualcosa? (Compassionevole.)*
No, che vuoi che sia successo. (Bugiardo, menzognero, impostore.)*
Adri fugg e non si accorse che, uscendo, aveva chiuso la porta troppo forte, come suo padre
tanti anni prima, quando andava a incontrarsi con la morte.
Nellappartamentino delle operazioni di Morral potei esaminare il manoscritto, splendido,
straordinario. La parte finale era dattiloscritta, ma Morral mi assicur che nei manoscritti di Garca
Mrquez questo succedeva spesso. Che delizia.
Quanto?
Tot.
Esagerato!
Prendere o lasciare.
Facciamo tot.
Non mi faccia ridere. Devo essere sincero con lei, dottor Ardvol. Diciamo che mi  arrivato
con un certo rischio, e il rischio si fa pagare.
Vuol dire che  rubato?
Che parole... Le assicuro che questi fogli non hanno lasciato tracce.
Allora tot.
No: tot.
Daccordo.
Queste operazioni non si concludono mai con un assegno. Dovetti aspettare impaziente il giorno
successivo; e quella notte sognai che Garca Mrquez in persona veniva a casa ad accusarmi del furto e
io facevo il finto tonto, ma lui mi inseguiva per tutta casa con un enorme coltello e io...
Che c? chiese Sara, accendendo la luce.
Erano le quattro del mattino e Adri si era messo seduto sul letto dei suoi genitori che adesso
era il nostro. Ansimava come se avesse fatto un gran corsa.
Niente, niente... Un sogno.
Raccontamelo.
Non me lo ricordo.
Mi sdraiai di nuovo. Aspettai che spegnesse la luce e dissi cera Garca Mrquez che mi
inseguiva per tutta casa e mi voleva uccidere con un coltello grande cos.
Silenzio. No: un debole tremolio del letto. Finch risuon una risata esplosiva di Sara. Poi sentii
la sua mano che mi arruff amorosamente la pelata come non aveva mai fatto mia madre. E io mi sentii
sporco e peccatore perch la stavo ingannando.
Il giorno dopo, a colazione, zitti, ancora semiaddormentati. Sara scoppi di nuovo in una sonora
risata.
E adesso che c?
Addirittura i tuoi orchi devono avere statura intellettuale.
Be, io mi sono spaventato davvero. Ah, oggi devo andare alluniversit. (Impostore.)*
Anche oggi? Ma  marted. (Angelica.)*
Lo so, lo so... Ma non so che vuole la Parera che mi ha chiesto di... uff... (Spregevole.)*
Be, pazienza. (Innocente.)*
Menzogna su menzogna, andai in banca, ritirai tot e andai dritto da Morral, con langosciosa
premonizione che quella notte il suo appartamento si fosse incendiato, o che lui avesse cambiato
parere, o avesse trovato un offerente pi generoso... o lavessero arrestato.
No. Il colonnello mi aspettava ancora pazientemente. Lo presi in mano con tenerezza. Era mio,
ormai, non dovevo pi soffrire. Mio.
Signor Morral.
S?
E il manoscritto completo di Nietzsche?
M-mmm.
Mi dice il prezzo?
Se  tanto per ficcare il naso non parlo, e non se la prenda.
 per comprarlo, se posso.
Mi faccia uno squillo tra dieci giorni e le dir il prezzo, se non lhanno gi venduto.
Come!?
E che pensa? Crede di essere solo al mondo?
Io lo voglio.
Dieci giorni.
A casa non potei mostrarti il tesoro. Era il mio lato clandestino contro i tuoi segreti. Nascosi i
fogli del manoscritto in fondo a un cassetto. Volevo comprare un raccoglitore in cui si potesse vedere
tutta lopera foglio a foglio, da entrambi i lati. Ma lo dovevo fare di nascosto. E adesso, anche Aquila
Nera.
Di, su, dimmi.
Hai guadato il fiume proibito.
Come?
Spendi e spenderai in cianfrusaglie, e la tua squaw non ne sa nulla.
 come se le mettessi le corna aggiunse Carson. Non va affatto bene.
Non posso fare altrimenti.
Stiamo per rompere ogni rapporto con lamico bianco che ci ha accolto tutta la vita.
O per dirlo a Sara.
Guai a voi: vi butto dal balcone.
Lardito guerriero non teme le minacce del viso pallido menzognero e codardo. E poi, non
avresti il coraggio di farlo.
Eccome si immischi Carson. I malati non calcolano le proprie azioni. Sono preda del
vizio.
Vi giuro che lopera intera di Nietzsche sar lultimo acquisto.
E dovrei crederci? Carson.
Mi chiedo perch lo nascondi alla tua squaw Aquila Nera. Lo compri con il tuo oro. Non
proviene da nessun ebreo rapinato dal crudele uomo bianco dai bastoni che sputano fuoco, e non 
rubato.
Qualcosa s, caro collega lo corresse Carson.
Ma non c motivo per cui lo debba venire a sapere la squaw viso pallido.
Li lasciai a discutere la strategia, incapace di ammettere davanti a loro che non avevo il
coraggio di andare da Sara a dirle  pi forte di me. Voglio possedere tutte le cose che desidero. Le
voglio e ucciderei per averle.
Sic? Carson.
No. Ma quasi. A Sara: Non mi sento molto bene.
Mettiti a letto, povero Adri, ti porto il termometro. (Compassionevole e innocente.)*
Per i due giorni successivi ebbi la febbre alta, al termine dei quali arrivai a una specie di patto
con me stesso (patto che Carson e Aquila Nera si rifiutarono di firmare) in virt del quale mi
concedevo, per il bene del nostro rapporto, di non raccontarti i dettagli della storia del Vial, che
conoscevo solo frammentariamente; o quali oggetti di casa sospettavo provenissero dalle spoliazioni
crudeli di mio padre; o il fatto che con il negozio avevo venduto, incassando quindi una certa somma,
molti peccati di mio padre... cosa che immagino avessi gi pensato. Non avevo il coraggio di dirti ti ho
mentito il giorno in cui sei arrivata da Parigi con un fiore giallo in mano e mi hai detto prenderei molto
volentieri un caff.
...
.
...
Capitolo trentasette.
...
.
...
 un aspetto che mi ricorda Hemingway sentenzi Mireia Grcia.
Bernat abbass la testa, umilmente rincuorato dallosservazione. Per un momento smise di
pensare che la sua capacit di convocare uditori aveva riunito tre persone a Pols de Llibres.
Io non ti consiglio di fare una presentazione gli aveva detto Bau.
Perch?
Ci sono gi troppi eventi del genere: non verr nessuno.
Lo dici tu. O forse fai distinzione tra i tuoi autori?
Bau aveva deciso di tenere per s la risposta che avrebbe sparato molto volentieri e, con un
gesto affaticato che non pot evitare, aveva detto: Non ne parliamo pi: dimmi che giorno ti va bene e
chi vuoi che te lo presenti. E sopra al sorriso di Bernat: Ma se non viene nessuno, non dare la colpa a
me.
Sullinvito cera scritto Heribert Bau e lautore vi invitano alla presentazione di Plasma,
lultimo libro di racconti di Bernat Plensa, che avr luogo alla libreria Pols de Llibres. Parteciperanno
lautore e leditore. La presentazione sar a cura della professoressa Mireia Grcia. Al termine, verr
offerta una coppa di champagne.
Adri lasci linvito sul tavolo e per un po immagin che cosa avrebbe potuto dire Mireia
Grcia su quel libro. Che era debole? Che Plensa non aveva ancora il potere di comunicare emozioni?
Che erano sprecati la carta su cui era stampato e gli alberi con cui era stata fatta?
Questa volta non ci rimarr male gli disse Bernat dopo avergli proposto di presentare il libro.
E come so che lo dici sul serio?
Perch ti piacer. E se non ti piace, sono cresciuto: ho quasi quarantanni e comincio a capire
che non mi devo arrabbiare con te per queste cose. Va bene? Mi presenti il libro?  il mese prossimo a
Pols de Llibres.  una libreria emblematica e...
No, Bernat.
Be, prima leggilo, no? offeso, sorpreso, teso.
Sono molto occupato. Certo che lo legger, ma non posso dirti quando. Non mi fare questo.
Bernat rimase a bocca aperta, incapace di capire quello che laltro gli aveva detto. Allora Adri
disse va bene, di, me lo leggo adesso; ma se non mi piace te lo dico e, ovviamente, non te lo presento.
Sei un amico. Grazie. Ti piacer. Lo indic con il dito, come lispettore Callaghan: E
desidererai presentarlo.
Bernat era convinto che quella era la volta buona, che quella volta avrebbe detto mi hai
sorpreso, Bernat: ci vedo la forza di Hemingway, il talento di Borges, larte di Rulfo e lironia di
Calders. Bernat era la persona pi felice del mondo finch tre giorni dopo gli telefonai e gli dissi siamo
alle solite, non mi convincono i personaggi e non me ne frega niente di quello che gli possa accadere.
Prego?
La letteratura non  un gioco. O, se  solo un gioco, non mi interessa. Mi spiego?
E non salvi niente? Neanche lultimo racconto?
 il migliore. Ma  il migliore di un naufragio.
Sei crudele. Ti piace massacrarmi.
Hai detto che avevi gi quarantanni e che non ti saresti arrabbiato se...
Non li ho ancora compiuti! E tu hai un modo molto sgradevole di dirmi che non ti piace,
che...
Ho solo il mio modo.
E non sai dire non mi piace, e basta?
Prima facevo cos. Ma tu non hai memoria storica. Posso dire non mi piace, e basta. Ma allora
tu dici: E basta? Nientaltro? E io devo giustificare quel non mi piace e lo giustifico cercando di non
ingannarti perch non ti voglio perdere, allora ti dico non hai talento per costruire i personaggi: sono
solo nomi. Parlano tutti nello stesso modo; hanno tutti poca voglia di catturare il mio interesse.
Nessuno di questi personaggi  necessario.
Che cazzo vuol dire che non  necessario? Se non c Biel, in Topi, non c racconto.
Non mi vuoi capire.  il racconto che non  necessario. Non mi ha cambiato, non mi ha
arricchito, non mi ha niente!
E adesso quella stupida di Mireia diceva Plensa ha la forza di Hemingway, e Adri, prima di
sentire che lo comparava a Borges e a Calders, si nascose dietro a un espositore. Non voleva che Bernat
lo vedesse l, in una libreria fredda, con diciassette sedie pieghevoli vuote e tre occupate, una da un
uomo che aveva tutta laria di aver sbagliato presentazione.
Sei un vigliacco, pens. E pens anche che cos come gli piaceva sempre osservare il mondo e
le idee da una prospettiva storica, se avesse studiato la storia della sua amicizia con Bernat, sarebbe
arrivato inevitabilmente a questo punto impossibile: Bernat sarebbe stato felice se si fosse concentrato
sulla sua capacit di esserlo con il violino. Fugg dalla libreria senza fare rumore e fece il giro
dellisolato pensando a cosa avrebbe dovuto fare. Come mai non cera Tecla? E neanche il figlio?
Perch cavolo non devi venire?  un libro mio!
Tecla fin la tazza di latte e aspett che Lloren tornasse nella sua stanza a prendere lo zainetto
di scuola. Tenendo la voce bassa: Se dovessi venire a tutti i tuoi concerti e a tutte le tue
presentazioni....
Come se ne facessi una a settimana. Sono sei anni che non presento un libro.
Silenzio.
Non mi vuoi stare vicino.
Voglio mettere ogni cosa al suo posto.
Non vuoi venire.
Non posso.
Non mi ami.
Non sei il centro del mondo.
Lo so.
No, non lo sai. Non te ne rendi conto. Stai sempre l a chiedere, a pretendere.
Non ti capisco.
Pensi che siano sempre tutti al tuo servizio. Che tu sia la persona pi importante di casa.
Be...
Lei lo guard con aria di sfida. Lui fu sul punto di dire certo che sono la persona pi importante
della famiglia; ma un sesto o settimo senso lo fece trattenere in tempo. Rimase con la bocca aperta.
No, di, di lo incoraggi Tecla.
Bernat chiuse la bocca. Lei, guardandolo negli occhi, disse anche noi abbiamo la nostra vita: dai
per scontato che possiamo sempre andare dove dici tu e che dobbiamo sempre leggere quello che tu
scrivi, con lobbligo di farcelo piacere; no, con lobbligo di entusiasmarci.
Sei esagerata.
E per quale motivo hai detto a Lloren che vuoi che lo legga in dieci giorni?
 un peccato chiedere a un figlio di leggere un libro?
Ha nove anni, per lamor di Dio.
E allora?
Sai cosa mi ha detto ieri sera?
Il bambino, a letto, accese la luce del comodino nel momento in cui sua madre usciva in punta
di piedi dalla stanza.
Mamma.
Ma non dormivi?
No.
Che hai?
Tecla si sedette sulla sponda del letto. Lloren apr il cassetto del comodino e tir fuori un libro.
Lei lo riconobbe.
Lho cominciato a leggere, ma non ci capisco niente.
Non  un libro per bambini. Perch lo leggi?
Pap mi ha detto che lo devo finire prima di domenica. Dice che  corto.
Lei prese in mano il libro.
Non gli dare retta.
Lo apr e lo sfogli distrattamente.
Mi far delle domande.
Lei gli restitu il libro: Tienilo. Ma non c bisogno che tu lo legga.
Sei sicura?
Sicura.
E se mi fa delle domande?
Gli dico io di non fartele.
Adesso non posso neanche fare delle domande a mio figlio! Bernat indignato, sbattendo la
tazza sul piattino. Sono suo padre o no?
Il tuo ego  davvero spaventoso.
Lloren si affacci in cucina, con la giacca a vento addosso e lo zainetto sulle spalle.
Pap adesso viene. Comincia a scendere, tesoro.
Bernat si alz, sbatt la salvietta sul tavolo e usc dalla cucina.
Adri era di nuovo davanti alla libreria dopo aver fatto il giro dellisolato. E non sapeva ancora
cosa doveva fare. In quel momento spensero una delle luci della vetrina. Reag in tempo: si allontan
qualche metro. Mireia Grcia usc spedita passandogli davanti, ma non si accorse di lui perch stava
guardando lorologio. Mentre uscivano Bau, Bernat e altre due o tre persone, lui arriv camminando
in gran fretta, come se stesse facendo tardi.
Ehi!... Non mi dire che  gi finito! faccia e tono di delusione di Adri.
Ciao, Ardvol.
Adri fece un saluto con la mano a Bau. Le altre persone si allontanarono ognuna per conto
suo. Bau disse che se ne andava.
Non ti va di andare a cena da qualche parte? Bernat.
Bau declin, disse che stava facendo tardi a una cena, e lasci soli i due amici.
Allora? Com andata?
Bene. Molto bene. Mireia Grcia  stata molto incisiva. Molto... insomma, tutto bene. E cera
parecchia gente. Bene, no?
Sono contento. Avrei voluto esserci, ma...
Di, non ti preoccupare... Mi hanno anche fatto delle domande.
E Tecla?
Si misero a camminare in un silenzio che spiegava tutto. Arrivati allangolo, Bernat si ferm di
colpo e guard negli occhi Adri: Ho la sensazione di scrivere contro il mondo: contro di te, contro
Tecla, contro mio figlio, contro il mio editore.
E adesso perch dici questo?
Non gliene frega niente a nessuno di quello che scrivo.
Cavolo, ma non mi hai appena detto che...?
E adesso ti dico che non gliene frega niente a nessuno di quello che scrivo.
E a te?
Bernat lo guard diffidente. Lo prendeva in giro?
Ne va della mia vita.
Non ci credo. Ci metti troppi filtri.
Mi piacerebbe capirti, un giorno.
Se scrivessi come suoni il violino, saresti grande.
Che scemenza che hai appena detto. Con il violino mi annoio.
Tu non vuoi essere felice.
Non  obbligatorio, me lhai detto tu.
Va bene. Ma se io sapessi suonare come te... farei...
Niente, non faresti un cazzo.
Che c? Hai litigato di nuovo con Tecla?
Non  voluta venire.
Questo era gi pi delicato. Che dico adesso?
Vuoi venire a casa?
Perch non andiamo a cena da qualche parte?
Be, veramente...
Sara ti aspetta.
Be, le avevo detto che... S, mi aspetta.
Questa  la storia di Bernat Plensa: siamo amici da tanti anni. Da tanti anni mi invidia perch
non mi conosce fino in fondo; da molto tempo io lo ammiro per come suona il violino. E ogni tanto
litighiamo in modo mostruoso come fossimo amanti disperati. Gli voglio bene e non posso evitare di
dirgli che scrive male, che non ha alcun talento. Da quando ha cominciato a darmi da leggere i suoi
scritti ha pubblicato vari libri di racconti molto brutti. E nonostante la sua capacit intellettuale, non
riesce ad accettare che se non piacciono a nessuno forse non  tanto perch abbiamo tutti un criterio
completamente sbagliato quanto perch quello che scrive non ha alcun interesse. Nessuno. Siamo
sempre allo stesso punto. E sua moglie... Non sono sicuro, ma immagino che vivere con Bernat debba
essere difficile.  assistente del primo violino nellOrquestra Ciutat de Barcelona. E fa musica da
camera con un gruppo di colleghi. Cosa vuole di pi?, direbbero la maggior parte dei mortali. Ma lui
no. Probabilmente, come tutti i mortali, non sa vedere la felicit che ha vicino perch  abbagliato da
quella che non ha a portata di mano.  troppo umano, Bernat. E oggi non sono potuto andare a cena
con lui perch Sara  triste.
Bernat Plensa i Punsoda, un musicista molto bravo che si ostina a cercare linfelicit nella
letteratura. Contro questo male non esiste un vaccino. E Ali Bahr osserv il gruppo di bambini che
giocavano al riparo dal sole, protetti dal muro che serviva per separare lorto dellAsino Bianco dalla
strada che andava da al-Hisw fino al lontano Bir Durb. Ali Bahr, ventanni appena compiuti, non
sapeva che una delle bambine, quella che stava gridando mentre un moccioso con le ginocchia
sbucciate la inseguiva, era Amani, che pochi anni dopo avrebbero tutti conosciuto come la bella Amani,
l e in tutta la piana. Frust il somaro perch doveva essere a casa entro due ore. Per sfogare la sua
energia prese un sasso dalla strada, n molto grande n molto piccolo, e lo lanci con forza, con furia,
in avanti, come a indicare allasino la via.
La vita di Plasma di Bernat Plensa si pu riassumere in ripercussione zero, recensioni zero,
critiche zero, vendite zero. Per fortuna, n Bau n Adri n Tecla gli dissero vedi, te lavevo detto, io.
E Sara, quando le raccontai comera andata, mi disse tu sei un vigliacco, dovevi essere l, tra il
pubblico. E io: era troppo umiliante. E lei: no, si sarebbe sentito confortato dal suo amico. E la vita
continu:  una campagna contro di me. Mi vogliono far diventare trasparente; vogliono farmi
sparire.
Chi?
Loro.
Un giorno me li dovrai presentare.
Non sto scherzando.
Bernat, la gente non ce lha con te.
No, probabilmente non sanno neanche che esisto.
Dillo a quelli che ti applaudono dopo un concerto.
Non  lo stesso, ne abbiamo parlato mille volte.
Sara li ascoltava in silenzio. Improvvisamente, Bernat la guard e, in tono leggerissimamente
accusatorio, le chiese e tu cosa pensi del libro?, che credo sia la domanda, lunica domanda, che un
autore non pu fare impunemente, perch corre il rischio di ricevere una risposta.
Sara sorrise educatamente e Bernat sollev le sopracciglia a indicare imprudentemente che la
domanda era rimasta in sospeso.
Non lho letto rispose Sara, sostenendo il suo sguardo. E aggiunse qualcosa che mi stup:
Ancora.
Bernat rimase a bocca aperta dalla sorpresa. Non imparerai mai, Bernat, pens Adri. E quel
giorno cap che quelluomo era incorreggibile, che avrebbe cercato di inciampare sulla stessa pietra
ogni volta che lavesse trovata, per tutta la vita. Intanto, senza neanche accorgersene, Bernat bevve
mezzo calice di un Ribera del Duero straordinario.
Giuro che smetto di scrivere proclam, spostando il bicchiere da un lato, con lintenzione, ne
sono convinto, di far sentire Sara colpevole di accidia.
Concentrati sulla musica dicesti tu con quel sorriso che ancora mi fa innamorare, ci
guadagnerai.
E bevesti a garganella dal porr. Un Ribera del Duero bevuto con il porr. Bernat ti osserv con
unespressione sorpresa, ma non disse niente. Era troppo sconcertato. Non si mise a piangere perch
cera Adri, ne sono sicuro. Davanti a una donna, anche se beve il vino dal porr, si pu piangere pi
facilmente. Davanti a un uomo  difficile lasciarsi andare. Ma quella sera ebbe la prima grande lite con
Tecla: Lloren, che era a letto, con gli occhi spalancati, fu testimone di uno degli scatti dira di suo
padre e si sent il bambino pi infelice del mondo.
Non chiedo poi tanto, cazzo! rifletteva Bernat. Solo che ti degni di leggermi. Mi basta
questo. Alzando troppo la voce:  chiedere troppo? Eh? Eh?.
A quel punto arriv lattacco alle spalle. Lloren, montato su tutte le furie, scalzo, in pigiama,
entr nella sala da pranzo e si lanci contro suo padre nel momento in cui questi diceva non mi sento
affatto appoggiato nella mia avventura artistica. Tecla guardava il muro come se osservasse la sua
carriera pianistica definitivamente interrotta dalla gravidanza, sentendosi terribilmente offesa, va bene?
Offesa nel pi profondo del cuore, come se lunica cosa che dobbiamo fare nella vita fosse adorarti. A
quel punto era arrivato lattacco alle spalle: Lloren scaric un paio di colpi su suo padre, trasformando
la schiena di Bernat in un vero e proprio punching-ball.
Ehi, tu. Fermati!
Non rimproverare mamma!
Vai a dormire gli ordin Tecla, accompagnando la frase con un gesto del capo che secondo
lei doveva implicare complicit. Adesso vengo.
Lloren scaric ancora un paio di colpi. Bernat apr gli occhi e pens sono tutti contro di me;
nessuno vuole che scriva.
Non ti confondere gli disse Adri mentre glielo raccontava, scendendo per carrer de Llria,
dirigendosi uno, con il violino, alle prove e laltro a lezione di Storia delle idee II.
Macch confondermi e confondermi! Neanche mio figlio vuole che mi lamenti.
Sara, amore mio: sto parlando di tanti anni fa, dellepoca in cui riempivi la mia vita. Siamo tutti
invecchiati e tu mi hai lasciato solo per la seconda volta. Se mi sentissi, sono sicuro che scuoteresti la
testa preoccupata nel vedere che Bernat  sempre uguale e che continua a scrivere cose senza interesse.
A volte mi fa andare in bestia pensare che un musicista con la capacit che ha lui di tirar fuori quel
suono dallo strumento e di creare atmosfere cos dense sia incapace, non di scrivere cose geniali, ma di
accorgersi che i suoi personaggi e le storie che scrive non ci interessano minimamente. Anche per noi,
in sintesi, ci che scrive Bernat ha ripercussione zero, recensioni zero, critiche zero, vendite zero. E
basta parlare cos di Bernat, ch mi far il sangue amaro e ho altre preoccupazioni prima che arrivi il
momento.
Pi o meno in questo periodo... Mi sembra di averlo gi detto poco fa. Che importanza ha
lesattezza cronologica dopo il disordine che ho mostrato finora? Fatto sta che Lola Piccola cominci a
borbottare per qualsiasi cosa e a lamentarsi che linchiostro di china, i carboncini e i colori che Sava
usa sporcano dappertutto.
Si chiama Sara.
Ma lei dice Sava.
Per si chiama Sara. E poi, i carboncini e tutto il resto li tiene nel suo studio.
Questo lo dice lei. Laltro giorno stava copiando il quadro della sala da pranzo, che poi mi
deve dire che gusto c a dipingere cose senza colore. E, ovvio, lasciandomi gli stracci come pu
immaginare, che per pulirli non so dove mettere le mani.
Lola Piccola.
Caterina. E gli asciugamani del bagno. Siccome ha sempre le mani nere... Devessere
unabitudine dei francesi.
Caterina.
Che c.
Gli artisti bisogna lasciarli fare.
Cominciano cos disse indicando un pezzo di dito; ma io la interruppi prima che misurasse
tutto il braccio.
Sara  la signora di casa e qui comanda lei.
So che la offesi con questa affermazione. Ma lasciai che lei e la sua collera abbandonassero lo
studio in silenzio e mi lasciassero solo con quelle intuizioni che un giorno avrebbero cominciato a fare
un po di luce sul balbettio che sarebbe diventato La volont estetica, il saggio che pi mi  piaciuto
scrivere.
Tu hai disegnato lurgell della sala da pranzo?
S.
Lo posso vedere?
Ma non...
Di, fammelo vedere.
Esitasti, ma alla fine cedesti. Ti vedo ancora, un po nervosa, mentre apri quella cartella
immensa in cui tenevi le tue esitazioni e che portavi da una parte allaltra. Poggiasti il foglio sul tavolo.
Il sole non si nascondeva dalla parte di Trespui; ma il campanile a tripla vela del monastero di Santa
Maria de Gerri sembrava prendere vita solo con il tratto del carboncino di Sara. Gli avevi saputo
cogliere le rughe del tempo e degli anni e tutte le sue cicatrici. Disegni cos bene, amore mio, che l
cerano secoli di storia in bianco, nero e mille grigi sfumati dalle tue dita. Il paesaggio e la chiesa, e un
pezzo di sponda della Noguera. Aveva tutto acquistato un fascino che non mi faceva rimpiangere i
colori scuri, tristi e magici di Modest Urgell.
Ti piace?
Mmolto.
Mmolto?
Mmoltissimo.
Te lo regalo disse lei, soddisfatta.
Davvero?
Passi tante ore a guardare lurgell...
Io? Ma di.
No?
Non lo so... Non me ne rendo conto.
 un tributo alle tue ore di osservazione. Cosa cerchi l dentro?
Non lo so bene. Lo faccio istintivamente. Mi piace.
Non ti chiedo che cosa ci trovi, ma cosa cerchi.
Penso al monastero di Santa Maria de Gerri. Ma soprattutto penso al piccolo monastero di Sant
Pere del Burgal, che  l vicino e che non ho mai visto. Sai quella pergamena dellabate Deligat che ti
ho fatto vedere? Era latto di fondazione del monastero del Burgal: sono passati tanti anni da allora che
quando tocco la pergamena sento lemozione della storia. E penso ai monaci che ci hanno vissuto per
secoli. Che per secoli hanno pregato Dio che non esiste. E alle saline di Gerri. E ai misteri arroccati del
Burgal. E ai contadini che morivano di fame e di malattie, e ai giorni che passano lenti ma implacabili,
e ai mesi e agli anni, e mi emoziono.
Non ti avevo mai sentito dire tante parole di seguito.
Ti amo.
Che altro cerchi in quel quadro?
Non lo so; davvero, non so cosa cerco l dentro.  difficile da dire.
E cosa ci trovi?
Storie insolite. Gente strana. Voglia di vivere e di vedere.
Perch non andiamo a vederlo dal vivo?
Andammo a Gerri de la Sal con la seicento, che al passo di Comiols ci piant in asso. Un
meccanico molto ciarliero di Isona cambi non so che della testata di non ricordo cosa e insinu che
avremmo fatto bene a cambiare macchina molto presto per evitare brutte sorprese. Perdemmo una
giornata con queste miserie della vita e arrivammo a Gerri di sera. Il giorno dopo, dalla pensione, vidi il
quadro di Urgell al naturale e quasi soffocai dallemozione. Passammo la giornata a guardarlo,
fotografarlo, disegnarlo e a vedere entrare e uscire fantasmi di monaci, contadini e lavoratori delle
saline, finch percepii gli spiriti dei due monaci che andavano a Sant Pere del Burgal a prendere la
chiave per dichiarare chiuso quel piccolo, isolato monastero dopo centinaia di anni ininterrotti di vita
monastica.
Il giorno successivo la seicento convalescente ci port venti chilometri pi a nord, fino a
Escal; e da l a piedi, per un sentiero impervio che saliva lungo il pendio soleggiato di Barraonse,
lunica via praticabile per arrivare fino alle rovine di Sant Pere del Burgal, il monastero dei miei sogni.
Sara non lasci che le portassi il grosso zaino con il blocco, le matite e i carboncini: era il suo carico.
Pochi minuti dopo presi in mezzo al sentiero un sasso spigoloso, n molto grande n molto
piccolo. Adri lo osserv pensieroso e in quel momento gli tornarono in mente limmagine della bella
Amani e la sua storia triste.
Cosha questo sasso?
Niente, niente fece Adri, mettendolo nello zaino.
Sai che effetto mi fai? dicesti ansimando un po per il pendio su cui stavamo salendo.
Eh?
Ecco. Che non chiedi che effetto, ma eh.
Adesso mi sono perso. Adri, che era davanti, si ferm, guard la valle verde, ascolt il
rumore lontano della Noguera e si volt verso Sara. Anche lei si ferm, sorridente.
Pensi sempre a qualcosa.
S.
Ma pensi sempre a qualcosa lontana. Sei sempre da unaltra parte.
Oh... Mi dispiace.
No. Sei cos. Anchio sono un po speciale.
Adri le si avvicin e la baci sulla fronte, con tanta tenerezza, Sara, che ancora oggi mi
emoziono a ricordarlo. Non sai quanto ti amo e quanto mi hai trasformato. Tu s che sei un capolavoro,
e spero che mi capisca.
Tu, speciale?
Sono una donna strana. Piena di complessi e di segreti.
Complessi... li nascondi. Segreti... questo si risolve facilmente: raccontameli.
Sara guard gi per il sentiero per non dover affrontare i miei occhi.
Sono una donna complicata.
Non devi dire niente che tu non voglia dirmi.
Adri stava per continuare la salita, ma si ferm e si gir: Mi piacerebbe solo che mi dicessi
una cosa.
Quale?
Sembrer assurdo, ma le chiesi che cosa ti hanno detto di me mia madre e tua madre. Che cosa
ti hanno detto perch tu ci credessi.
Il tuo viso radioso si incup e io pensai ho rovinato tutto. Aspettai qualche secondo, poi, con la
voce un po arrugginita, dicesti ti avevo supplicato di non chiedermelo. Ti avevo supplicato...
Raccogliesti un sasso, nervosa, e lo lanciasti gi per il pendio.
Non voglio che rivivano quelle parole. Non voglio che tu le conosca; voglio risparmiartelo,
perch hai il diritto di ignorarle. E io, di dimenticarle. Ti sistemasti lo zaino sulle spalle con un gesto
elegante.  la stanza chiusa della fiaba di Barbabl, ricordatelo.
Dal modo deciso in cui lo disse ebbi la sensazione che non avesse mai smesso di pensarci. Era
gi un po che vivevamo insieme e io avevo sempre questa domanda in testa: sempre.
Va bene disse Adri. Non te lo chieder mai pi.
Ripresero a salire. Ancora un tratto di sentiero pi ripido e finalmente arrivammo, io allet di
trentasei anni, davanti alle rovine del monastero tanto sognato di Sant Pere del Burgal. Frate Juli de
Sau, che in altri tempi, come domenicano, si era chiamato Miquel, usc a riceverci con la chiave in
mano. Con la Cassetta Sacra in mano. Con la morte in mano.
Fratelli, la pace del Signore sia con voi ci disse.
La pace del Signore sia anche con te risposi.
Che dici? fece Sara, sorpresa.
...
.
...
QUINTO.
...
.
...
Vita condita. SCRITTO CON LA MATITA IN UN VAGONE PIOMBATO: qui, in questo convoglio, io, eva, con mio figlio abele, se vedete mio figlio maggiore, caino, figlio di adamo, ditegli che io.
.
DAN PAGIS.
...
.
...
Capitolo trentotto.
...
.
...
Una volta assaporata la bellezza artistica, la vita cambia. Una volta ascoltato il coro
Monteverdi, la vita cambia. Una volta visto Vermeer da vicino, la tua vita cambia; una volta letto
Proust, non sei pi lo stesso.  cos, ma non so perch.
Scrivilo.
Noi siamo casualit.
Come?
 pi facile che non fossimo stati e invece siamo.
...
Generazioni e generazioni di balli frenetici di milioni di spermatozoi che inseguono ovuli,
concepimenti casuali, morti, annientamenti... e adesso io e te siamo qui, uno davanti allaltro come se
non avesse potuto essere altrimenti. Come se ci fosse stata soltanto la possibilit di un unico albero
genealogico.
Be.  logico, no?
No.  pura casualit.
Be...
E ti dir di pi. Che tu sappia suonare cos bene il violino, anche questa  pura casualit.
Va bene. Per... Silenzio. Quello che dici fa venire le vertigini, se ci pensi, no?
S. E allora cerchiamo di sopravvivere al caos con lordine dellarte.
Scrivilo, no? azzard Bernat, bevendo un sorso di t.
Il potere dellarte risiede nellopera darte o piuttosto nelleffetto che fa alla persona? Tu che
ne pensi?
Che lo devi scrivere insistette Sara qualche giorno dopo. Cos ti ci raccapezzerai di pi.
Perch Omero mi paralizza? Perch il quintetto con clarinetto di Brahms mi lascia senza
respiro?
Scrivilo gli disse subito Bernat. E mi farai un favore, perch lo voglio sapere anchio.
Come mai non sono capace di inginocchiarmi davanti a nessuno e invece sento la Pastorale di
Beethoven e non mi dispiace riverirla?
La Pastorale  banale.
Lo dici tu. Sai da dove veniva Beethoven? Dalle centootto sinfonie di Haydn.
E anche dalle quarantuno di Mozart.
 vero. Ma Beethoven ne ha potute scrivere solo nove. Perch quasi tutte e nove vivono su un
altro gradino di complessit morale.
Morale?
Morale.
Scrivilo.
Non possiamo capire lopera darte se non ne vediamo levoluzione. Si lav i denti e si
sciacqu la bocca. Mentre si asciugava, grid attraverso la porta aperta del bagno: Ma  sempre
necessario il tocco di genio dellartista, che  quello che la fa evolvere.
Quindi il potere risiede nella persona gli rispose Sara dal letto, senza nascondere uno
sbadiglio.
Non lo so. Van der Weyden, Monet, Picasso, Barcel.  una linea dinamica che ha inizio nelle
grotte di Valltorta e non  ancora finita perch esiste lumanit.
Scrivilo. Bernat fin il t qualche giorno dopo e appoggi delicatamente la tazza sul piattino.
No?
 la bellezza?
Come?
La colpa  della bellezza? Che vuol dire la bellezza?
Non lo so. Ma la so riconoscere. Perch non lo scrivi? ripet Bernat guardandolo negli occhi.
Luomo distrugge luomo, e compone anche Il paradiso perduto.
 un mistero, s. Lo devi scrivere.
La musica di Franz Schubert mi trasporta in un futuro migliore. Schubert, con pochi elementi,
 capace di dire molto. Ha una forza melodica inesauribile, piena di eleganza e di fascino e, al tempo
stesso, piena di energia e di verit. Schubert  la verit artistica, ci dobbiamo aggrappare a lui per
salvarci. Mi meraviglia che fosse un uomo sifilitico, di salute cagionevole e senza soldi. Che potere ha
questuomo? Che potere ha su di noi? Io, qui e ora, mi inginocchio davanti allarte di Schubert.
Bravo, Herr Obersturmfhrer. Avevo intuito che era una persona sensibile.
Il dottor Budden aspir la sigaretta e butt fuori unesile colonna di fumo mentre ripassava
mentalmente lattacco dellopus 100 e la cantava con incredibile precisione.
Quanto mi piacerebbe avere il suo orecchio, Herr Obersturmfhrer.
Non  un grande merito. Ho il diploma di pianoforte.
La invidio.
Non creda. Ho tante ore di studio sulle spalle, tra la medicina e la musica, che ho la sensazione
di essermi perduto molte cose nella vita.
Adesso le recupera allingrosso, se mi permette lespressione fece lOberlagerfhrer Hss
indicando con le braccia aperte tuttintorno a s. Adesso si trova in mezzo alla vita.
S, certo,  vero. A seconda dei punti di vista, anche troppo allimprovviso.
Silenzio tra i due uomini, come se si stessero osservando. Finch il dottore si decise e,
schiacciando la sigaretta nel portacenere, chinato sulla scrivania, disse a voce pi bassa: Perch mi
voleva vedere, Obersturmbannfhrer?.
LOberlagerfhrer Hss, allora, nello stesso tono basso, come se diffidasse delle pareti di casa
sua, gli disse le volevo parlare del suo superiore.
Voigt?
M-mmm.
Silenzio. Dovevano star calcolando i rischi. Hss azzard a dire un cos, tra di noi, che ne
pensa.
Be, io...
Le chiedo... le esigo sincerit.  un ordine, caro Obersturmfhrer.
Cos tra di noi...  un fesso.
A queste parole Rudolf Hss reag con unespressione soddisfatta. Si sistem sulla sedia.
Guardandolo negli occhi, disse al dottor Budden che stava parlando con chi di dovere perch
mandassero quel fesso di Voigt a un fronte qualsiasi.
E chi dirigerebbe i...
Lei, naturalmente.
Ma... Ma questo ... E perch no?
Si erano gi detti tutto. Una nuova alleanza senza intermediari tra Dio e il suo popolo. Il trio di
Schubert suonava ancora sullo sfondo della conversazione. Per rompere limbarazzo, il dottor Budden
disse sa che Schubert ha composto questa meraviglia pochi mesi prima di morire?
Scrivilo. Davvero, Adri.
Ma rimase tutto momentaneamente in sospeso perch Laura torn dal suo soggiorno a Uppsala
e la vita alluniversit, e soprattutto nello studio del dipartimento, ricominci a essere un po
imbarazzante. Lei tornava con uno sguardo pi allegro, lui le chiese stai bene? Laura sorrise e si diresse
verso laula quindici senza rispondere. Adri lo interpret come un s, stava bene. Ed era bella: era
diventata pi bella. Seduto in subaffitto, quellanno, alla scrivania della Parera, Adri fece fatica a
riprendere in mano i fogli che riflettevano sul tema della bellezza, non sapeva ancora come, ma che lo
tenevano occupato e lavevano fatto arrivare tardi a lezione per la prima volta nella sua vita. La
bellezza di Laura, la bellezza di Sara, di Tecla... rientrano in questo tipo di riflessioni? Eh?
Io direi di s rispose cautamente Bernat. La bellezza della donna  un fatto indiscutibile,
no?
La Vivancos direbbe che  un approccio maschilista.
Io non lo so questo. Silenzio smarrito di Bernat. Prima era un pensiero piccoloborghese e
adesso  un ragionamento maschilista. A voce pi bassa, per non essere sentito da nessun giudice:
Per le donne mi piacciono. Sono belle: questo lo so.
Gi. Ma non so se parlarne.
A proposito, chi  questa Laura cos bella di cui parli?
Eh?
La Laura che hai menzionato.
Nessuno, pensavo a Petrarca.
E questo sar un libro? fece Bernat indicando i fogli che erano sul tavolo dei manoscritti,
come se li dovesse esaminare minuziosamente con la lente dingrandimento di suo padre.
Non lo so. Per il momento sono trenta pagine e mi diverte avanzare al buio.
Come sta Sara?
Bene. Mi rasserena.
Ti ho chiesto come sta lei: non come influisce su di te.
Ha molto lavoro. Actes Sud le ha affidato lillustrazione di una serie di dieci libri.
Ma come sta?
Bene. Perch?
Perch a volte ha unespressione triste.
Ci sono cose che non si possono risolvere neanche con un po di amore.
Dieci o dodici giorni dopo accadde linevitabile. Stavo parlando con la Parera e allimprovviso
lei disse ascolta, come si chiama tua moglie? In quel momento Laura entrava nello studio, carica di
cartelline e di idee, e sent perfettamente la Parera che diceva ascolta, come si chiama tua moglie? Io
abbassai gli occhi e con rassegnazione dissi Sara, si chiama Sara. Laura moll le cose sulla sua
scrivania caotica e si sedette.
 bella, eh? continu la Parera, come se mi rigirasse un coltello nel cuore. O forse nel cuore
di Laura.
M-mmm.
E siete sposati da molto?
No. In realt, non...
Be, voglio dire vivete insieme da molto.
No, non molto.
Linterrogatorio fin non perch lispettrice del KGB non avesse altro da chiedere ma perch
doveva andare a lezione. Eullievna Parerova usc dallo studio e, prima di chiudere la porta, mi disse
abbine cura, che oggi le cose vanno...
E chiuse con delicatezza, senza sentire il bisogno di specificare come vanno esattamente le
cose. Allora Laura si alz, mise la mano a unestremit delle cartelline, lavori, libri, appunti e riviste
della sua sempre affollata scrivania e fece scivolare tutto a terra, in mezzo allo studio. Un grande
frastuono. Adri la guard compunto. Lei si sedette senza guardarlo. A quel punto squill il telefono
nella stanza. Laura non rispose e, ti giuro, non c niente che mi innervosisca di pi di un telefono che
suona senza che nessuno risponda. Andai alla mia scrivania e afferrai il ricevitore.
Pronto? S, un momento.  per te, Laura.
Io con lapparecchio in mano; lei che guardava il vuoto, senza alcuna intenzione di sollevare la
cornetta del suo telefono. Mi avvicinai il ricevitore allorecchio.
Adesso non c.
Allora Laura prese il telefono e disse s? Riattaccai e lei disse ehi, bella, come stai! E rise con
una risata cristallina. Io presi i miei fogli sullarte e lestetica che non avevano ancora nome e fuggii.
Ora devo andare annunci il dottor Budden alzandosi e sistemandosi limpeccabile uniforme
da Obersturmfhrer perch domani ci sono dei nuovi arrivi. Guard lOberlagerfhrer Hss e gli
sorrise. Poi, sapendo che laltro non lavrebbe capito, disse: Larte  inesplicabile. Indic il suo
ospite: Possiamo dire, al massimo, che  una dimostrazione damore dellartista nei riguardi
dellumanit. Non crede?.
Uscito da casa dellOberlagerfhrer, sapendo che questi stava ancora digerendo lentamente le
sue parole, sent tenue, avvolto dal freddo, il finale del trio opus 100 del serafico Schubert. Senza
questa musica, la vita sarebbe terribile, avrebbe dovuto dire al suo ospite.
La situazione cominci a inasprirsi per me quando avevo praticamente gi finito la redazione de
La volont estetica. Le bozze, la traduzione in tedesco che mi portava a fare delle aggiunte
alloriginale, le osservazioni di Kamenek alla mia traduzione, che mi spingevano a loro volta ad
aggiungere sfumature e a riscrivere, tutto questo mi aveva lasciato in uno stato di notevole alterazione.
Avevo paura che il libro che stavo per pubblicare mi soddisfacesse. Te lho detto molte volte, Sara:  il
libro che mi piace di pi; non so se  il migliore, ma  quello che pi mi piace. E seguendo gli
imperativi della mia anima scontenta che tu hai patito cos tanto, in quei giorni in cui Sara metteva
calma nella mia vita e Laura faceva finta di non conoscermi, lossessione di Adri Ardvol era dedicare
ore e ore al suo storioni, un modo come un altro per nascondere la sua ansia. Fece un ripasso dei
momenti pi duri della Trullols e di quelli pi sgradevoli con il maestro Manlleu. E qualche mese dopo
propose a Bernat di fare insieme le sonate dellopus 3 e dellopus 4 di Jean-Marie Leclair.
Perch Leclair?
Non lo so. Mi piace. E lho studiato.
Non  facile come sembra.
Ma vuoi provare o no?
Per un paio di mesi, il venerd pomeriggio la casa si riempiva della musica dei violini dei due
amici. E durante la settimana Adri, dopo aver scritto, studiava il repertorio. Come se fosse trentanni
prima.
Trenta?
O venticinque. Ma non ti posso pi raggiungere.
Be, ci mancherebbe altro. Io ho fatto solo questo.
Ti invidio.
Non dire cazzate.
Ti invidio. Vorrei saper suonare come te.
In fondo Adri voleva allontanarsi da La volont estetica. Voleva tornare alle opere darte che
lo avevano portato alle riflessioni del libro.
S, ma perch Leclair? Perch non ostakovi??
Non sono al livello. Perch pensi che ti invidio?
E i due violini, adesso uno storioni e un thouvenel, cominciarono a riempire la casa di rimpianti,
come se la vita potesse ricominciare, come se volesse dar loro una nuova opportunit. La mia, quella di
avere dei genitori pi genitori, diversi, pi... E... non so bene. E tu? Eh?
Che? Bernat, con larco troppo teso e cercando di guardare da unaltra parte.
Sei felice?
Bernat attacc la sonata numero 2 e io mi vidi costretto a seguirlo. Ma quando finimmo (con tre
errori madornali miei e un solo rimprovero di Bernat), tornai alla carica: Ehi.
Che c.
Chiedevo se sei felice.
No. E tu?
Neanche.
La seconda sonata, la numero 1, and ancora peggio da parte mia. Ma riuscimmo ad arrivare
alla fine senza interruzioni.
Come va con Tecla?
Bene. E con Sara?
Bene.
Silenzio. Dopo molto: Be... Tecla... Non lo so, si arrabbia sempre con me.
Perch vivi in un altro mondo.
Senti chi parla.
S, ma io non sono sposato con Tecla.
Poi provammo a fare alcuni tudes-caprices di Wieniawski dellopus 18. Il povero Bernat,
primo violino, fin in un bagno di sudore, e io mi sentii contento nonostante i tre rimproveri bruschi che
mi aveva rivolto, come se lui fosse me quando gli criticavo i suoi racconti a Tubinga. Lo invidiai
moltissimo. E non potei evitare di dirgli che avrei scambiato i miei scritti per la tua capacit musicale.
E io accetto lo scambio. Lo accetto molto volentieri, eh?
La cosa pi preoccupante  che non scoppiammo a ridere. Guardammo solo lorologio perch si
stava facendo tardi.
In effetti la notte fu breve, come prevedeva il dottore, perch le prime unit di materiale
arrivarono alle sette di mattina, ancora col buio.
Questa disse Budden allOberscharfhrer Barabbas. E quelle due. E torn al laboratorio
perch gli si era accumulata una gran quantit di lavoro. E anche per un motivo pi cupo, perch in
fondo gli faceva rabbia vedere quella fila di donne e bambini avanzare in ordine nella direzione
indicata, come agnellini, senza alcuna dignit che li spronasse alla rivolta.
No, lasciatela stare! disse una donna anziana che stringeva un pacco tra le braccia, una specie
di custodia di violino, come fosse un bambino.
Il dottor Budden non prest attenzione allalterco. Mentre si allontanava, vide il dottor Voigt
uscire dallo spaccio degli ufficiali e dirigersi verso il punto in cui si svolgeva la protesta. Konrad
Budden non si preoccup neanche di nascondere la smorfia di disprezzo che gli provocava il suo
superiore, sempre attratto dalle liti. Entr nel suo studio ancora tranquillo. In quel momento sent lo
sparo di una Luger.
Da dove vieni tu? disse con voce aspra, senza alzare la testa dai fogli. Alla fine la dovette
alzare, perch la bambina, muta, lo guardava perplessa. Stropicciava un tovagliolo sporco con le mani e
il dottor Budden cominci a diventare nervoso. Alz la voce: Vuoi stare ferma?.
La bambina rimase immobile, ma con la stessa faccia perplessa. Il medico sospir, fece un
respiro e si arm di pazienza. In quel momento squill il telefono sulla sua scrivania.
S?/S, Heil Hitler./Chi? stupito./Me la passi. (...) Heil Hitler. Hallo. Impaziente: Ja,
bitte?/Che succede, adesso? infastidito./Chi  questo Lothar? arrabbiato./Ah! Scandalizzato: Il
padre dellabietto Franz?/E che vuoi?/Chi lha arrestato?/Ma perch?/Be... Io che.../Adesso sono
molto occupato. Vuoi che ci comprometta tutti e due?/Qualcosa deve aver fatto./Senti, Herta: chi 
causa del suo mal pianga se stesso.
E guard la bambina con il tovagliolo sporco: Hollndisch? le chiese. E al telefono: Tu non
lo so, ma io sto lavorando. Sono molto occupato e non posso stare dietro a queste scemenze. Heil
Hitler!.
Riattacc. Continu a guardare la bambina, aspettando una risposta.
La bambina fece di s con la testa. Come se hollndisch fosse la prima parola che capiva. A
voce pi bassa, perch nessuno vedesse che non usava il tedesco, il dottor Budden le chiese
nellolandese dei suoi cugini di che paese era e lei disse di Anversa. Voleva dirgli che era fiamminga,
che abitava in Arenbergstraat, voleva chiedergli dovera suo padre, perch lavevano portato via. Ma
rimase a bocca aperta a guardare quelluomo che adesso gli sorrideva.
Tu devi fare solo quello che ti dir io.
Mi fa male qui. E indic la nuca.
Non  niente. Adesso ascoltami.
Lei lo guard incuriosita. Il medico insistette: Mi devi ascoltare. Capito?.
La bambina fece di no con la testa.
Allora ti dovr staccare il naso. Hai capito, adesso?
E guard pazientemente la bambina che adesso, terrorizzata, faceva di s freneticamente con la
testa.
Quanti anni hai?
Sette e mezzo rispose esagerando, facendo la grande.
Nome?
Amelia Alpaerts. Arenbergstraat ventidue, interno quindici.
Va bene, va bene, basta cos.
Anversa.
Basta cos! irritato. E smettila di stropicciare questo cazzo di fazzoletto se non vuoi che te lo
faccia sparire.
La bambina abbass lo sguardo e mise istintivamente le mani dietro la schiena nascondendo il
tovagliolo a quadretti blu, forse per proteggerlo. Non pot evitare una lacrima.
Mamma implor, sempre a bassa voce.
Il dottor Budden schiocc le dita e uno dei due gemelli che reggevano il muro in fondo alla
stanza venne avanti e afferr la bambina senza troppi complimenti.
Preparatela disse il medico.
Mamma! grid la bambina.
Forza, unaltra rispose il dottore senza alzare gli occhi dalla scheda che aveva sulla scrivania.
Hollndisch? sent la bambina con il tovagliolo a quadretti bianchi e blu mentre la
spingevano in una stanza con un fortissimo odore di medicina e io non seppi andare oltre: n una
giustificazione n una spiegazione, perch Laura non la pretese. Mi avrebbe potuto dire tranquillamente
sei uno schifoso bugiardo, mi avevi detto che non cera unaltra donna; mi avrebbe potuto dire che ti
costava parlarne; mi avrebbe potuto dire sei un vigliacco; mi avrebbe potuto dire mi hai utilizzato fino
allultimo; mi avrebbe potuto dire molte cose. E invece no: la vita continu come sempre nello studio
del dipartimento. Per qualche mese non ci misi quasi piede. Un paio di volte ci incrociammo nel
chiostro o ci incontrammo al bar. Io ero diventato trasparente. Feci fatica ad abituarmici. E scusami,
Sara, se non te ne ho parlato prima.
Dopo un mese molto intenso il dottor Konrad Budden si tolse gli occhiali e si sfreg gli occhi.
Era sfinito. Sentendo il colpo di tacco davanti alla sua scrivania, sollev la testa. LOberscharfhrer
Barabbas era davanti a lui, fermo, rigido, sempre pronto, in attesa di ordini. Con un gesto stanco, il
dottore gli indic la cartella colma con il nome ben visibile di DOTTOR ARIBERT VOIGT, che laltro
prese in mano. Quando il sottufficiale batt i tacchi con forza, il dottore sussult, come se li avesse
battuti contro la sua testa. Barabbas usc dallo studio con il minuzioso dossier in cui si spiegava che,
purtroppo, lesperimento di rigenerazione del tendine della rotula, che consisteva nellesporre il
tendine, sezionarlo, applicargli la pomata del dottor Bauer e osservare se si verificava un processo
rigenerativo senza laiuto di alcuna sutura, non era riuscito come previsto, n in adulti n in bambini.
Con gli anziani gi ci si aspettava che non funzionasse, ma si aveva la speranza che sugli organismi in
crescita, con laiuto della pomata Bauer, la rigenerazione potesse essere spettacolare. Con
quellinsuccesso si chiuse per sempre la possibilit di offrire trionfalmente allumanit il miracoloso
medicamento. Che peccato, perch se si fosse dimostrato il contrario, i profitti per la Bauer, per Voigt e
per lui sarebbero stati, oltre che trionfali, inimmaginabili.
Non aveva mai fatto tanta fatica a dare per concluso un esperimento. Dopo avere avuto a che
fare per mesi con cavie piagnucolose  come quel bambino dalla pelle scura, o come quello albino, che
diceva T?ve, T?ve, T?ve, rintanato nel suo letto, rifiutandosi di uscire da l, e che dovettero eliminare
sul posto, o come quella bambina con quel cazzo di straccio sporco, che era incapace di stare dritta
senza grucce e, se non la sedavano, urlava di dolore per rompere le scatole a tutto il personale, come se
non fossero gi abbastanza la responsabilit di questi esperimenti e le pressioni brutali di quellidiota
del suo superiore, che evidentemente aveva dei buoni contatti perch neanche Hss in persona era stato
capace di farlo mandare a un fronte qualsiasi perch smettesse di scocciare , dovette accettare che era
inutile aspettarsi un comportamento pi positivo della cartilagine trattata con la pomata Bauer. Ventisei
cavie, tra bambini e bambine, e nessun tessuto restaurato rendevano evidenti le conclusioni che
mandava molto a malincuore al professor Bauer. E un bel giorno il dottor Voigt se ne and con laereo
della posta, senza dire una parola. Era molto strano, perch non aveva lasciato istruzioni di alcun
genere sul seguito degli esperimenti. Il dottor Budden cap tutto verso mezzogiorno, quando
cominciarono ad arrivare notizie sullallarmante avvicinamento dellarmata rossa e sulla scarsa
efficacia delle linee di difesa tedesche. E in qualit di prima autorit medica del campo decise che
bisognava passare lo straccio con la varechina. Prima, con laiuto di Barabbas, bruci carte e fotografie
per cinque ore di seguito, distruggendo ogni prova documentaria che potesse far venire il sospetto a
qualcuno che a Birkenau fossero stati svolti esperimenti con bambine che si afferravano disperatamente
a uno straccio sporco. Nessuna traccia del dolore inflitto, perch era troppo impossibile per essere
creduto. Tutto da bruciare, Barabbas, e quel cretino continuava a dire che peccato, tante ore e tanto
lavoro andati in fumo. Ma nessuno dei due pens a tutte le persone andate in fumo sempre l, a
duecento metri dal laboratorio. Da qualche parte del ministero della Sanit ci dovevano essere anche le
copie inviate dal dipartimento di ricerca, ma vai a cercarle, adesso, quando lunica cosa che importa 
salvare la pelle.
Con le mani ancora nere di fumo, protetto dal buio della notte, entr nel dormitorio delle cavie
accompagnato solo dal fedele Barabbas. Ogni bambino nel proprio letto. Somministr a tutti liniezione
al cuore senza spiegazioni. Solo a quel bambino che chiedeva per che cosa era liniezione disse che era
per calmare il dolore alle ginocchia. Gli altri morirono probabilmente sapendo che alfine morivano. La
bambina con lo straccio scuro e sporco fu lunica ad accoglierlo ben sveglia, con quegli occhi
accusatori. Anche lei chiese perch. Ma lo chiese in modo diverso. A sette anni era capace di chiedere
se tutta quellorganizzazione fosse necessaria. Chiese perch guardandolo negli occhi. Settimane di
dolore le avevano tolto la paura di dosso e, seduta sul letto, si sbottonava la camicia perch Barabbas
trovasse il posto giusto per fare liniezione. Ma lei guardava il dottor Budden e chiedeva perch. Questa
volta fu lui che, a malincuore, dovette deviare lo sguardo. Perch. Waarom. Lo disse finch le labbra le
si scurirono, tinte dalla morte. Una bambina di sette anni che non si disperi davanti alla morte  una
bambina gi molto disperata e distrutta. Altrimenti  inesplicabile tanta integrit. Waarom.
Dopo aver lasciato tutto pronto per la fuga dal Lager per lalba seguente, insieme a diversi
ufficiali non aggregati, per la prima volta da molti mesi il dottor Budden non dorm bene. Per colpa di
un waarom. E di due labbra sottili che si scurivano. LOberscharfhrer Barabbas sorrideva facendogli
uniniezione, senza togliergli luniforme, e sorrideva con le labbra annerite da una morte che non
arrivava perch il sogno continuava.
Allalba, senza far rumore, prima che lOberlagerfhrer Rudolf Hss se ne fosse accorto, una
ventina di ufficiali e sottufficiali, tra i quali Budden e Barabbas, erano gi in cammino verso un posto
qualsiasi ben lontano da Birkenau.
A Barabbas e al dottor Budden and benissimo perch, approfittando del trambusto, riuscirono
ad allontanarsi cos tanto dal lavoro e dallarmata rossa da farsi passare davanti agli inglesi per soldati
che venivano dal fronte dellUcraina e che lunica cosa che desideravano era la fine della guerra per
poter tornare finalmente a casa dalla moglie e dai figli, se erano ancora vivi. Il dottor Budden era
diventato Tilbert Haensch, s, di Stoccarda, capitano, e non aveva documenti con s per dimostrarlo
perch con la capitolazione, insomma, si sa. Voglio tornare a casa, capitano.
Lei dove vive, dottor Konrad Budden? fece lufficiale degli interrogatori, non appena laltro
ebbe finito la sua allegazione.
Il dottor Budden lo guard a bocca aperta. Riusc solo a dire che?, con la faccia molto stupita.
Dove vive insistette il tenente britannico, con quellorribile accento.
Che ha detto? Come mi ha chiamato?
Dottor Budden.
Ma...
Lei non ha mai messo piede al fronte, dottor Budden. Meno che mai in quello orientale.
Perch mi chiama dottore?
Lufficiale britannico apr la cartellina che aveva sul tavolo. Il dossier dellesercito. La
maledetta mania di tenere tutto schedato e archiviato. Lui un po pi giovane, ma lui, con quello
sguardo che non guardava, che voleva trafiggere. Herr Doktor Konrad Budden, chirurgo della classe
1938. Ah, e diploma professionale di piano. Caspita, dottore.
Questo  un errore.
S, dottore. Un grande errore.
Fu solo al terzo anno di prigione dei cinque che gli avevano imposto, perch per miracolo
allultimo momento nessuno laveva messo in relazione con Auschwitz-Birkenau, che il dottor Budden
cominci a piangere. Era tra i pochi prigionieri che fino ad allora non avevano ricevuto alcuna visita
perch i suoi genitori erano morti nel bombardamento di Stoccarda e lui stesso non aveva voluto che
avvisassero altri parenti pi o meno lontani. Meno che mai quelli di Bebenhausen. Non aveva bisogno
di visite. Passava le giornate guardando il muro, soprattutto quando cominci a soffrire per varie notti
di seguito di insonnia. Come un sorso di latte acido, gli tornavano su i volti di tutti i pazienti che gli
erano passati davanti mentre era agli ordini del dottor Voigt nello studio di ricerca medica di Birkenau.
Si impose allora il compito di cercare di ricordare il maggior numero possibile di volti, di gemiti, di
lacrime e di grida di spavento, e passava ore e ore fermo, seduto davanti al tavolo spoglio.
Come ha detto?
Sua cugina Herta Landau vuole ancora venire a trovarla.
Ho detto che non voglio visite.
 davanti alla prigione e fa lo sciopero della fame. Finch non la ricever.
Non voglio vedere nessuno.
Questa volta sar costretto a farlo. Non vogliamo sceneggiate per strada. Il suo nome comincia
a leggersi sui giornali.
Non mi potete obbligare.
Eccome se possiamo. Voi due, prendetelo per le braccia e finiamola una buona volta, ccazzo,
con lo spettacolo che d quella matta.
Portarono il dottor Budden in una sala per le visite. Lo fecero sedere davanti a tre soldati
australiani ieratici. Il dottore dovette aspettare cinque lunghissimi minuti finch la porta si apr ed entr
uninvecchiata Herta, che cammin lentamente fino al tavolo. Budden abbass lo sguardo. La donna gli
si mise davanti; li separavano solo tre palmi di tavolo. Non si sedette. Disse soltanto da parte di Lothar
e mia. Allora Budden alz lo sguardo e in quel momento Herta Landau, che si era chinata su di lui, gli
sput in faccia. Senza aggiungere altro, si gir e usc, un po pi agile nei movimenti, come se si fosse
scrollata qualche anno di dosso. Il dottor Budden non fece alcun gesto per pulirsi la faccia. Rimase un
po a guardare il vuoto, finch sent una voce aspra che diceva portatelo via e a lui sembr che dicesse
portate via questa carogna. Di nuovo solo in cella; di nuovo il ricordo dei volti dei pazienti, come un
sorso di latte acido in bocca. Di tutti i pazienti. Da quei tredici soggetti a esperimenti di
decompressione improvvisa, passando per i molti che avevano avuto il rigetto di un innesto ed erano
morti di infezione, fino al gruppo di bambini che dovevano provare i possibili effetti benefici della
pomata Bauer. Di certo, il volto che gli si presentava pi spesso era quello della bambina fiamminga
che gli diceva waarom senza capire perch tanto dolore. Allora prese labitudine, come un atto
liturgico, quando si sedeva davanti al tavolo spoglio, di stendere uno straccio sporco con un orlo
tagliato male e che si sfilacciava, su cui si potevano distinguere a fatica dei quadretti bianchi e blu;
losservava fissamente, senza battere ciglio, finch non ne poteva pi. Ed era cos intenso il vuoto che
sentiva dentro di s che era incapace di piangere.
Dopo aver ripetuto per vari mesi gli stessi gesti, ogni giorno, mattina e pomeriggio, pi o meno
durante il terzo anno di prigionia la sua coscienza cominci a diventare porosa: oltre ai gemiti, alle urla,
ai pianti e alle lacrime di panico, iniziava a ricordare gli odori di ogni volto. E arriv un momento in
cui non poteva pi dormire di notte, come quei cinque lettoni che riuscirono a tenere svegli ventidue
giorni di seguito finch morirono di fatica, con gli occhi fuori dalle orbite per eccesso di luce. E una
notte cominci a versare delle lacrime. Konrad Budden non aveva pi pianto dallet di sedici anni, da
quando Sigrid aveva risposto con uno sguardo di profondo disprezzo alla sua proposta di stare insieme.
Lacrime lente, come fossero troppo dense, o forse lacrime indecise dopo tanto tempo senza essere
uscite. E unora dopo scendevano ancora lentamente. E quando fuori dalla cella le dita rosse dellaurora
cominciavano a tingere il cielo scuro, scoppi in un pianto irrefrenabile, mentre la sua anima diceva
waarom, com possibile, warum, com possibile che non abbia pianto davanti a degli occhioni cos
tristi, warum, mein Gott.
Le opere darte sono solitudini infinite, diceva Rilke.
I trentasette studenti lo guardarono in silenzio. Il professor Adri Ardvol si alz, scese dalla
pedana e cominci a salire lentamente i primi gradini di file di sedie. Non avete niente da dire?, chiese.
No: nessuno aveva niente da dire. I miei studenti non hanno niente da dire quando li provoco
con la frase le opere darte sono solitudini infinite. E se gli dico che lopera darte  lenigma che
nessuna ragione pu dominare?
Lopera darte  lenigma che nessuna ragione pu dominare.
Adesso, nella sua escursione, era arrivato a met aula. Alcune teste si erano girate per
guardarlo. Dieci anni dopo la morte di Franco, gli studenti avevano perso lo slancio che li faceva
intervenire su tutto, disordinatamente, inutilmente, ma appassionatamente.
La realt occulta delle cose e della vita pu essere decifrata, approssimativamente, solo con
laiuto dellopera darte, anche se incomprensibile. Guard i suoi studenti, girandosi per abbracciarli
tutti con lo sguardo. Nella poesia enigmatica risuona la voce del conflitto irrisolto.
Si alz una mano. La ragazza con i capelli corti. Si era alzata una mano! Forse gli avrebbe
chiesto se quelle cose incomprensibili che diceva rientravano nellesame del giorno dopo; forse gli
avrebbe chiesto il permesso di uscire a fare pip. Forse gli avrebbe chiesto se attraverso larte possiamo
intuire tutto quello a cui luomo ha dovuto rinunciare per costruire un mondo obiettivo.
Indic la ragazza con i capelli corti e disse di, di pure.
Per sua vergogna, il suo nome sar ricordato per sempre come uno di quelli che hanno
contribuito allorrore che ha svilito lumanit. Lo dissero in inglese con accento di Manchester e in
tono da formulario, senza preoccuparsi che laltro avesse capito. Con un dito sporco indic un punto
del documento. Budden sollev le sopracciglia.
Deve qui firmare si spazient il sergente in un tedesco fantasioso. E picchiett varie volte con
il dito sporco indicando il punto esatto.
Budden firm e restitu il documento.
 libero.
Libero. Appena uscito di prigione fugg per la seconda volta, sempre senza meta precisa. Si
ferm in un paesino gelato della costa baltica, al riparo di unumile certosa, e pass linverno a
osservare il fuoco nel camino della silenziosa casa in cui era stato accolto, offrendosi, per sopravvivere,
come uomo di fatica nella stessa casa e in tutto il paese. Parlava poco, perch non voleva essere
riconosciuto come persona colta, e si affrett a indurire le sue mani di pianista e chirurgo. Neanche in
casa parlava molto perch la coppia che lo ospitava viveva nel dolore della morte del suo unico figlio
Eugen al fronte russo durante la maledetta guerra del maledetto Hitler. Linverno fu lungo per Budden,
che occupava la stanza del figlio rimpianto in cambio di tutti i lavori che potesse fare; pass in quel
paese due lunghi anni, senza parlare con nessuno pi del necessario, come fosse uno dei monaci della
vicina certosa; passeggiando in solitudine, lasciandosi frustare dal vento affilato che veniva dal golfo di
Finlandia, piangendo quando nessuno poteva vederlo, non permettendo che le immagini che lo
tormentavano sfumassero ingiustamente, perch nel ricordo c la penitenza. Al termine di
questinverno lungo due anni, si avvi verso la certosa di Usedom dove chiese in ginocchio la
confessione al frate portinaio. Dopo alcuni tentennamenti davanti a quella insolita richiesta, gli
assegnarono un padre confessore, un uomo anziano, abituato al silenzio, dallo sguardo grigio e con un
accento vagamente lituano ogni volta che si decideva a dire pi di tre parole di seguito. Dal rintocco
dellora terza, Budden, con il capo chino e la voce monotona, non gli risparmi alcun dettaglio. Sentiva
lo sguardo scandalizzato del povero monaco che gli forava la nuca. Il confessore lo interruppe una sola
volta, dopo la prima ora di confessione.
Sei cattolico, figliolo? gli chiese.
Durante le altre quattro ore che dur la confessione non fiat. Ci fu un momento in cui a
Budden sembr che quelluomo piangesse in silenzio. Quando suon la campana che chiamava i
monaci alla preghiera dei vespri, il confessore con voce tremante disse ego te absolvo a peccatis tuis,
facendo un vacillante segno della croce mentre masticava il resto della formula. E poi il silenzio,
ancora con leco della campana; ma il penitente non si era mosso.
E la penitenza, padre?
Vai nel nome di... Non os pronunciare il nome di Dio invano; dopo un colpo di tosse
imbarazzato, continu: Non c alcuna penitenza che possa... Nessuna penitenza... Pentiti, figlio mio;
pentiti, figlio mio. Pentiti... In fondo, sai cosa penso?.
Budden alz la testa, afflitto ma anche meravigliato. Il confessore aveva inclinato dolcemente la
testa di lato e guardava con interesse una crepa nel legno.
Che pensate, padre?...
Budden not la crepa nel legno; si vedeva con difficolt perch la luce cominciava a scemare.
Guard il confessore e si spavent. Padre?, disse. Padre? Gli sembr di essere quel bambino lituano che
gemeva e diceva T?ve, T?ve! dal letto in fondo alla stanza. Il confessore era morto e non lo poteva pi
aiutare, per quanto lui lo supplicasse. Si mise allora a pregare per la prima volta da tanti anni, una
preghiera inventata che implorava laiuto che non meritava.
A me, in realt, una poesia o una canzone... non mi fanno pensare tutto questo.
Adri era felice perch la ragazza non gli aveva chiesto se largomento rientrava nellesame. Gli
brillarono addirittura gli occhi.
Va bene. E cosa ti fanno pensare?
Niente.
Qualche risata. La ragazza si volt, un po scocciata con quelli che avevano riso.
Silenzio fece Adri. Guard la ragazza con i capelli corti incoraggiandola a proseguire.
Be... disse lei non mi fanno pensare. Mi fanno sentire cose che non so dire. A voce molto
bassa: A volte... voce ancora pi bassa mi fanno piangere.
Adesso nessuno rise. I tre o quattro secondi successivi di silenzio furono il momento pi
importante di quellanno alluniversit. Rovin tutto il bidello che apr la porta per annunciare la fine
dellora.
Larte  la mia salvezza, ma non pu essere la salvezza dellumanit rispose il professor
Ardvol al bidello, che richiuse la porta, imbarazzato davanti a quel professore con qualche rotella
fuori posto.
Larte  la mia salvezza, ma non pu essere la salvezza dellumanit ripet Adri a Sara
mentre facevano colazione nella sala da pranzo, davanti allurgell che sembrava anche lui svegliarsi al
nuovo giorno.
No: per lumanit non c scampo.
Non essere triste, amore.
Non posso evitare di essere triste.
Perch?
Perch ho la sensazione che...
Silenzio. Bevve un sorso di t. Suon il campanello e Adri and ad aprire.
Attenzione, mi faccia passare.
Caterina entr e corse verso il bagno con lombrello gocciolante.
Piove?
Anche se nevicasse o cadessero lampi disse dal bagno lei non se ne accorgerebbe.
Esagerata.
Esagerata? Non vedrebbe acqua in mare, lei!
Tornai nella sala da pranzo. Sara stava finendo. Adri mise una mano sulla sua mano per evitare
che si alzasse.
Perch non puoi evitare di essere triste?
Lei rimase in silenzio. Si pul le labbra con il tovagliolo a quadretti bianchi e blu, poi lo pieg
lentamente. Io aspettavo in piedi, mentre sentivo i consueti rumori di Caterina dallaltra parte della
casa.
Perch ho la sensazione che se smetto di esserlo... pecco contro la memoria dei miei. Di mio
zio. Di... Ho molti morti, io.
Mi sedetti senza lasciarle la mano.
Ti amo ti dissi. E tu mi guardasti triste, serena e bella. Facciamo un figlio osai dire infine.
Facesti di no con la testa, come se non osassi dirlo ad alta voce.
Perch no?
Sollevasti le sopracciglia e dicesti pff!
 la vita contro la morte, non credi?
Non me la sento. Facesti di no con la testa mentre dicevi no, no, no, no, no.
Per molto tempo mi sono chiesto perch tanti no ad avere un figlio. Una delle mie pene
profonde, non aver visto crescere una bambina che somigliasse a te a cui nessuno avrebbe detto stai
ferma, cazzo, o ti stacco il naso, perch lei non avrebbe mai dovuto stropicciare nervosamente un
tovagliolo a quadretti bianchi e blu. O un bambino che non dovesse implorare T?ve, T?ve, pieno di
panico.
Dopo quella confessione cos cara sullisola gelata di Usedom, Budden abbandon la sedia
davanti al camino, si lasci alle spalle il paese di ghiaccio della riva baltica, dopo aver rubato ai suoi
fiduciosi ospiti una carta didentit del rimpianto Eugen Mss per evitare problemi con le forze alleate
doccupazione, e inizi la sua terza fuga, come se temesse che il povero confessore, dalla tomba,
potesse accusarlo davanti ai suoi sconcertati fratelli di professione di ogni colpa meritata. In fondo, non
erano i certosini e il loro silenzio che temeva. Non temeva la penitenza che non gli avevano imposto; e
neanche la morte; non meritava il suicidio perch sapeva di dover riparare al male. Sapeva di meritare
linferno eterno, sentiva di non avere il diritto di evitarlo. Ma aveva ancora un lavoro da compiere
prima di andare allinferno. Devi vedere tu, figliolo gli aveva detto il confessore prima
dellassoluzione e della morte, nellunico e breve discorso della lunga ed eterna confessione, in che
modo puoi riparare al male che hai fatto. E a voce pi bassa aveva aggiunto: Ammesso che una
riparazione sia possibile.... Dopo qualche secondo di dubbio, prosegu: Che la misericordia divina,
che  infinita, mi perdoni, ma anche se cerchi di riparare al male credo che tu non abbia un posto in
paradiso. Durante la fuga, Eugen Mss pens alla riparazione del male. Per altri era stato pi facile,
perch nella loro prima fuga avevano dovuto solo distruggere archivi; lui aveva dovuto distruggere il
corpo del reato; i corpicini del reato. Dio mio.
In tre monasteri, due cechi e uno ungherese, se lo tolsero di torno con buone parole. Al quarto,
dopo un lungo processo di postulato, lo accettarono. Non gli successe come a quel povero frate che
fuggiva dalla paura, che trenta volte aveva implorato che lo ammettessero come un monaco tra i tanti e
ventinove volte il padre priore di Sant Pere del Burgal, guardandolo negli occhi, glielo aveva negato.
Finch un venerd piovoso e felice aveva implorato per la trentesima volta lingresso. Mss non
fuggiva dalla paura: fuggiva dal dottor Budden.
Padre Klaus, che allora era il maestro dei novizi, aveva anche contatti con gli aspiranti.
Interpret che quelluomo ancora giovane aveva una sete spirituale, unansia di preghiera e di
penitenza che lordine trappista gli poteva offrire. E cos, entr come postulante nel monastero di
Mariawald.
La vita di preghiera lo port vicino alla presenza di Dio, sempre con la paura e la convinzione
di non essere degno di respirare. Un giorno, otto mesi dopo, padre Albert cadde lungo disteso mentre
camminava nel chiostro davanti a lui dirigendosi alla sala capitolare dove il padre abate doveva
comunicare alcune modifiche allorario delle giornate. Frate Eugen Mss non calcol bene la sua
reazione: vedendo padre Albert steso a terra, disse  un attacco di cuore e diede istruzioni precise a
coloro che accorrevano ad aiutarlo. Padre Albert si salv, e i meravigliati fratelli scoprirono che il
novizio Mss non aveva solo delle nozioni di medicina, ma era medico.
Perch ce lhai nascosto?
Silenzio. Sguardo fisso a terra. Ho voluto cominciare una nuova vita. Non credo che questa
informazione abbia alcuna importanza.
Sono io a decidere che cosa ha importanza e che cosa  superfluo.
Non poteva sostenere lo sguardo del padre abate n quello di padre Albert quando dovette
visitarlo durante la convalescenza. Anzi, Mss si convinse che padre Albert, al momento di ringraziarlo
per la reazione che aveva avuto e che lo aveva salvato, avesse intuito il suo segreto.
La fama di Mss come medico crebbe nei mesi successivi. Al momento di proferire i primi voti
e di cambiare il nome Eugen, che gi non era suo, con Arnold, adesso in osservanza della Regola, in
segno di rinuncia, aveva gi risolto con efficienza e abnegazione un caso di intossicazione collettiva e
la sua fama si era consolidata. Per questo quando, molto lontano da l, a ponente, in un altro monastero,
in un altro paese, scoppi la crisi di frate Robert, al suo abate venne subito in mente di raccomandare
frate Arnold Mss come medico esperto. E qui ricominci lo sconforto.
Alla fine, non posso evitare di fare un riferimento allaffermazione secondo cui non ci pu
essere poesia dopo Auschwitz.
Chi lha detto?
Adorno.
Sono daccordo.
Io no: ce n, di poesia, dopo Auschwitz.
No, ma voglio dire... che non ce ne dovrebbe essere.
No. Dopo Auschwitz, dopo i numerosi pogrom, dopo lo sterminio dei catari, che non ne
risparmi neanche uno, dopo le stragi di tutte le epoche e di tutto il mondo... La crudelt  presente da
cos tanti secoli che la storia dellumanit dovrebbe essere la storia dellimpossibilit della poesia
dopo. E invece non  cos, perch, pensandoci bene, chi pu spiegare Auschwitz?
Quelli che lhanno vissuto. Quelli che lhanno creato. Gli studiosi.
S. Tutto questo sar documentato; e hanno fatto musei per ricordarlo. Ma mancher una cosa:
la verit dellesperienza vissuta: questo non si pu trasmettere con uno studio.
Bernat chiuse i fogli legati insieme, guard il suo amico e disse e allora?
Si pu trasmettere solo attraverso larte; attraverso lartificio letterario, che  il pi vicino
allesperienza vissuta.
Cazzo.
S. La poesia  pi che mai necessaria dopo Auschwitz.
 un buon finale.
S, credo di s. O no. Non lo so. Ma penso che sia uno dei motivi della persistenza della
volont estetica nellumanit.
Quando uscir il libro? Sono proprio impaziente.
Qualche mese dopo usc La volont estetica, contemporaneamente in catalano e in tedesco,
tradotto da me e attentamente revisionato dal paziente san Johannes Kamenek. Una delle poche cose di
cui sono orgoglioso, amore. E intanto mi si affacciavano storie e paesaggi che mettevo in serbo nella
memoria. Un giorno andai di nuovo a trovare Morral, di nascosto da te e da me.
Quanto?
Tot.
Tot?
S. Le interessa, dottore?
Se fosse tot, s.
Eh! Ma che dice! Tot.
Tot.
Va bene, su, daccordo: tot.
Questa volta era la partitura autografa dellAllegro di concerto di Granados. Per qualche giorno
evitai di incrociare gli sguardi dello sceriffo Carson e di Aquila Nera, il coraggioso capotrib arapaho.
...
.
...
Capitolo trentanove.
...
.
...
Franz-Paul Decker disse dieci minuti di riposo perch lo chiamavano in direzione per qualcosa
di molto urgente, perch la direzione era sempre pi urgente di ogni altra cosa, compresa la seconda
prova della quarta di Bruckner. Bernat si mise a parlare con quel trombettista silenzioso, timido, a cui
Decker aveva fatto ripetere liniziale risveglio del giorno nel Bewegt, nicht zu schnell per mostrare a
tutta lorchestra come suona una tromba che suona bene. E la terza volta che il direttore lo aveva fatto
esibire, gli era venuta la nota falsa che i trombettisti temono pi della morte. Avevano riso tutti un po.
Anche Decker e il trombettista; Bernat, invece, aveva sentito un leggero disagio. Quel ragazzo, che era
entrato da poco nellorchestra e che stava sempre nel suo angoletto, timido, con gli occhi a terra,
biondo e bassetto, sul robustello, si chiamava Romain Gunzbourg.
Bernat Plensa.
Enchant. Primi violini, vero?
S. Allora, come ti trovi nellorchestra? A parte le raffinatezze che ti chiede il maestro.
Si trovava bene. Era di Parigi, gli sarebbe piaciuto conoscere con lui Barcellona, ma non vedeva
lora di visitare i luoghi di Chopin a Maiorca.
Ti ci accompagno io si offr Bernat, come sempre faceva, senza quasi pensarci. Io gli avevo
detto mille volte Bernat, cavolo, pensaci prima di dirlo. Oppure dillo per dire; non ti impegnare a...
Ho dato la mia parola e... E poi questo ragazzo  solo, qui, e non so, mi dispiace...
Ma non vedi che poi avrai problemi con Tecla?
Esagerato. Perch dovrei avere dei problemi?
Cos Bernat torn a casa dopo le prove e disse sai, Tecla, vado un paio di giorni a Valldemossa
con un trombettista.
Eh?
Tecla usc dalla cucina sfregandosi sul grembiule le mani impregnate di cipolla tritata.
Domani parto per far vedere i luoghi di Chopin a Gunzbourg.
Chi cavolo  Gunzbourg?
Un trombettista, te lho detto.
Eh?
Dellorchestra. Approfitto dei due giorni che abbiamo di...
Cos, senza avvisare?
Ti sto avvisando.
E il compleanno di Lloren?
Mannaggia, non ci ho pensato. Accidenti. Be... Io...
Bernat accompagn Gunzbourg a Valldemossa, si ubriacarono insieme in un pub musicale,
Gunzbourg dimostr di essere un eccellente improvvisatore al piano e Bernat, grazie al gin di Minorca,
cant un paio di standard con la voce di Mahalia Jackson.
Perch suoni la tromba? La domanda che gli avrebbe voluto fare dal primo momento in cui
laveva visto tirar fuori lo strumento dalla custodia.
Qualcuno la dovr pur suonare gli rispose mentre tornavano in albergo con il sole che
spuntava sullorizzonte arrossato.
Ma tu, il piano...
Lascia perdere.
Il risultato finale fu che strinsero una bella amicizia e che Tecla gli tenne il broncio per venti
giorni, dopo aver segnato una nuova rimostranza sul suo curriculum. Fu allora che Sara si accorse che
Bernat non si accorgeva mai che Tecla faceva il broncio finch il broncio non si era solidificato in
forma di crisi sul punto di scoppiare.
Perch Bernat  cos? mi chiedesti un giorno.
Non lo so. Forse per dimostrare al mondo chiss che.
Ha ancora let di dover dimostrare al mondo chiss che?
Bernat, s. In punto di morte, penser che dovr ancora dimostrare al mondo chiss che.
Povera Tecla. Ha sempre ragione di lamentarsi.
Lui vive nel suo mondo. Non  cattivo.
 facile dirlo. Ma poi chi fa la figura dellantipatica  lei.
Adesso non ti arrabbiare con me Adri un po scocciato.
 un uomo difficile.
Scusami, Tecla, glielavevo promesso, cazzo! Non  poi cos grave. Non ne fare un dramma,
accidenti! Sono solo andato due giorni a Maiorca, che sar mai!
E Lloren?  tuo figlio! Non  mica il figlio del trombettista!
Cazzo, ha gi nove o dieci anni, no?
Undici.
Ecco: undici. Non  pi un bambino.
Se vuoi, ti spiego se  un bambino o no.
Vediamo.
Madre e figlio avevano mangiato in silenzio un pezzo della torta di compleanno. Lloren aveva
detto mamma, e pap? E lei aveva risposto che era andato per lavoro a Maiorca. E avevano continuato
a mangiare la torta in silenzio.
 buona, eh?
Ss. Peccato che pap non c.
Quindi, vedi di andare subito a cercare il regalo che gli devi.
Ma tu non gli hai gi regalato qualc...
Immediatamente! grid Tecla, quasi piangendo di rabbia.
Bernat compr a Lloren un libro molto bello. Lui rimase a contemplarlo un bel po senza osare
strappare la carta in cui era impacchettato; guard suo padre, guard i nervi a fior di pelle di sua madre
e non sapeva di essere triste per cose che non poteva comprendere.
Grazie, pap, che bello disse, senza avere ancora strappato la carta. Il mattino dopo, quando
entr nella sua stanza per svegliarlo e accompagnarlo a scuola, Bernat trov il bambino che dormiva
abbracciato al libro ancora incartato.
Rsrsrsrsrsrsrsrs.
Caterina and ad aprire e si trov davanti un giovane molto ben vestito, con un sorriso da
venditore di quei nuovi decalcificatori dacqua, occhi grigi molto espressivi e una piccola cartella in
mano. Rimase a guardarlo senza lasciare la presa sulla porta. Lui interpret il silenzio come una
domanda e disse s, il signor Ardvol, per favore.
Non c.
Come no? Disorientato: Mi aveva detto che.... Guard lorologio, un po spaesato: 
strano... E la signora?.
Nemmeno.
Ah. Cos...
Caterina fece un gesto come a voler dire mi dispiace ma non ci possiamo fare niente. Ma il
giovane simpatico e, bisogna riconoscerlo, attraente la indic con un dito e disse per quel che vengo a
fare, forse non ci sar neanche bisogno dei signori.
Che vuol dire?
Vengo per la stima.
La che?
La stima. Non glielhanno detto?
No. Quale stima?
Ah, cos non le hanno lasciato detto niente? desolato, il giovanotto simpatico.
No.
La stima del violino. Facendo il gesto di entrare: Posso?*
No! Caterina riflett qualche secondo. Guardi, io non so nulla di tutto questo. Non mi hanno
detto niente.
Il giovane simpatico aveva gi messo in modo impercettibile i due piedi sulla soglia della porta
e aveva allargato il sorriso.
Il signor Ardvol  molto distratto. Fece una quasi smorfia di complicit educata e continu:
Ne abbiamo riparlato appena ieri sera. Si tratta solo di esaminare cinque minuti lo strumento.
Senta. Forse  meglio che torni in un altro momento, quando i signori...
Mi scusi: sono venuto apposta da Cremona, Lombardia, Italia, non so se mi spiego. Le dice
niente? Telefoni al signore e si faccia dare il permesso.
Non lo posso trovare, io.
Ah...
Tra laltro, in questi giorni lo tiene nella cassaforte.
Ma a quanto ne so, lei conosce la combinazione.
Silenzio. Il giovane simpatico aveva ormai tutti e due i piedi dentro casa, ma non forzava il
gesto. Il silenzio di Caterina la tradiva. Lui, per aiutarla, apr la cartella con la zip ed estrasse un
mazzetto di banconote da cinquemila.
Questo aiuta sempre la memoria, cara Caterina Fargues.
Sette due otto zero sei cinque. Come sa il mio nome?
Le ho gi detto che sono uno stimatore.
Come se largomento fosse incontestabile, Caterina Fargues fece un passo indietro e lasci
entrare il giovane simpatico.
Venga gli disse. Prima, luomo le diede il mazzetto di banconote, che lei strinse chiudendo
forte la mano.
Nel mio studio luomo si mise dei guanti sottili, da stimatore, disse, apr la cassaforte con il
sette due otto zero sei cinque, prese il violino, sent Caterina che diceva se crede di potersi portar via il
violino non mi conosce, e, senza neanche guardarla, rispose le ho detto che sono uno stimatore. Lei
tacque perch non si sa mai. Mise il violino sotto la mia lampada da ingrandimento, esamin
letichetta, lesse Laurentius Storioni Cremonensis me fecit e poi disse millesettecentosessantaquattro,*
e strizz locchio a Caterina che, sporgendosi sul tavolo vicino al gioviale stimatore, voleva giustificare
lo stipendio chiarendo che quelluomo, per quanto gioviale fosse, non sarebbe uscito di casa con il
violino in mano. Gli occhi grigi, pi che espressivi, erano metallici. Lo stimatore not la doppia linea
sotto Cremonensis e il cuore gli salt in gola in modo cos brusco che quellidiota se ne doveva essere
accorta.
Va bene, va bene...* fece, come se fosse il medico che terminava lauscultazione del paziente
e per il momento si poteva riservare la diagnosi. Gir lo strumento, analizz il legno, i piccoli graffi, le
curve, i riflessi, mentre ripeteva meccanicamente va bene, va bene.*
 di valore? Caterina strinse con la mano il mazzetto colpevole ben ripiegato.
Lo stimatore non rispose; stava odorando la vernice del violino. O il legno. O lantichit. O la
bellezza. Alla fine lasci delicatamente il violino sul tavolo e prese dalla cartella una Polaroid. Caterina
si scans per evitare qualsiasi testimonianza fotografica della sua indiscrezione. Cinque foto, con
grande calma, sventolando ogni foto per farla asciugare, il sorriso stampato, un occhio su quella donna
e lorecchio teso a cogliere ogni rumore che provenisse dalle scale. Quando ebbe finito, prese lo
strumento e lo rimise nella cassaforte. La chiuse. Non si tolse i guanti. Caterina si sent sollevata.
Luomo gioviale si guard intorno. Si avvicin a una libreria. Guard lo scaffale degli incunaboli. Fece
s, s, con la testa e per la prima volta dopo tutto quel tempo guard Caterina negli occhi: Quando
crede.
Mi scusi: ma lei come faceva a sapere che io sapevo quei numeri? disse indicando la
cassaforte.
Non lo sapevo.
Luomo usc silenziosamente dal mio studio e allimprovviso si volt, cos allimprovviso che
Caterina ci and a sbattere. E le disse: Per adesso so che lei sa che io li so.
Se ne and in silenzio con i guanti ancora infilati e chiuse lui stesso la porta, dopo aver salutato
con un leggero inchino del capo, che Caterina, nonostante il suo sconcerto, trov elegantissimo. Lei sa
che io so che... no, comera? Rimasta di nuovo sola, apr la mano. Un mazzetto di banconote da
cinquemila. No: la prima era da cinquemila; le altre erano, guarda che figlio di puttana questo gioviale
stimatore dei miei coglioni! Apr la porta pronta a... Pronta a che, imbecille? A fare una scenata a un
uomo che lei aveva fatto entrare come se? Come un ladro verr il Signore. Sentiva ancora i passi
regolari, sicuri, gioviali, del misterioso ladro sugli ultimi gradini delle scale, che si dirigevano verso la
strada. Caterina chiuse la porta, guard il fascio di biglietti e stette a lungo a dire no, no, no, sembra
impossibile. E poi non so che ci trovava in quegli occhi grigi che non gli si potevano neanche vedere,
coperti comerano da quelle sopracciglia cos folte che sembrava un cane pastore.
Ricevetti una lettera da Oxford. Penso che mi abbia cambiato la vita. Mi obblig a mettermi di
nuovo a scrivere. In effetti, fu il detonante e lapporto vitaminico necessario a rimboccarmi le maniche
e cominciare a imbastire quella che sarebbe stata unopera lunga come lanno della fame, che mi ha
dato molte soddisfazioni e che sono contento di avere scritto: la Storia del pensiero europeo.  il mio
modo di dirmi vedi, Adri?, hai fatto una cosa che si avvicina alla Griechische Geistesgeschichte,
quindi ti puoi sentire un po pi vicino a Nestle. Senza quella lettera non avrei avuto la forza di
mettermici. Adri aveva guardato nella cassetta incuriosito: una lettera per posta aerea. Cerc
istintivamente il mittente: I. Berlin. Headington House. Oxford. England. UK.
Sara!
Dovera Sara? Adri, errando meccanicamente per il Mondo Creato, gridava Sara, Sara, ma
finch non fu vicino al suo studio non pot vedere che la porta era chiusa. Lapr. Sara stava facendo
degli schizzi di volti e di case, in quel modo frenetico con cui a volte disegnava, come un impeto,
riempiendo mezza dozzina di fogli di quegli impulsi irrazionali, poi passava qualche giornata a
esaminare il risultato e a valutare cosera da scartare e cosa da sviluppare. Ascoltava la musica con le
cuffie.
Sara!
Sara si gir. Vedendo Adri cos sconvolto, si tolse le cuffie e disse che c, che hai? Adri alz
la lettera per fargliela vedere e per un momento lei pens no, unaltra brutta notizia, no.
Cosa  successo? chiese spaventata.
Sara vide Adri, pallido, che si era seduto sullo sgabello da disegno e le allungava la lettera. Lei
la prese e disse di chi ? Adri le indic con un gesto di girarla. Lei la gir e lesse I. Berlin. Headington
House. Oxford. England. UK. Guard Adri e chiese chi ?
Isaiah Berlin.
Chi  Isaiah Berlin?
Adri usc e torn pochi secondi dopo con quattro o cinque libri di Berlin che lasci accanto a
un foglio pieno di schizzi.
Questo disse, indicando i libri.
E che vuole?
Non lo so. Ma perch mi scrive?
Allora mi prendesti per mano e mi obbligasti a sedere, come una maestra che tranquillizza il
bambino agitato della classe, e mi dicesti sai cosa devi fare per sapere che dice una lettera? Eh, Adri?
La devi aprire, s. E poi la devi leggere...
Ma  di Isaiah Berlin!
Fosse pure dello zar di tutte le Russie. La devi aprire.
Mi desti un tagliacarte. Fu laborioso tagliare la busta in modo netto, cercando di non tagliare
anche il foglio che conteneva e di non rovinarla.
Ma chiss che vuole? dicevo io, isterico. Per tutta risposta, ti limitasti a indicare la busta. Ma,
una volta aperta, Adri la lasci sul tavolo di Sara.
Non la vuoi leggere?
Sono terrorizzato.
Mi porgesti la busta e io, come un bambino, la presi ed estrassi la lettera. Un solo foglio scritto
a mano, che diceva Oxford, aprile 1987, egregio signore, il suo libro mi ha profondamente commosso,
eccetera, eccetera, eccetera, e che, nonostante sia passato tanto tempo, so a memoria. Fino alla fine,
quando diceva la prego, non smetta di pensare e ogni tanto scriva le sue idee. I miei pi sinceri saluti,
Isaiah Berlin.
Accidenti...
Bello, no?
Ma di che libro parla?
Dai commenti che fa, direi che  La volont estetica disse Sara, prendendogli il foglio di
mano per leggerlo direttamente. Mi restituisti la lettera, sorridesti e dicesti adesso mi spieghi con calma
chi  questo Isaiah Berlin.
Ma come gli  arrivato il libro?
Tieni, metti da parte la lettera e non perderla dicesti. E da allora la tengo tra i miei tesori pi
intimi, anche se tra non molto non sapr neanche dov. E s, quella lettera mi ha aiutato a scrivere per
vari anni che, a parte le lezioni, le minime che mi lasciarono fare, si riempirono della storia del
pensiero europeo.
...
.
...
Capitolo quaranta.
...
.
...
Una sola pista di atterraggio pi o meno asfaltata accolse laereo con grossi scossoni che gli
fecero pensare che non sarebbe mai arrivato vivo al nastro dei bagagli, ammesso che allaeroporto di
Kikwit ce ne fosse uno. Per non sfigurare davanti a quella giovane donna con la faccia annoiata, fece
finta di leggere mentre la sua testa cercava di ricordare esattamente doverano le uscite demergenza.
Era il terzo aereo che prendeva da quando si era imbarcato a Bruxelles. Su questo, lui era ormai lunico
bianco; non si preoccup per il fatto di risaltare eccessivamente. Il lavoro di per s gi comportava il
rischio. Laereo li lasci a pi di cento metri dal piccolo edificio, distanza che si doveva percorrere a
piedi sperando che le scarpe non si sciogliessero sullasfalto bollente. Recuper la piccola borsa da
viaggio, pag un tassista che moriva dalla voglia di essere corrotto, lui, il suo fuoristrada e le sue
taniche di benzina, e che, dopo aver guidato per tre ore lungo il Kwilu, gli chiese altri dollari perch in
quel momento entravano in una zona non sicura. Kikongo, mi capisce, no? Pag senza protestare,
perch rientrava tutto nel budget e nel piano previsto, anche le balle. Ancora unora buona di scossoni,
come fosse una pista di atterraggio; via via che avanzavano gli alberi erano pi numerosi, pi alti, pi
folti. La vettura fren davanti a uninsegna mezza marcia.
Bebenbeleke disse in un tono che non ammetteva repliche.
Dove diavolo  lospedale?
Il tassista indic con il naso verso il sole rosso. Quattro legni a forma di casa. Non faceva cos
tanto caldo come allaeroporto.
Quando la vengo a prendere? chiese.
Torner a piedi.
Lei  matto.
S.
Afferr la sua borsa e sincammin verso i quattro legni mezzo storti senza voltarsi a salutare il
tassista. Questi sput a terra pi contento che mai perch adesso sarebbe potuto passare per Kikongo a
trovare i cugini e a sperare di caricare un improbabile cliente da portare a Kikwit, di modo che non
avrebbe avuto bisogno di lavorare per i quattro o cinque giorni successivi.
Senza voltarsi, aspett che il rumore del taxi sparisse. Si diresse verso lunico albero dei
paraggi, un albero strano che aveva di sicuro un nome impossibile, e raccolse una borsa voluminosa, di
tela mimetica militare, che lo aspettava appoggiata a quel tronco, come se stesse facendo il riposino
dopo pranzo. Poi svolt langolo e si trov davanti a quello che poteva essere lingresso principale di
Bebenbeleke. Una lunga veranda dove tre donne, sedute su una specie di sdraio, osservavano
attentamente e in silenzio il passare delle ore. La porta non esisteva. E dentro non cera niente che
potesse sembrare una reception. Un corridoio semibuio con una lampadina che emanava una luce
tremula, da generatore. E una gallina, che usc di corsa dalledificio come se si fosse accorta di essere
stata colta in fallo. Torn sulla veranda e si rivolse alle tre donne, cos, in generale.
Il dottor Mss?
Una delle donne, la pi vecchia, indic verso linterno con un cenno del capo. La pi giovane
conferm dicendo l a destra, ma adesso sta facendo le visite.
Entr e imbocc il corridoio di destra. Si trov presto in una sala in cui un uomo anziano, in
camice bianco, immacolato in mezzo a tanta polvere, stava auscultando un bambino che si mostrava un
po perplesso e voleva che sua madre, in piedi accanto a lui, lo salvasse da quelloperazione.
Si sedette su una panca dipinta di un verde molto vistoso doverano sedute altre due donne,
eccitate da qualche fatto che stava alterando la routine di Bebenbeleke e che le faceva ripetere pi e pi
volte le stesse parole, come una litania. Lasci ai suoi piedi la borsa pi grande, che fece un rumore
metallico. Si stava facendo buio. Quando ebbe finito con lultima paziente, per la prima volta il dottor
Mss alz la testa per guardarlo, come se fosse la cosa pi normale del mondo.
Vuole essere visitato anche lei? disse a mo di saluto.
Volevo solo confessarmi.
Il nuovo arrivato si accorse che quelluomo non era vecchio: era pi che vecchio. Dal modo in
cui si muoveva sembrava avere unenergia interiore inesauribile, e questo lo aveva ingannato. Il suo
corpo era quello che era, di un uomo oltre lottantina. La fotografia che aveva potuto vedere di lui era
quella di un uomo di poco pi di sessanta al massimo.
Come se fosse la cosa pi normale del mondo che un europeo arrivasse in pieno crepuscolo
allospedale di Bebenbeleke a chiedere la confessione, il dottor Mss si lav le mani in un lavandino
dal cui rubinetto usciva miracolosamente dellacqua e indic con un gesto al nuovo arrivato di
accompagnarlo. In quel momento, due uomini con gli occhiali scuri e la faccia atteggiata a persone
importanti si sedettero sulla panca verde da cui avevano appena mandato via le donne eccitate. Il
dottore fece entrare lospite in una piccola stanza, forse il suo studio.
Si ferma a cena?
Non lo so. Non faccio programmi a cos lungo termine.
Dica pure.
Ho fatto molta fatica a trovarla, dottor Budden. Avevo perso le sue tracce in un monastero
trappista e non cera verso di sapere dove fosse andato.
Come ha fatto, allora?
Con una visita agli archivi generali dellordine.
La mania di documentare e archiviare tutto, s. Sono stati gentili e disponibili con lei?
Non credo che sappiano ancora della mia visita.
Cosha trovato?
A parte la pista falsa del Baltico, qualche riferimento a Stoccarda, Tubinga e Bebenhausen. In
questo paesino ho cominciato a scoprire qualcosa con laiuto di una vecchietta molto gentile.
Mia cugina Herta Landau, vero?  sempre stata una chiacchierona. Doveva essere felice che
qualcuno le chiedesse di sciogliere la lingua. Mi scusi, vada avanti.
Be,  tutto. Ci ho messo anni a collegare una cosa con laltra.
Meglio: mi ha lasciato riparare a qualche briciola del male che ho fatto.
Il mio cliente avrebbe voluto che fosse successo prima.
Perch non mi arresta e mi fanno un processo?
Il mio cliente  anziano: non vuole rinvii perch morir presto, a sentire lui.
Gi.
E non vuole morire senza vederla morta.
Capisco. E come ha fatto a trovarmi?
Oh, be, la maggior parte del lavoro  puramente tecnico. Il mio mestiere  molto noioso: ore e
ore a ficcare il naso in posti diversi finch riesci a collegare due elementi. E cos giorni e giorni, finch
ho capito che la Bebenhausen che io cercavo non era esattamente nel Baden-Wrttemberg. A un certo
punto ho anche pensato che fosse una sorta di aiuto per chi volesse seguire le sue tracce.
Si accorse che il dottore reprimeva un sorriso.
Le  piaciuta Bebenhausen?
Molto.
 il mio paradiso perduto. Il dottor Mss si scroll di dosso un ricordo con la mano e poi
sorrise apertamente: Ci ha messo molto.
Glielho gi detto... Quando mi hanno affidato il lavoro lei era davvero ben nascosto.
Per poter lavorare e riparare. Incuriosito: Come funziona questo sistema di affidare i
lavori?.
 molto professionale e molto... freddo.
Il dottor Mss si alz e da un armadietto che era evidentemente un frigorifero prese una ciotola
piena di qualcosa di indefinito che avrebbe potuto essere del cibo. La appoggi sul tavolo, con due
piatti e due cucchiai.
Se non le dispiace... Alla mia et devo mangiare come gli uccellini... Poco e spesso.
Altrimenti potrei svenire.
Ma si fidano di un medico cos anziano?
Non ne hanno altri. Spero che alla mia morte non chiudano lospedale. Sono in trattative con le
autorit dei villaggi di Beleke e di Kikongo.
Mi dispiace, dottor Budden.
S. Indicando la cosa indefinita contenuta nella ciotola:  miglio. Meglio di niente, mi
creda.
Si serv e pass la ciotola al suo interlocutore. Con la bocca piena: Che voleva dire quando ha
affermato che  un lavoro molto freddo, molto professionale?.
Be, in realt...
No, la prego, mi interessa.
Io, per esempio, non conosco mai i miei clienti. E loro non conoscono me,  ovvio.
Sembra logico. Ma come vi organizzate?
 una tecnica particolare. Il contatto indiretto  sempre possibile, ma bisogna stare molto
attenti per sapere di essere sempre in connessione con la persona giusta. E poi si deve imparare a non
lasciare tracce.
Anche questo sembra logico. Ma lei oggi  venuto con la macchina di Makubulo Joseph, che 
un incorreggibile chiacchierone e in questo momento deve aver gi raccontato a tutti che...
Sta raccontando quello che io voglio che racconti. Sto servendo una pista falsa su un piatto
dargento. Mi scusi se non entro nei particolari... E come sa che sono venuto con quel tassista?
Ho fondato lospedale di Bebenbeleke quarantanni fa. Conosco persino il nome di ogni cane
che abbaia e di ogni gallina che chioccia.
Quindi  venuto qui direttamente da Mariawald.
Le interessa?
Mi affascina. Ho avuto tempo di pensare molto a lei. Ha sempre lavorato da solo?
Non lavoro da solo. Prima che spunti il sole ci sono gi tre infermiere con i pazienti. Anchio
inizio di buon mattino, ma non come loro.
Mi dispiace farle perdere tempo.
Non credo che oggi abbia molta importanza linterruzione.
E non fa nientaltro?
No. Dedico tutte le mie forze ad aiutare i bisognosi per tutte le ore di tutta la vita che mi
rimane.
Sembra un giuramento religioso.
Be... sono ancora mezzo monaco.
Non ha lasciato il convento?
Sono uscito dallordine trappista; ho abbandonato il monastero, ma continuo a sentirmi un
monaco. Monaco senza comunit.
E dice la messa e tutto il resto?
Non sono un prete. Non sum dignus.
Approfittarono del silenzio per ripulire un po il piatto di miglio.
 buono disse il nuovo arrivato.
Se devo essere sincero, non ne posso pi. Rimpiango molti piatti. Il Sauerkraut, per esempio.
Non mi ricordo neanche pi il sapore, ma ne sento la mancanza.
Peccato, se lavessi saputo...
No, che lo rimpianga non vuol dire che... Ingoi una cucchiaiata di miglio. Non mi merito il
Sauerkraut.
Forse esagera... S, insomma, io non sono nessuno per...
Le assicuro proprio che lei non  nessuno.
Si pul le labbra con il dorso della mano e si scroll le briciole dal camice, ancora immacolato.
Mise da un lato il vassoio della cena senza interpellare laltro e rimasero faccia a faccia, con il tavolo
spoglio in mezzo.
E il pianoforte?
Abbandonato. Non sum dignus. Persino il ricordo della musica che prima veneravo mi fa
venire la nausea.
Forse esagera, no?
Mi dica il suo nome.
Silenzio. Un momento di calcolo del nuovo arrivato.
Perch?
Curiosit. Non potr pi utilizzarlo.
 meglio di no.
Come vuole.
Non lo poterono evitare: sorrisero entrambi.
Non conosco il cliente. Ma mi ha dato una parola chiave che lorienter, se  curioso di
saperla. Non le piacerebbe sapere da parte di chi vengo?
No. Da parte di chiunque venga, lei  benvenuto.
Mi chiamo Elm.
Grazie per la fiducia, Elm. Non se la prenda a male, ma le devo chiedere di cambiare lavoro.
Sto svolgendo gli ultimi incarichi. Vado in pensione.
Sarei pi contento se questo fosse lultimo.
Non glielo posso promettere, dottor Budden. E mi piacerebbe farle una domanda delicata.
Prego, io gliene ho appena fatta una.
Perch non si  consegnato alla giustizia? Voglio dire, quando  uscito di prigione, se pensava
di non aver emendato la sua colpa... allora...
In prigione o morto non avrei potuto rimediare al male.
Quando  irreparabile, che cosa vuole rimediare?
Siamo una comunit che vive su una roccia che naviga nello spazio, come se stessimo sempre
cercando un Dio nella nebbia.
Non la capisco.
Lo immagino. Voglio dire che possiamo sempre riparare in una persona al male che abbiamo
fatto a unaltra. Per dobbiamo riparare.
E non le deve aver fatto piacere che il suo nome...
No. Non mi ha fatto piacere,  vero. La mia vita da quando sono uscito di prigione  consistita
nel nascondermi e nel riparare. Sapendo che non potr mai riparare a tutto il male che ho fatto. Me lo
porto dentro da sessantanni e non lavevo confidato a nessuno.
Ego te absolvo, eccetera. No?
Non rida. Ci ho gi provato una volta. Il problema  che il mio peccato non pu essere
perdonato perch  troppo grosso. Ho dedicato tutta la mia vita a espiarlo sapendo che quando il
momento sarebbe arrivato mi sarei trovato ancora sulla linea di partenza.
Da quanto ricordo, se il pentimento  sufficientemente...
Lasci perdere. Lei che ne sa!
Ho avuto uneducazione religiosa.
A cosa le  servita?
Senti chi parla.
Sorrisero di nuovo tutti e due. Il dottor Mss tast sotto il camice, cercando qualcosa. Laltro si
sporse rapidamente sul tavolo e gli immobilizz il braccio afferrandogli il polso. Il medico tir fuori
pian piano uno straccio sporco, piegato. Vedendo cosera, il nuovo arrivato gli liber il polso. Il dottore
mise sul tavolo lo straccio, che in altri tempi era stato tagliato a met, probabilmente diviso in due
pezzi, e lo apr con gesti che sembravano liturgici. Misurava un palmo e mezzo per un palmo e mezzo e
conservava tracce di filo bianco e di filo blu che formavano dei quadretti. Il nuovo arrivato losserv
con curiosit. Guard il dottore; questi aveva chiuso gli occhi. Come se pregasse? Come se ricordasse?
Come ha potuto fare quello che ha fatto?
Il dottor Mss apr gli occhi.
Lei non sa che cosa ho fatto.
Mi sono documentato. Ha fatto parte di unquipe di medici che si  dedicata a calpestare il
giuramento di Ippocrate.
Lei  colto, malgrado il suo lavoro.
Come lei. Non voglio perdere lopportunit di dirle che mi fa schifo.
Merito il disprezzo degli assassini. Chiuse gli occhi e disse, come se recitasse una preghiera:
Ho peccato contro luomo e contro Dio. In nome dellidea.
Ci credeva?
S. Confiteor.
E il sentimento di piet e di compassione?
Lei ha mai ucciso dei bambini? Il dottor Mss lo guard negli occhi.
Le ricordo che sono io quello che fa le domande.
Gi. Quindi sa cosa si sente.
Veder piangere un bambino a cui strappa la pelle del braccio senza anestesia per studiare gli
effetti delle infezioni... e non sentire compassione.
Io non ero un uomo, padre confess il dottor Mss.
Come mai, non essendo un uomo, si  potuto pentire?
Non lo so, padre. Mea maxima culpa.
Nessuno dei suoi colleghi si  pentito, dottor Budden.
Perch sapevano che il peccato era troppo grande per chiedere perdono, padre.
Alcuni si sono suicidati e altri sono fuggiti o si sono nascosti come topi.
Non posso giudicarli. Sono come loro, padre.
Ma lei  lunico che vuole riparare al male.
Non giudichiamo anticipatamente: non  detto che sia lunico.
Mi sono documentato a sufficienza. A proposito, Aribert Voigt.
Che c?
Malgrado il suo autocontrollo, il dottor Mss non pot evitare un sussulto di tutto il corpo nel
sentire quel nome.
Labbiamo preso.
Se lo meritava. Che Dio mi perdoni, padre, perch anchio me lo merito.
Labbiamo punito.
Non posso dire niente.  tutto troppo grosso. La colpa  troppo profonda.
Labbiamo preso gi da qualche anno. Non se ne rallegra?
Non sum dignus.
Ha pianto e ha chiesto perdono. E se l fatta sotto.
Non pianger per Voigt. Ma neanche mi rallegro per i particolari che mi racconta.
Il nuovo arrivato rimase un bel po a guardare fisso il dottore.
Sono ebreo disse alla fine. Lavoro su commissione, ma ci metto entusiasmo. Mi capisce?
Perfettamente, padre.
In fondo, sa cosa penso?
Konrad Budden apr gli occhi agitato, come se temesse di trovarsi davanti allanziano certosino
che guardava fissamente una crepa del legno del confessionale ghiacciato. Davanti a lui, un certo Elm l
seduto che lo guardava fisso, con il volto gi segnato da molte storie, non osservava alcuna crepa: lo
guardava dritto negli occhi. Mss sostenne il suo sguardo: So cosa pensa, padre: che non ho diritto al
paradiso.
Il nuovo arrivato lo guard in silenzio, nascondendo la propria sorpresa. Konrad Budden
continu: E ha ragione. Il peccato  cos atroce che il vero inferno  quello che ho scelto io:
assumermi la colpa e continuare a vivere.
Non creda che la capisca.
Non lo pretendo. Non mi rifugio n nellidea che ci guidava n nel freddo dellanima che ci
rendeva pi passabile linferno che infliggevamo. Non cerco il perdono di nessuno. Neanche quello di
Dio. Ho solo chiesto lopportunit di riparare a quellinferno.
Si copr il volto con le mani e disse doleo, mea culpa. Vivo ogni giorno lo stesso sentimento con
la stessa intensit.
Silenzio. Fuori, una dolce quiete si impadroniva a poco a poco dellospedale. Al nuovo arrivato
sembr di sentire lontano, smorzato, il rumore di un televisore. Il dottor Mss disse a voce pi bassa,
dissimulando lalterazione: Sar un segreto o verr divulgato ai quattro venti chi sono, dopo morto?.
Il mio cliente vuole che rimanga in segreto. E il cliente ha sempre ragione.
Silenzio. S, un televisore. Faceva uno strano effetto in quel posto. Il nuovo arrivato si appoggi
allo schienale della sedia: Non vuole sapere, adesso, da parte di chi vengo?.
Non ho bisogno di saperlo. Viene da parte di tutti.
E mise le mani aperte sullo straccio sporco con un gesto delicato, un po solenne.
Cos questo straccio? disse laltro. Un tovagliolo?
Anchio ho i miei segreti.
Il dottore lasci le mani sullo straccio e disse se crede, io sono pronto.
Se  cos gentile da aprire la bocca...
Konrad Budden chiuse pietosamente gli occhi e disse quando vuole, padre. Dallaltra parte della
finestra si sent il chiocciare scandalizzato di una gallina che stava per andare a dormire. Pi lontano,
risate e applausi dal televisore. Allora Eugen Mss, frate Arnold Mss, il dottor Konrad Budden apr la
bocca per ricevere il viatico. Sent la zip della borsa che si apriva con forza. Sent rumori metallici che
lo trasportarono allinferno e lo accett come penitenza extra. Non chiuse la bocca. Non pot neanche
sentire lo sparo perch il proiettile era andato troppo in fretta.
Lospite si mise la pistola alla cintola ed estrasse dalla borsa un kalashnikov. Prima di uscire
dalla stanza, ripieg con cura lo straccio rituale di quelluomo, come se anche per lui lo fosse, e se lo
mise in tasca. La vittima era ancora ben seduta sulla sedia, con la bocca distrutta e senza quasi un filo
di sangue. Non aveva macchiato neanche il camice bianco. Troppo vecchio per avere ancora sangue da
versare, pens, mentre toglieva la sicura al fucile automatico e si disponeva ad alterare i fatti. Calcol
da dove venivano le voci del televisore. Sapeva di dover dirigersi da quella parte. Nel suo piano la
morte del medico doveva passare inavvertita, ma per ottenere questo risultato si doveva parlare, molto,
del resto. Il lavoro comporta anche questo.
...
.
...
Capitolo quarantuno.
...
.
...
Tutto quello che vi racconto, cari amici e colleghi, era prima della Storia del pensiero europeo.
Chi volesse avere informazioni pratiche sul nostro uomo, poteva ricorrere soprattutto a due fonti: la
Gran Enciclopdia Catalana e lEncyclopaedia Britannica. Questultima, quella che avevo pi a
portata di mano, nella sua quindicesima edizione dice:
Adri Ardvol i Bosch (Barcellona, 1946). Professore di Teoria delle correnti estetiche e di
Storia delle idee, ha discusso la tesi di dottorato nel 1976 a Tubinga.  autore de La rivoluzione
francese (1978), un allegato contro la violenza a causa di un ideale, in cui mette in dubbio la legittimit
storica di figure come Marat, Robespierre o lo stesso Napoleone e, con un raffinato ragionamento
intellettuale, li compara ai grandi sanguinari del Ventesimo secolo, come Stalin, Hitler, Franco o
Pinochet. In fondo, al giovane professor Ardvol in quel momento non gliene fregava un accidente
della storia: al momento dellelaborazione del libro era ancora indignato per la scomparsa, che durava
ormai da alcuni anni, della sua Sara ? Voltes-Epstein (Parigi, 1950 - Barcellona, 1996) senza alcuna
spiegazione e aveva la sensazione che il mondo e la vita gli dovessero qualcosa. Ma fu incapace di
raccontare tutto al suo buon amico Bernat ? Plensa i Punsoda (Barcellona, 1945), che invece lo
utilizzava spesso per piangere le sue disgrazie. Lopera provoc un certo fastidio in alcuni circoli
intellettuali francesi che gli voltarono le spalle finch non dimenticarono il fatto. Per questo Marx?
(1980) pass inavvertito e neanche i pochi stalinisti catalani rimasti vennero a conoscenza della sua
pubblicazione per poterlo massacrare. Durante una visita a ? Lola Piccola (la Barceloneta, 1910-1982),
ritrov la pista della sua amata Sara (vid. supra) e la pace torn nella sua vita se si escludono alcuni
episodi puntuali con Laura ? Baylina (Barcellona, 1959?), con la quale non era stato capace di rompere
decentemente un rapporto che lui riconosce di aver gestito in modo assai ingiusto, mea culpa, confiteor.
Da molti anni si dice che stia riflettendo sullelaborazione di una Storia del male, ma, non avendo
affatto le idee chiare, impiegher molto tempo a trasformare il progetto in realt, ammesso che alla fine
sia in grado di farlo. Una volta recuperata la pace interiore, riusc a dedicare le sue energie
allelaborazione dellopera da lui considerata pi riuscita, La volont estetica (1987), che ricevette il
plauso entusiastico di Isaiah ? Berlin (cf. Personal Impressions, Hogarth Press, 1987 [19982, Pimlico]),
e, dopo anni di febbrile dedizione, a portare a termine limpressionante Storia del pensiero europeo
(1994), lopera internazionalmente pi considerata, quella che oggi ci ha portati nella sala delle
conferenze di Brechtbau, la facolt di Lettere e Filosofia di questa universit.  per me un onore avere
avuto lopportunit di preparare questa modesta introduzione allevento. E ho fatto molta fatica a non
lasciarmi andare a ricordi personali e soggettivi, dal momento che il mio rapporto con il professor
Ardvol ha origine tanti anni fa nei corridoi, nelle aule e negli studi di questa universit, ai tempi in cui
io ero un docente appena arrivato (anchio sono stato giovane, cari studenti!) e lo studente Ardvol era
un giovane piuttosto disperato per un problema sentimentale che gli fece passare i primi mesi a scopare
a destra e a manca finch stabil una complicatissima relazione con una certa Kornelia ? Brendel
(Offenbach, 1948) con cui visse un vero e proprio calvario, dal momento che la ragazza, che non era
neanche cos bella come lui pensava, anche se bisogna riconoscere che prometteva una bella scopata, si
ostinava ad avere nuove esperienze e questo, per un mediterraneo appassionato come il dottor Ardvol,
era difficile da sopportare. Be: e per un germanico freddo e quadrato anche. Evitate di dirglielo, perch
potrebbe prenderla molto male, ma devo riconoscere che il sottoscritto  stato una delle nuove
esperienze della Brendel. Mi spiego: dopo un immenso giocatore di pallacanestro e un finlandese che
giocava a hockey su ghiaccio, e dopo un pittore con le pulci nei capelli, la Brendel cerc altri tipi di
esperienze, mi guard e si chiese come doveva essere scoparsi un professore. Devo confessare, in
realt, di essere stato solo un trofeo di caccia: la mia testa, coperta dal tocco, fa adesso bella figura sul
caminetto del suo castello accanto a quella del finlandese che indossa un casco rosso vivo. E basta cos,
perch oggi non stiamo parlando di me ma del professor Ardvol. Dicevo che la relazione con la
Brendel fu un calvario, che riusc a superare solo quando decise di rifugiarsi nello studio.  per questo
che dobbiamo erigere un monumento a Kornelia Brendel sulla riva del Neckar. Ardvol termin gli
studi a Tubinga dove discusse la tesi di dottorato su Vico che, vi ricordo anche se gi lo sapete, ottenne
grandi elogi da parte del professor Eugen Co?eriu (vid. Eugen Co?eriu-Archiv, Eberhard Karls
Universitt), il quale, vecchietto ma lucido ed energico, sta nervosamente muovendo il piede in prima
fila, seppure con la faccia soddisfatta. Mi risulta che la tesi del professor Ardvol sia uno dei testi pi
richiesti dagli studenti di Storia delle idee di questa universit. E qui mi fermo perch non cesserei di
cantare lodi: cedo la parola al presuntuoso e petulante professor Schott. Kamenek, con un sorriso, fece
scivolare il microfono verso il professor Schott, ammicc a Adri e si sedette pi comodamente sulla
sedia. Nella sala delle conferenze cerano un centinaio di persone. Un interessante miscuglio di
professori e studenti incuriositi. E Sara pens com bello, con la giacca nuova.
Era la prima volta in assoluto che indossava la giacca che gli aveva fatto comprare se voleva
che lo accompagnasse a Tubinga a presentare la sua Storia del pensiero europeo. Adri, al tavolo,
accanto a quegli illustri presentatori, guard dovera seduta lei e mi dissi Sara della mia vita, questo 
un sogno. Non la presentazione profonda, scrupolosa e sentita di Kamenek, con lievi e discrete
concessioni a un tono pi personale e soggettivo; non il discorso entusiastico del professor Schott, che
afferma che Die Geschichte des europischen Denkens  una riflessione superiore, che bisogna
diffondere in tutte le universit europee e che vi prego di leggere al pi presto. Vi prego? Vi ingiungo
di leggerla! Non invano il professor Kamenek si  riferito a Isaiah Berlin e al suo Personal Impressions
(vid. supra). Ci sarebbero da aggiungere, se mi permette, professor Kamenek, i riferimenti espliciti che
Berlin fa a Ardvol sia nella conversazione con Jahanbegloo che nella biografia canonica di Ignatieff.
No, niente di tutto questo  il miracolo, Sara. E neanche la lesung che faranno durare sicuramente
unora buona. Non  questo, Sara.  vederti qui, sulla sedia su cui io mi sono seduto tante volte, con la
coda scura che ti cade sulla schiena, mentre mi guardi e reprimi un sorriso, pensando a quanto sono
bello con la giacca nuova, eh, professor Ardvol?
Mi scusi, professor Schott?
Cosa ne pensa.
Cosa ne penso. Dio mio.
Lamor che move il sole e laltre stelle.
Come? il professore guard stupito il pubblico, poi riport lo sguardo disorientato su Adri.
Sono innamorato e perdo subito il filo del discorso. Mi pu ripetere la domanda?
Il centinaio di persone presenti non sapeva se ridere o non ridere. Sguardi inquieti, sorrisi
semicongelati, ebeti; finch Sara scoppi in una generosa risata e gli altri poterono imitarla.
Il professor Schott ripet la domanda. Il professor Ardvol rispose con precisione, gli occhi di
molti brillarono, interessati, e la vita  meravigliosa, pensavo io. Poi lessi il terzo capitolo, il pi
soggettivo, quello dedicato alla mia scoperta della natura storica della conoscenza prima di aver letto
una sola riga di Vico. E lo shock che signific per lui scoprirlo su indicazione del professor Roth, che
sfortunatamente non  pi tra noi. E mentre leggeva non poteva fare a meno di pensare che ventanni
prima Adri era fuggito a Tubinga per leccarsi le ferite dellimprovvisa e inspiegabile diserzione di
Sara, che adesso rideva soddisfatta davanti a lui; che ventanni prima passeggiava per Tubinga
scopando a destra e a manca, come  stato ben detto alla presentazione, e per le aule delluniversit
cercando in ogni ragazza che trovava un tratto che gli ricordasse Sara. E adesso, nella 037, ce laveva
davanti, pi matura, che lo guardava con una smorfia ironica mentre lui chiudeva il libro e diceva sono
molti anni di lavoro, un libro come questo, e spero che non mi venga in mente di scriverne un altro
prima che siano passati tanti, tanti, tanti anni, amen. E il pubblico batt le nocche delle mani sui tavoli,
educatamente entusiasmato. Poi la cena con il professor Schott, la preside Vartten, un commosso
Kamenek e due professoresse timide e taciturne. Una delle due, forse quella bassetta, disse con un filo
di voce che era rimasta commossa dal ritratto umano che aveva fatto Kamenek del professor Ardvol, e
Adri lod la sensibilit del professor Kamenek mentre questi abbassava gli occhi, un po confuso per
gli elogi inattesi. Dopo cena Adri port Sara a passeggiare nel parco, che con gli ultimi chiarori del
giorno emanava un profumo prorompente di primavera fredda, e lei che ripeteva com bello tutto
questo. Anche se fa freddo.
Dicono che oggi nevicher.
 bello lo stesso.
Quando ero triste e pensavo a te venivo sempre qui a passeggiare. E saltavo il muro di cinta
del cimitero.
Si pu fare?
Vedi? Io lho gi fatto.
Lei non ci pens due volte e salt dietro a lui. Dopo una trentina di metri si trovarono davanti
alla cancellata dingresso, che era aperta, e Sara cerc con uno sforzo di reprimere una risata nervosa,
come se le facesse un certo effetto ridere nella casa dei morti. Finch arrivarono alla tomba del fondo e
Sara lesse incuriosita il nome.
Chi sono? chiese il comandante senza stelle.
Tedeschi della resistenza.
Il comandante si avvicin per osservarli meglio. Luomo era di mezza et, con un aspetto pi da
impiegato che da guerrigliero; e lei sembrava una pacifica casalinga.
Come siete arrivati fin qui?
 molto lungo. Vogliamo degli esplosivi.
Da dove diavolo venite e chi diavolo credete di essere?
Himmler deve far visita a Ferlach.
E dov Ferlach?
Vicino Klagenfurt. Qui, dallaltra parte del confine. Conosciamo il terreno.
E allora?
Vogliamo dargli una bella accoglienza.
Come?
Facendolo saltare in aria.
Non sar possibile.
Sappiamo come fare.
Non sapete come fare.
S. Perch siamo disposti a morire per ucciderlo.
Chi avete detto che siete?
Non lo abbiamo detto. I nazisti hanno smantellato il nostro gruppo di resistenza. Hanno
giustiziato trenta compagni. E il nostro capo si  suicidato in prigione. Noi che siamo rimasti vogliamo
far s che la morte di tanti eroi abbia avuto un senso.
Chi era il vostro capo?
Herbert Baum.
Voi siete del gruppo di...
S.
Sguardi inquieti del comandante senza stelle al suo aiutante dai baffi biondi.
Quando hai detto che deve venire Himmler?
Studiarono a fondo il piano suicida; s, era possibile, possibilissimo. Quindi assegnarono loro
una generosa razione di dinamite e la supervisione di Danilo Janicek. Poich non avevano molte
risorse, decisero che cinque giorni dopo Janicek si sarebbe riunito al gruppo partigiano, fosse stata
portata o meno a termine loperazione. E in nessun caso Janicek si suicider con voi.
 pericoloso protest Danilo Janicek, per niente entusiasta dellidea, quando gliela ebbero
spiegata.
S. Ma se ce la fanno...
Non mi convince.
 un ordine, Janicek. Portati qualcuno che ti copra le spalle.
Il sacerdote. Ho bisogno di spalle forti e di buona mira.
E fu cos che Drago Gradnik percorse i sentieri di Jelendol, emulando un kronjar, carico di
esplosivi fin sui capelli con la stessa allegria con cui avrebbe trasportato cucchiai e piatti di legno. Le
cariche arrivarono intatte a destinazione. Un uomo magro come uno stecchino li ricevette in un garage
buio di Waidischerstrasse e assicur loro che la visita di Himmler a Ferlach era confermata per due
giorni dopo.
Nessuno riusc a spiegarsi come si verific la disgrazia. Gli stessi attivisti del gruppo di Herbert
Baum ancora non se lo spiegano. Fatto sta che la sera prima del giorno indicato Danilo e il sacerdote
prepararono le cariche.
Era materiale instabile.
No. Era usato per operazioni militari: non era affatto instabile.
Sono sicuro che trasudava. Non so se sai che quando la dinamite trasuda...
Lo so: ma il materiale era in buono stato.
Allora loro erano un po maldestri.
Non credo. Ma non c altra spiegazione.
Fatto sta che alle tre di notte, dopo avere gi impacchettato le cariche negli zaini con cui i due
membri del commando suicida avevano intenzione di farsi saltare in aria con Himmler come compagno
di ballo, Danilo, stanco, nervoso, gli disse maledizione, non toccare questo, e il sacerdote, stanco e
arrabbiato per il tono dellaltro, lasci andare con troppa forza lo zaino appena caricato. E la luce, con
il rumore, fu, e il garage buio si illumin un decimo di secondo prima di saltare in aria con i vetri, i
mattoni dei muri e i pezzetti di Danilo e di padre Gradnik mischiati ai calcinacci.
Quando le autorit militari di occupazione tentarono di ricostruire i fatti, trovarono solo i resti di
almeno due persone. E una di queste persone aveva i piedi che sembravano pale di remi. Tra la
ferraglia, le budella e gli schizzi di sangue apparve, intorno a un collo largo, la targhetta identificativa
dello scomparso SS-Obersturmfhrer Franz Grbbe che, secondo lunica versione che era stata data per
buona, quella dellSS-Hauptsturmfhrer Timotheus Schaaf, era labietto responsabile di quellumiliante
disfatta di una divisione Waffen-SS che si era eroicamente difesa fino a essere annientata alle porte di
Kranjska Gora, perch non appena aveva sentito i primi spari era fuggito in direzione dei nemici con le
mani in alto supplicando clemenza. Un SS che supplicava clemenza a un drappello di guerriglieri
comunisti. Adesso capiamo: labietto traditore  ricomparso, implicato nella preparazione di un abietto
attentato contro il Reichsfhrer in persona, perch questo non era altro che un piano per uccidere il
Reichsfhrer Heinrich Himmler.
E chi  questo Grbbe?
Un traditore della patria, del Fhrer e del sacro giuramento che ha pronunciato in modo
solenne al momento del suo ingresso nelle Schutzstaffel. LSS-Hauptsturmfhrer Schaaf vi potr
fornire altri dati.
Sia vergognosamente vilipeso.
Il telegramma che Lothar Grbbe ricevette, secco e preciso, lo informava dellinfamia
commessa dal suo abietto figlio, che voleva attentare contro il suo sommo diretto superiore, il
Reichsfhrer, ma che era esploso in mille abietti pezzi manipolando lesplosivo. E aggiungeva che
erano stati compiuti dodici arresti di traditori tedeschi appartenenti a un gruppo gi annientato come
quello dellabietto ebreo Herbert Baum. La vergogna dellimpero cadr sul suo abietto figlio per mille
anni.
Lothar Grbbe pianse con un sorriso e la sera disse a Anna vedi, amore mio, nostro figlio ci ha
ripensato. Te lavevo voluto risparmiare, ma ora devo confessarti che qualcuno aveva riempito la testa
al nostro Franz delle merde di Hitler; e qualcosa deve avergli fatto accorgere di essersi sbagliato. Su di
noi  caduta linfamia del regime, la gioia pi grande che potessero dare a un Grbbe.
Per festeggiare il coraggio del piccolo Franz, leroe della famiglia, lunico che finora ha risposto
con audacia alla bestia del Reich, chiese a Gnter Raue di restituirgli il favore; dopo tanti anni, s.
Gnter Raue calcol i pro e i contro e disse s, Lothar, amico mio, ma a una condizione. Quale? Che
siate discreti, per lamor di Dio. E ti indicher la mancia per i becchini. E Lothar Grbbe disse
daccordo, mi sembra giusto. Cos, cinque giorni dopo, mentre dicevano che il fronte occidentale
cominciava a essere un problema e nessuno parlava del disastro in Bielorussia, dove la madre Terra
aveva ingoiato un gruppo di eserciti interi, nel tranquillo cimitero di Tubinga, nel lotto della famiglia
Grbbe-Landau, davanti a un uomo triste e a sua cugina Herta Landau, dei Landau di Bebenhausen, fu
seppellita, in una bara vuota, la memoria di un eroe coraggioso che, quando verranno tempi migliori,
onoreremo con fiori bianchi come la sua anima. Sono orgoglioso di nostro figlio, cara Anna, che si 
gi riunito a te. Io non impiegher molto a venire perch qui non ho pi niente da fare.
Era diventato buio. Uscirono pensierosi dal cancello ancora aperto, lei gli prese la mano,
camminarono in silenzio verso il lampione che illuminava il sentiero del parco, e quando lo raggiunsero
lei disse credo sia vero ci che ha detto il professor Schott.
Ha detto molte cose.
No, che la tua Storia del pensiero europeo  unopera davvero importante.
Io non lo so. Mi piacerebbe che fosse vero, ma non posso saperlo.
Lo  insistette Sara. E poi, ti amo.
Da un po di tempo mi stanno venendo delle altre idee.
Di che tipo?
Non lo so. La storia del male.
Mentre abbandonavano il cimitero, Adri disse il problema  che non riesco a mettere a fuoco.
Mi sento incapace di riflettere sul serio. Mi vengono in mente, non so, degli esempi, ma non unidea
che...
Tu inizia a scrivere, che io sono al tuo fianco.
Io iniziai a scrivere, con Sara al mio fianco, mentre lei disegnava con me accanto. Ci rimaneva
poco tempo, troppo poco, uno accanto allaltra, a lavorare, a vivere, a riconciliarci con le nostre paure.
Io scrivevo, e tu eri al mio fianco. Sara illustrava racconti e disegnava a carboncino, e Adri era
accanto a lei, ammirando la sua arte. Sara cucinava kosher e lo istruiva sulla ricchezza della cucina
ebraica e Adri rispondeva con leterna frittata di patate, il riso in brodo o il pollo alla piastra. Ogni
tanto, un pacco mandato da Max con bottiglie di annate scelte. E ridere, cos. Ed entrare nello studio
mentre guarda assorta da pi di dieci minuti il cavalletto con un foglio bianco, con i suoi pensieri in
testa, i suoi misteri, i suoi segreti, le sue lacrime che non mi permette di asciugare.
Anchio ti amo, Sara.
Lei si voltava e passava dal foglio bianco al mio viso pallido (pallidissimo secondo il
coraggioso Aquila Nera) e impiegava tre secondi a sorridere, perch faceva fatica ad abbandonare i
suoi pensieri, i suoi misteri, i suoi segreti, le sue lacrime misteriose. Per eravamo felici. E adesso,
uscendo dal cimitero, a Tubinga, mi aveva detto tu inizia a scrivere, che io sono al tuo fianco.
Quando fa freddo, anche se  primavera, i passi notturni fanno un altro rumore, come se il
freddo facesse rumore. Questo pens Adri mentre si dirigevano in silenzio verso lalbergo. Passi
notturni di due persone felici.
Sie wnschen?
Adri Ardvol? Adri? Sei tu?
Ja. S. Bernat?
Ciao. Puoi parlare?
Adri guard Sara, che si stava togliendo la giacca a vento prima di chiudere le tende nella
stanza dellHotel Am Schloss.
Come stai? Cosa c?
Sara ebbe il tempo di lavarsi i denti, di mettersi il pigiama e di infilarsi a letto. Adri diceva
m-mmm, s, certo, certo, s. Finch decise di non dire niente e di ascoltare soltanto. Dopo cinque minuti
senza parlare, guard Sara, che osservava il soffitto facendosi cullare dal silenzio.
Senti, adesso... S. S. Certo.
Ancora tre minuti. Credo che tu, mia cara, pensassi a noi due. Ogni tanto ti guardavo di sfuggita
e vedevo che stavi celando un sorriso soddisfatto. Credo, amore, che fossi orgogliosa di me, e io mi
sentivo luomo pi felice del mondo.
Che dici?
Ehi, ma tu mi ascolti?
S, certo.
Allora senti:  andata cos. E io sono...
Bernat: forse dovresti pensare a separarti. Se non ha funzionato, non ha funzionato. Pausa.
Adri sentiva il respiro del suo amico dallaltra parte del filo. No?
Be, per...
Come va il romanzo?
Non va. Come vuoi che vada con tutto questo casino? Silenzio lontano: E poi, non so
scrivere e tu vuoi che mi separi.
Io non voglio che ti separi. Non voglio niente. Voglio solo vederti felice.
Ancora tre minuti e mezzo, finch Bernat disse grazie per avermi ascoltato e si decise a
riattaccare. Adri rimase qualche secondo seduto davanti al telefono. Si alz e fece scorrere un po la
tela fina della tenda. Fuori nevicava silenziosamente. Si sent al riparo accanto a Sara. Mi sentii al
riparo accanto a te, Sara: in quel momento era impossibile immaginare che adesso, mentre ti scrivo,
avrei vissuto esposto alle intemperie.
...
.
...
Capitolo quarantadue.
...
.
...
Tornai da Tubinga tronfio e gonfio come un pavone. Guardavo lumanit da cos in alto che mi
chiedevo meravigliato come facesse il resto del mondo a vivere cos vicino ai piedi. Finch un giorno
andai a prendere un caff al bar della facolt.
Ehi, ciao.
Ancora pi bella. Mi ci ero messo accanto senza accorgermene.
Ehi, come va?
S, ancora pi bella. Da qualche mese quella sorta di irritazione che si sforzava di mostrare
quando mi aveva vicino si era addolcita. Forse per noia. Forse perch le cose le andavano bene.
Bene. E tu? In Germania  andata benissimo, eh?
S.
Per a me piace di pi La volont estetica. Molto di pi.
Sorso di caff. Mi era piaciuta quella dichiarazione di principi.
Anche a me, ma non lo dire troppo in giro.
Silenzio. Un sorso di caff io; un sorso di caff macchiato lei.
Sei proprio bravo disse dopo un po.
Scusa?
S, sei proprio bravo.
Grazie. Io...
No.  meglio che non rovini tutto. Dedicati a pensare e ogni tanto a scrivere un libro. Ma non
toccare le persone. Tienitene alla larga, va bene?
Bevve lultimo sorso di caff. Io avrei tanto voluto chiederle spiegazioni, ma capii che era una
follia insistere sullargomento. Soprattutto considerato il fatto che non ti avevo ancora detto niente di
Laura. Non te ne avevo detto niente, quando avrei potuto farlo senza problemi. E adesso lei, invece di
farmi una scenata, mi elogiava. Oltre al fatto che da un mese, dopo i lavori di ristrutturazione, aveva
scelto la scrivania davanti alla mia, adesso che io avevo finalmente una scrivania tutta per me. Dovevo
abituarmi a un nuovo tipo di relazione con Laura. Pensai addirittura che cos mi sarei risparmiato di
parlarti mai di questa donna.
Grazie, Laura dissi.
Lei diede due colpetti con le nocche sul bancone e se ne and. Io dovetti aspettare un po per
non ritrovarmela sulle scale. Per pensai che fosse meglio che Laura non mi tenesse il broncio. Omedes
mi aveva detto che Laura Baylina, sai quella biondina cos graziosa che te la mangeresti? Be, fa delle
lezioni sensazionali. Pendono tutti dalle sue labbra. Sono davvero contento, pensai. E pensai anche che
tutte le puttanate che le avevo fatto lavevano sicuramente aiutata a migliorare. A Omedes dissi che me
laveva gi detto qualcuno; ogni tanto ci deve pur essere qualche professore bravo, no?
Adri Ardvol si alz e fece quattro giri del grande studio. Pensava ai commenti di Laura di
quella mattina. Si ferm davanti agli incunaboli e ammise di non sapere perch studiava e studiava
senza sosta. Per una sete strana. Per capire il mondo. Per capire la vita. Che ne so. Ma non ci pens pi
perch sent rsrsrsrsrsrsrsrs. Aspett un momento pensando che Lola Piccola sarebbe andata ad aprire,
si sedette di nuovo davanti al suo Lewis e lesse quattro righe della riflessione sul realismo nella
letteratura.
Augh.
Che c.
Caterina.
Rsrsrsrsrsrsrsrs.
Alz la testa. Caterina devessere gi andata via. Guard lora. Le otto e mezza passate.
Abbandon Lewis controvoglia.
Apr la porta e si trov davanti Bernat con un borsone da sport in mano che gli disse ciao, posso
entrare?, ed entr prima che lui dicesse certo, prego, entra.
Dopo pi di unora arriv Sara che ad alta voce, dallingresso, disse contenta due fiabe dei
fratelli Grimm!, chiuse la porta ed entr nello studio carica di fogli, dicendo ma non hai ancora messo
la verdura sul fuoco?
Ehi, ciao, Bernat aggiunse. E gli occhi le caddero sul borsone da sport.
Be, Bernat... fece Adri.
Sara cap tutto e disse a Bernat ti fermi a cena. Lo disse come fosse un ordine. A Adri: sei
disegni per ogni fiaba. E usc per liberarsi dei fogli e mettere la pentola sul fuoco. Bernat guard
timidamente Adri.
Ti sistemerai nella stanza degli ospiti disse Sara per rompere il silenzio, tutti e tre davanti al
monastero di Santa Maria de Gerri che, pur essendo sera, riceveva la luce del sole dalla parte di
Trespui. I due uomini alzarono la testa dal piatto di verdura, sorpresi.
Insomma: immagino che tu venga a stare qui qualche giorno, no?
In realt, Sara, Bernat non me laveva ancora chiesto. Sapevo che voleva andare a finire l, ma
io non gli avevo ancora detto niente, non so perch. Forse perch mi faceva rabbia che non avesse il
coraggio di chiedermelo.
Se non avete niente in contrario.
Mi sarebbe sempre piaciuto essere come te, Sara, diretto. Invece sono un uomo incapace di
prendere un toro per le corna. E pensare che si trattava del mio migliore amico. Dopo aver risolto la
questione pi importante, la cena continu in modo pi rilassato. E Bernat si sent in dovere di
spiegarci che lui non avrebbe voluto separarsi, ma discutiamo ogni giorno di pi e mi dispiace per
Lloren, che...
Quanti anni ha?
Non lo so. Diciassette o diciottanni.
 gi grande, no? dissi io.
Grande per che cosa? fece Bernat, sulla difensiva.
Nel caso vi separiate.
Quello che mi preoccupa disse Sara  che non sappia let di tuo figlio.
Te lho detto, diciassette o diciottanni.
Diciassette o diciotto?
Be...
Che giorno  il suo compleanno?
Silenzio colpevole. E tu, che quando vuoi cavare sangue da un sasso nessuno ti pu fermare,
insistesti: Vediamo: in che anno  nato?.
Dopo averci pensato un po, Bernat disse 1977.
Estate, autunno, inverno, primavera?
Estate.
Ha diciassette anni. Voil.
Non dicesti nulla, ma avresti potuto imprecare contro un uomo che non sa quanti anni ha suo
figlio, povera Tecla, con un uomo cos distratto che fa sempre quello che gli pare, come se tutti fossero
al suo servizio, capisci?, e altre cose del genere. Invece ti limitasti a scuotere la testa e ti tenesti per te
tutti i commenti. Finimmo di cenare in pace. Sara si ritir presto e ci lasci soli, che era un modo di
spingermi a farlo parlare.
Separati gli dissi.
 colpa mia. Non so quanti anni ha mio figlio.
Di, non scherzo: separati e cerca di vivere felice.
Non vivrei felice. Sarei divorato dalla colpa.
Colpa di cosa?
Di tutto. Cosa leggi?
Lewis.
Chi?
Clive Staples Lewis. Un erudito.
Ah. Bernat sfogli il libro e lo lasci sulla scrivania. Guard Adri e disse il fatto  che la
amo ancora.
E lei ti ama?
Credo di s.
Va bene. Ma vi fate del male e fate del male a Lloren.
No. Io... Non importa.
Per questo fuggi da casa, no?
Bernat si sedette davanti alla scrivania, si copr il volto con le mani e si mise a piangere, con
sussulti irreprimibili. Pianse a lungo e io non sapevo cosa fare, se avvicinarmi, abbracciarlo, dargli una
pacca sulle spalle o raccontargli una barzelletta. Non feci niente. Anzi, qualcosa feci. Scansai il libro di
C. S. Lewis perch non me lo bagnasse. A volte mi odio.
Mi apr Tecla, che rimase un bel po a guardarmi in silenzio. Mi fece entrare e chiuse la porta.
Come sta?
Disorientato. Distrutto. E tu?
Disorientata. Distrutta. Vieni a fare da intermediario?
In realt, Adri non aveva avuto mai molte cose da dirsi con Tecla. Era troppo diversa, aveva
uno sguardo troppo inquieto. Ed era molto bella. A volte sembrava che le dispiacesse essere cos bella.
Aveva i capelli raccolti in una coda improvvisata, le avrei dato volentieri un bacio sulla bocca. Incroci
le braccia in atteggiamento modesto e mi guard negli occhi, come se mi invitasse a parlare una volta
per tutte, va bene?; a dire che Bernat era distrutto e che ti supplica in ginocchio di poter tornare a casa;
che sa di essere insopportabile e che cercher di fare limpossibile per... e che s, s, lo so che se n
andato sbattendo la porta, che  lui che se n andato e non tu, che... Ma ti chiede, ti supplica in
ginocchio di poter tornare perch non pu vivere senza di te e...
Venivo a prendere il violino.
Tecla rimase qualche secondo immobile, e quando reag si allontan lungo il corridoio, un po
offesa, credo. Mentre spariva, ebbi ancora il tempo di dire e gli spartiti... Quelli che stanno in una
cartellina blu, grossa...
Torn con il violino e una cartellina grossa, che lasci sul tavolo della sala da pranzo forse con
troppa forza. Era molto pi offesa di quanto mera sembrato. Capii che non era il caso di fare alcun tipo
di riflessione, per cui mi limitai a prendere il violino e la cartellina.
Mi dispiace per tutto questo dissi a mo di commiato.
Anche a me fece lei chiudendo la porta. Anche il colpo della porta fu un po troppo forte. In
quel momento Lloren saliva gli scalini a due a due, con un borsone da sport sulle spalle. Mi infilai in
ascensore prima che il ragazzo potesse vedere chi si nascondeva in quel modo vergognoso. Lo so, sono
un vigliacco.
Il pomeriggio del secondo giorno Bernat studi, e tra quelle pareti, dopo tanto tempo, si sent di
nuovo un violino come si deve. Adri, nello studio, guardava in alto per ascoltare meglio. Bernat, nella
stanza, riempiva il cortile interno delle sonate di Enescu. La sera, poi, mi chiese se poteva usare lo
storioni e lo fece piangere per venti o trenta deliziosi minuti. Interpret alcune sonate di tonton Leclair,
questa volta da solo. Per qualche istante pensai che avrei dovuto regalargli il Vial. Lui s che ne
avrebbe tratto profitto. Ma mi frenai in tempo.
Non so se aiut la musica. Fatto sta che dopo cena ci fermammo tutti e tre un bel po a
chiacchierare. Sara, in via eccezionale, disse qualcosa di suo zio Haim, e dallo zio passammo alla
banalit del male, perch poco tempo prima io avevo letto avidamente Arendt e continuavo a riflettere
su certi aspetti a cui non riuscivo a trovare una via duscita.
Perch ti preoccupa? disse Bernat.
Se il male pu essere gratuito, siamo fottuti.
Non ti capisco.
Se io posso fare del male cos, senza motivo, e non succede niente, lumanit non ha futuro.
Vuoi dire il crimine fine a se stesso, senza un motivo particolare?
Un crimine del genere  la cosa pi inumana che si possa immaginare. Vedo un uomo che
aspetta lautobus e lo ammazzo. Orribile.
Lodio giustifica il crimine?
No, ma lo spiega. Il crimine gratuito, oltre che orribile,  inspiegabile.
E un crimine in nome di Dio? intervenne Sara.
 un crimine gratuito ma con un alibi soggettivo.
E se  in nome della libert? O del progresso? O del futuro?
Uccidere in nome di Dio o in nome del futuro  lo stesso. Quando la giustificazione 
ideologica, spariscono lempatia e il sentimento di compassione. Si uccide freddamente, senza che la
coscienza ne venga sfiorata. Come nel crimine gratuito di uno psicopatico.
Tacquero per un po. Senza guardarsi negli occhi, come se fossero sconcertati dal tema della
conversazione.
Ci sono cose che non so spiegare disse Adri con voce lugubre. La crudelt. La
giustificazione della crudelt. Cose che non riesco a spiegarmi se non attraverso la narrazione.
Perch non ci provi? mi dicesti, guardandomi con i tuoi occhi che ancora mi perforano.
Non so scrivere. Casomai, Bernat.
Non mi prendere in giro, non sono in vena.
La conversazione cadde e andammo a dormire. Ricordo, amore, che quello fu il giorno in cui mi
decisi. Dopo unora con gli occhi spalancati, mi alzai senza fare rumore e tornai nello studio. Presi la
penna e dei fogli in bianco e cercai di porre rimedio partendo da molto lontano, pensando che pian
piano mi sarei avvicinato a noi, e scrissi le pietre non devono essere molto piccole, perch in tal caso
sono inoffensive. Ma non devono neanche essere molto grosse, perch in tal caso abbrevierebbero
eccessivamente il supplizio del colpevole. Perch stiamo parlando di punire colpevoli, non lo
dimentichiamo. Tutti quei bravuomini che alzano il dito, desiderosi di partecipare a una lapidazione,
devono sapere che bisogna far espiare il peccato con la sofferenza.  cos.  sempre stato cos. Quindi,
ferendo la donna adultera, cavandole un occhio, mostrandosi insensibili al suo pianto, sono graditi
allAltissimo, lunico Dio, il Compassionevole, il Misericordioso.
Ali Bahr non si era presentato volontario: era laccusatore, quindi aveva il privilegio di lanciare
la prima pietra. Davanti a lui, linfame Amani, interrata nel fosso, che mostrava solo il viso impudico
adesso piangente, da troppo tempo ripeteva non mi uccidete, Ali Bahr vi ha mentito. E Ali Bahr,
impaziente, infastidito dalle parole che proferiva la colpevole, al segnale del cad venne avanti e lanci
la prima pietra per vedere se questo ccazzo di puttana sta zitta una buona volta, lodato sia lAltissimo.
Ma la pietra che doveva far zittire la bagascia andava troppo piano, come lui quando era entrato in casa
di Amani con il pretesto di venderle la cesta di datteri, e Amani, vedendo entrare un uomo, si era
coperta il volto con il canovaccio che aveva in mano e aveva detto che fate qui e chi siete.
Venivo a vendere questi datteri a Azizzadeh Alfalati, il commerciante.
Non c. Non torner prima di sera.
Era ci che Ali Bahr stava aspettando che qualcuno gli confermasse. Inoltre, aveva potuto
vederla in viso: pi bella, molto pi bella di quanto gli avevano detto nella locanda di Murrabash. Le
donne blasfeme sono quasi sempre belle. Ali Bahr lasci la cesta di datteri a terra.
Non li abbiamo chiesti disse lei con aria diffidente. Non ho la potest di...
Lui fece due passi verso la donna e, aprendo le braccia, con fare serio, disse voglio solo
smascherare il tuo segreto, piccola Amani. Con gli occhi scintillanti, concluse in tono secco: Vengo in
nome dellAltissimo per sconfiggere loltraggio.
Che volete dire? spaventata, la bella Amani.
Lui fece un altro passo verso la ragazza: Mi vedo costretto a cercare il tuo segreto.
Il mio segreto?
Il tuo oltraggio.
Non so di cosa stiate parlando. Mio padre... Lui... Lui vi chieder spiegazioni.
Ali Bahr non pot nascondere lo scintillio degli occhi. Disse bruscamente: Spogliati, cagna
blasfema.
Linsidiosa Amani, invece di obbedire, fugg allinterno della casa e Ali Bahr fu costretto a
seguirla e ad afferrarla alla gola. E quando lei si mise a gridare in cerca di aiuto, lui fu costretto a
tapparle la bocca con una mano mentre con laltra le strappava le vesti per mostrare lesca del peccato.
Guarda, blasfema!
E le strapp la medaglietta che aveva al collo. Le fece un segno da cui usciva sangue.
Luomo osserv la medaglietta nella mano aperta. Una figura umana: una donna con un
bambino in braccio e, sullo sfondo, un albero frondoso e sconosciuto. Sullaltra faccia, delle lettere
cristiane. Quindi era vero quello che dicevano le donne della bella Amani: adorava falsi di, o quanto
meno disubbidiva alla legge di non cesellare, scolpire, disegnare, dipingere, comprare, portare, avere,
nascondere mai, in nessuna circostanza, figura umana alcuna, lodato sia lAltissimo.
Nascose la medaglietta tra le pieghe della veste perch sapeva che poteva ottenerne un buon
guadagno se la rivendeva ai mercanti di passaggio verso il mar Rosso e lEgitto, con tranquillit di
spirito, perch lui non aveva cesellato n scolpito o disegnato n dipinto n comprato, portato, mostrato
n occultato alcun oggetto con figura umana.
Con questi pensieri in testa, dopo aver fatto sparire il ciondolo, not che la bella Amani, con le
vesti strappate, stava mostrando una parte di quel corpo lascivo che era tutto un peccato. Lo dicevano
infatti alcuni uomini, che dietro quelle vesti insinuanti ci doveva essere un corpo eccezionale.
In sottofondo si cominci a sentire la chiamata del muft a raccogliersi per la preghiera dello
Zuhr.
Se gridi ti dovr ammazzare. Non mi obbligare a farlo lavvis.
La fece chinare, appoggiata alla mensola su cui tenevano i vasi di grano, finalmente nuda,
risplendente, singhiozzante. E quella grande troia lasci che Ali Bahr la penetrasse, che fu un piacere
che non trover neanche in paradiso, se non fosse che quella donna non smetteva di piagnucolare, e io
mi fidai troppo e chiusi gli occhi trasportato dalle onde del piacere infinito, lodato sia... insomma.
Allora sentii quella terribile fitta e, aprendo gli occhi e raddrizzandomi, onorevole cad, vidi
sopra a me quegli occhi da pazza e la mano che mi aveva trafitto con lasta appuntita, che ancora la
stringeva. Dovetti interrompere la preghiera dello Zuhr a causa del dolore.
E qual  secondo te il motivo che lha spinta ad aggredirti mentre eri assorto in preghiera?
Penso che volesse rubarmi la cesta di datteri.
E come hai detto che si chiama, questa donna?
Amani.
Fatela venire disse ai due gemelli.
Suonarono le dodici e poi luna al campanile della Concezione. Da ore il traffico era diminuito
e Adri non volle alzarsi neanche per andare al bagno o prepararsi una camomilla. Voleva sapere cosa
avrebbe detto il cad.
Devi prima sapere disse il cad con pazienza che sono io a fare le domande. E poi ti devi
ricordare che se menti la pagherai con la vita. Rispondi:
Onorevole cad: un uomo che non conosco  entrato in casa.
Con una cesta di datteri.
S.
Che ti voleva vendere.
S.
E perch non glieli hai voluti comprare?
Non sono autorizzata da mio padre.
Chi  tuo padre?
Azizzadeh Alfalati, il commerciante. E poi, non ho neanche i soldi per comprare niente.
Dov tuo padre?
Lo hanno obbligato a cacciarmi di casa e a non piangere per me.
Perch?
Perch sono stata disonorata.
E lo dici cos tranquillamente?
Onorevole cad: mi avete detto di non mentire, o la pagher con la vita.
Perch ti sei disonorata?
Sono stata violentata.
Da chi?
Dalluomo che mi voleva vendere i datteri. Ali Bahr, si chiama.
E perch lo ha fatto?
Chiedetelo a lui. Io non lo so.
Tu non sei nessuno per dirmi cosa devo fare.
Perdonate, onorevole cad fece lei, abbassando ancora di pi la testa. Ma io non posso
sapere perch lo ha fatto.
Ti sei insinuata a lui?
No. Mai! Sono una donna modesta.
Silenzio. Il cad la osservava attentamente. Alla fine, lei alz la testa e disse lo so: era perch mi
voleva rubare un gioiello che avevo addosso.
Che gioiello?
Un ciondolo.
Mostramelo.
Non posso. Me lha rubato. E poi mi ha violentata.
Il buon cad, quando ebbe Ali Bahr davanti per la seconda volta, aspett pazientemente che
allontanassero la donna dalla sua presenza. Dopo che i gemelli ebbero chiuso la porta, disse a bassa
voce che mi dici di un ciondolo che hai rubato, Ali Bahr?
Ciondolo? Io?
Non hai rubato un ciondolo a Amani?
Menzognera! Poi sollev le braccia: Frugate nelle mie vesti, signore.
Quindi  una menzogna.
Una schifosa menzogna. Non ha alcun gioiello, ma unasta appuntita con cui trafiggere chi,
dentro casa sua, interrompe la conversazione per dedicarsi alla preghiera dello Zuhr, o forse a quella
dellAsr, adesso non ricordo con esattezza il momento.
Dov lasta?
Ali Bahr estrasse lasticella che nascondeva tra le vesti e la porse con le mani aperte, come se
stesse facendo unofferta allAltissimo.
Con questo mi ha aggredito, buon cad.
Il cad prese lasta, una di quelle usate per infilzare pezzi di carne di agnello, la esamin, con un
cenno del capo ordin a Ali Bahr di uscire. Attese meditando, mentre i gemelli portavano di nuovo
lassassina Amani al suo cospetto. Le mostr lasta:  tua? chiese.
S! Come fate ad averla voi?
Confessi che  tua?
S. Mi sono dovuta difendere da quelluomo che...
Il cad si rivolse ai gemelli, che reggevano il muro in fondo alla stanza: Portate via questa
carogna disse loro senza gridare, stanco di dover sopportare tanta cattiveria nel mondo.
Al commerciante Azizzadeh Alfalati fu ingiunto di non versare neanche una lacrima, perch
piangere per una donna lapidata  un peccato che offende lAltissimo. Non poteva neanche manifestare
alcuna forma di lutto, lodato sia il Misericordioso. Non gli permisero nemmeno di accomiatarsi da lei
perch, da bravuomo qual era, laveva ripudiata sapendo che si era lasciata violentare. Azizzadeh si
chiuse in casa e nessuno pot sapere se pianse o se parl con sua moglie, morta tanti anni prima.
E finalmente la prima pietra, n troppo piccola n troppo grande, accompagnata da un ruggito di
rabbia che gli provoc di nuovo il dolore che sentiva in pancia dallinfilzata assassina, arriv sulla
guancia sinistra di quella sgualdrina di Amani, che ancora gridava dicendo Ali Bahr mi ha violentata e
mi ha derubata. Padre! Padre mio! Lut, non mi fare male, tu e io... Aiuto! C un uomo
compassionevole, qui? Ma la pietra del suo amico Lut la colp alla tempia e la stord, lei interrata nella
fossa che le impediva di muovere le mani e di difendersi. E Lut soddisfatto della sua buona mira, come
quella di Drago Gradnik. Cominciarono a piovere sassi, n troppo grandi n troppo piccoli, che adesso
venivano dalle mani dei dodici volontari, e la faccia di Amani si tinse di rosso, del colore che alcune
puttane si mettono sulle labbra per attirare lattenzione degli uomini e far perdere loro la testa. Ali Bahr
non lanci nessunaltra pietra perch Amani si era ammutolita e laveva guardato negli occhi. Laveva
trapassato, infilzato, trafitto con lo sguardo, come Gertrud, proprio come Gertrud, e il dolore alla pancia
si era fatto sentire con pi intensit. Adesso la bella Amani non poteva pi piangere perch una pietra
le aveva cavato un occhio. E una pi grossa e spigolosa laveva colpita in pieno sulla bocca e la
fanciulla soffocava a causa dei propri denti rotti, ma ci che provocava pi dolore era che i dodici
uomini giusti lanciavano pietre senza fermarsi, e se qualcuno sbagliava la mira, pur trovandosi
vicinissimo a lei, masticava una bestemmia e con la pietra successiva cercava di essere pi preciso. I
nomi dei dodici uomini giusti erano Ibrahim, Baqir, Lut, Marwan, Tahar, Uqba, Idris, Zuhayr, Hunayn,
un altro Tahar, un altro Baqir e Mahir, lodato sia lAltissimo, il Compassionevole, il Misericordioso.
Azizzadeh, da casa, sentiva i ruggiti dei dodici volontari e sapeva che tre dei ragazzi erano del villaggio
e che da piccoli avevano giocato con sua figlia finch a lei non era sceso il sangue e laveva dovuta
nascondere, lodato sia il Misericordioso. E quando sent un ruggito generale cap che la sua Amani,
dopo quella terribile sofferenza, era morta. Allora con il piede fece cadere lo sgabello, e tutto il suo
corpo cadde, appeso per il collo a una corda di quelle che si usano per imballare il foraggio. Il corpo
ball le convulsioni del soffocamento, e quando non si erano ancora estinte le urla Azizzadeh era gi
morto, cercando sua figlia per portarla davanti alla sua sposa lontana. Il corpo senza vita di Azizzadeh
Alfalati lo sventurato pisci su una cesta di datteri, allingresso del negozio. E qualche vicolo pi in l,
Amani, con il collo rotto da una pietra troppo voluminosa, eppure vi ho avvertiti che cos grosse no! Lo
vedete?  gi morta. Chi  stato? E i dodici volontari indicarono tutti Ali Bahr, che laveva fatto perch
non ce la faceva pi a sopportare lo sguardo cieco di quella puttana che lo guardava con lunico occhio
che le rimaneva, come se questa fosse la sua vendetta: regalargli uno sguardo di cui non si sarebbe
potuto liberare n in sogno n da sveglio. Scrissi ancora che Ali Bahr, lindomani stesso, si present
presso la carovana di mercanti in procinto di partire per Alessandria dEgitto per commerciare con i
marinai cristiani, adesso che la citt era caduta in mano agli inglesi. Ali Bahr si avvicin al mercante
che gli era sembrato pi deciso e apr davanti a lui il palmo della mano, assicurandosi che l vicino non
ci fosse alcun testimone del villaggio. Laltro osserv il ciondolo, lo prese in mano per guardarlo
meglio, Ali Bahr fece un gesto di prudenza, laltro cap e lo port in un angolo, vicino a un cammello
accovacciato. Malgrado le leggi, malgrado le parole sante del Corano, la compravendita gli interessava.
Il mercante osserv il ciondolo pi attentamente e vi pass sopra le dita come se volesse pulirlo.
 doro disse Ali Bahr. Anche la catenina.
Lo so. Ma  rubata.
Che dici! Mi vuoi offendere?
Prendila come vuoi.
Restitu il ciondolo della bella Amani a Ali Bahr, che non lo volle prendere, negando con la
testa, le mani separate dal corpo, sicuramente perch quelloro cominciava ormai a bruciargli le
viscere. Dovette accettare il prezzo ridicolo imposto dal mercante. Quando Ali Bahr se ne and, il
mercante rimase un momento a osservare la medaglietta. Lettere cristiane. A Alessandria
glielavrebbero senzaltro comprata. Ci pass sopra le dita, soddisfatto, come se la volesse pulire dalla
sporcizia accumulata. Rimase ancora un po l a riflettere, allontan la lampada a olio con cui si era
fatto luce e disse, guardando il giovane Brocia: Questa medaglietta io la conosco.
Be, ... la Madonna di Moena, credo.
Santa Maria dai Cif. Gir la medaglietta perch il giovane potesse vedere laltra faccia: Di
Pardc, vedi?.
Siete sicuro?
Non sai leggere? Sei un Mureda?
S, signore ment il giovane Brocia. Ho bisogno di soldi perch vado a Venezia.
Voi Mureda avete tutti il pepe al culo. Continuando a esaminare la medaglietta, aggiunse:
Vuoi fare il marinaio?.
S. E andare molto lontano. In Africa.
Ti cerca qualcuno, vero?
Lorafo lasci la medaglietta sul tavolo e lo guard negli occhi.
Cosa hai combinato? chiese.
Niente. Quanto mi date?
Lo sai che il mare si muove di pi quanto pi sei dellinterno?
Quanto mi date per la medaglietta, vecchio?
Tienila da parte, ragazzo, per quando verranno tempi peggiori.
Il giovane Brocia diede istintivamente unocchiata alla bottega di quellebreo ficcanaso. Erano
soli.
Voglio i soldi adesso, capite?
Che ne  stato di Jachiam Mureda? incuriosito, il vecchio orafo della piana.
 con i suoi, con Agno, Jenn, Max, Hermes, Josef, Theodor, Micur, Ilse, Erica, Katharina,
Matilde, Gretchen e la piccola Bettina cieca.
Sono contento. Davvero.
Anchio. Stanno tutti insieme, sotto terra, divorati dai vermi che quando non troveranno pi
cibo rosicchieranno la loro anima. Gli prese il ciondolo dalle mani. Mi comprate questo ccazzo di
medaglietta o tiro fuori il pugnale?
Il quel momento le campane della Concezione suonarono le tre e Adri pens domani sar
ridotto uno straccio.
Come se fosse un granello di sabbia, anche il dramma inizia con un gesto innocuo, senza
importanza. Fu il commento che fece Adri il giorno dopo le lapidazioni, allora di cena: disse allora,
hai pensato a cosa fare?
In che senso?
Be, se... S, insomma, o torni a casa o/O mi cerco una pensione. Va bene.
Ehi, non ti arrabbiare. Voglio solo sapere che... eh?
E che fretta c? mi interrompesti tu, altezzosa, secca, completamente schierata a favore di
Bernat.
Niente, niente, non ho detto niente.
Non vi preoccupate. Me ne vado domani.
Bernat guard Sara e disse vi sono molto grato per questi giorni di accoglienza.
Bernat, io non volevo...
Domani, dopo le prove, verr a prendere le mie cose. Frustr con una mano il mio cenno di
scusa. Hai ragione,  arrivato il momento di muovere il culo. Ci sorrise: Mi stavo adagiando.
E che fai? Torni a casa?
Non lo so. Stanotte decider.
Mentre Bernat rifletteva sul da farsi, Adri sentiva che il silenzio di Sara, mentre si metteva il
pigiama e si lavava i denti, era troppo pesante. Credo di averti vista solo unaltra volta cos arrabbiata.
Per questo mi rifugiai in Orazio. Steso a letto, leggevo Solvitur acris hiems grata vice veris et Favoni /
trahuntque siccas machinae carinas...
Bella figura che hai fatto, eh? disse Sara, ferita, entrando in camera.
... ac neque iam stabulis gaudet pecus aut arator igni. Adri alz gli occhi dalle odi e disse
cosa?
Hai fatto una gran bella figura con il tuo amico.
Perch?
Se  un tuo graaande amico...
Proprio perch  un mio graaande amico gli dico sempre la verit.
Come lui, che dice quanto ammira la tua erudizione e quanto  orgoglioso di vedere che le
universit europee ti chiamano e che il tuo nome si consolida sempre di pi e...
A me piacerebbe poter dire una cosa del genere di Bernat. Posso dirlo della sua musica, ma
non mi ascolta.
E tornando a Orazio lesse ac neque iam stabulis gaudet pecus aut arator igni / nec prata canis
albicant pruinis.
Benissimo. Fantastico. Merveilleux.
Eh? Adri alz di nuovo la testa mentre pensava nec prata canis albicant pruinis. Sara lo
guardava sdegnata. Stava per dire qualcosa, ma prefer uscire dalla stanza. Chiuse la porta con rabbia,
ma senza far rumore. Persino quando ti arrabbiavi lo facevi con discrezione. Tranne quellaltra volta.
Adri rimase a guardare la porta chiusa, non del tutto cosciente di quello che stava succedendo. Perch
gli veniva in mente, come un torrente tumultuoso, offeso di essere stato trascurato tanto tempo, quel
dum gravis Cyclopum / Volcanus ardens visit officinas.
Eh? fece Sara aprendo la porta e rimanendo sulla soglia con la mano sulla maniglia.
No, scusa. Stavo pensando ad alta voce.
Lei chiuse di nuovo. Doveva stare in piedi dallaltra parte. Non le piaceva andare in pigiama per
casa quando cerano estranei. Io non sapevo che ti stavi dibattendo tra lessere fedele a una parola o
farmi una sfuriata. Decise di essere fedele alla parola data. Rientr, si infil a letto e disse buonanotte.
Per chi annodi la bionda chioma con semplice eleganza?, pens Adri in modo assurdo,
guardando perplesso la sua Sara, girata dallaltra parte, arrabbiata per non so quale motivo, con la
chioma nera sciolta sulle spalle. Con semplice eleganza. Io non sapevo che pensare, quindi decisi di
chiudere il libro delle odi e di spegnere la luce. Rimasi a lungo con gli occhi aperti.
Il giorno dopo, quando Sara e Adri si alzarono, alla solita ora, non cera gi pi traccia di
Bernat, n del violino, n delle partiture, n dei suoi vestiti. Solo un biglietto sul tavolo della cucina che
diceva grazie, cari amici. Davvero, grazie. Nella sua stanza, le lenzuola usate piegate sul letto. Se nera
andato completamente, e io mi sentii malissimo.
Augh.
Che c.
Lhai fatta proprio bella, caro compagno di caccia.
Non ho chiesto il tuo parere.
Per lhai fatta proprio bella. Vero, Carson?
Adri riusc solo a sentire lo sgradevole rumore dello sputo di sdegno del coraggioso sceriffo
quando tocc terra.
Stranamente, Sara, essendosi accorta della fuga di Bernat, non mi rimprover niente. La vita,
seguendo il suo corso, continu. Ma io ci misi anni a collegare le cose.
...
.
...
Capitolo quarantatr.
...
.
...
Adri aveva passato tutto il pomeriggio a guardare la parete dello studio, incapace di scrivere
anche solo una riga, incapace di concentrarsi in una lettura; osservava la parete come se vi cercasse la
soluzione alla sua perplessit. A met pomeriggio, senza aver lavorato neanche dieci minuti, decise di
farsi un t. Dalla cucina disse vuoi un t?, e sent un m-mmm che veniva dallo studio di Sara, che
interpret come un s, grazie, che bella idea. Entr nello studio con la tazza fumante e rimase a
osservarla da dietro. Si era raccolta i capelli in una coda di cavallo, come faceva sempre quando
disegnava. Mi piace molto la tua treccia, la tua coda di cavallo, i tuoi capelli, comunque li porti. Sara
stava disegnando su un foglio disposto orizzontalmente delle case che potevano essere di un paese
semiabbandonato. In quel momento stava abbozzando un casale sullo sfondo. Adri bevve un sorso di
t e rimase a bocca aperta, vedendo come il casale cresceva a poco a poco; s, abbandonato. E con un
cipresso spezzato probabilmente da un fulmine. Sara torn senza preavviso al primo piano delle case
sulla strada, sulla sinistra del foglio, e fece i conci intorno a una finestra fino a quel momento
inesistente. La disegn con tale rapidit che Adri dovette chiedersi comera successo, come faceva
Sara a vedere una finestra dove cera solo il bianco del foglio, e adesso che era disegnata a lui
sembrava che fosse sempre stata l; aveva addirittura la sensazione che i fogli comprati da Terricabres
avessero gi di fabbrica la finestra disegnata; e pens anche che quella capacit di Sara era un miracolo.
Con grande disinvoltura, Sara torn al casale e scur la porta aperta dellingresso, e la casa, che fino ad
allora era un disegno, cominci a prendere vita, come se lo scuro del carboncino sfumato le avesse dato
il permesso di immaginare la vita che cera stata dentro. Adri bevve un altro sorso del t di Sara,
affascinato.
Da dove tiri fuori tutto questo?
Da qui fece lei, indicandosi la fronte con un dito annerito e lasciandoci limpronta.
Poi cominci a invecchiare la strada, restituendole i solchi delle ruote dei carri che per decenni
erano andati dal casale al paese e invidiai quel potere creativo di Sara. Quando ebbi finito il t che le
avevo portato, tornai al mio sconcerto iniziale che mi aveva impedito di lavorare tutto il pomeriggio.
Tornando dalla ginecologa, Sara aveva lasciato la borsa aperta allingresso e si era precipitata in bagno,
e Adri, che aveva frugato nella borsa perch cercava dei soldi per non dover passare in banca, aveva
trovato il referto della dottoressa Andreu per il medico generico che non avevo potuto fare a meno di
leggere, mea culpa, s, perch lei non me laveva mostrato. E il referto diceva che lutero della paziente
signora Sara Voltes-Epstein, che aveva avuto una sola gestazione portata a termine, malgrado le
metrorragie episodiche, era perfettamente sano. Quindi aveva deciso lestrazione della spirale, che era
la causa pi che probabile delle metrorragie. Io avevo consultato di nascosto il dizionario, come quando
cercavo il significato di lupanare o finocchio, ricordando che metro- era un confisso derivato
dal termine greco mtra, che vuol dire utero, e che -rragia era il suffisso derivato dal termine greco
rhgnymi, che significa effluire. Utero effluente, che poteva essere il nome della moglie di Aquila
Nera, e invece no: erano quelle perdite che la preoccupavano tanto. Non si ricordava pi che Sara
doveva andare dalla dottoressa per le perdite. Perch non me lha detto? Allora Adri aveva riletto la
frase che diceva che aveva avuto una sola gestazione portata a termine e aveva capito perch tanto
silenzio. Cazzo.
E adesso Adri era davanti a lei, imbambolato come un fesso, bevendo il suo t e ammirando la
sua capacit di creare mondi profondi utilizzando solo due dimensioni, e la sua mania di tenere per s
tutti i segreti.
Un fico; sembrava un fico. Accanto al casale adesso cresceva un fico e, appoggiata al muro,
cera una ruota di carro. Allora Sara gli disse devi stare tutto il giorno a fissarmi da dietro?
Mi piace vederti disegnare.
Sono timida e mi inibisci.
Cosa ti ha detto la dottoressa? Dovevi andarci oggi, no?
Niente, tutto a posto. Sto bene.
E le perdite?
 la spirale. Me lha tolta per precauzione.
Quindi stiamo tranquilli.
S.
Dovremo pensare a come fare.
Perch quella frase che dice che il tuo utero ha avuto una sola gestazione portata a termine? Eh,
Sara? Eh?
Sara si volt e lo guard. Sulla fronte aveva una macchietta di carboncino. Ho pensato ad alta
voce?, pens Adri a bassa voce. Sara guard la tazza, arricci il naso e disse ehi, ti sei bevuto il mio
t!
Cavolo, scusa! fece Adri. E lei rise con quella risata che mi ha sempre ricordato lo
scrosciare di un torrente. Indicai il foglio: Dove sarebbe tutto questo?.
 un modo di immaginare quello che tu racconti di Tona quando eri piccolo.
 bellissimo... Per sembra un paese abbandonato.
Perch un giorno sei diventato grande e lhai abbandonato. Vedi? Indic la strada. Qui sei
inciampato e ti sei sbucciato le ginocchia.
Ti amo.
Io di pi.
Perch non mi hai detto niente di questa gravidanza che hai avuto, se un figlio  la cosa pi
importante del mondo.  vivo tuo figlio?  morto? Come si chiamava?  nato davvero? Era un
bambino o una bambina? Comera? So che hai il sacrosanto diritto di non raccontarmi tutte le cose
della tua vita, ma non  possibile che tenga per te tutto il dolore, vorrei condividerlo.
Rsrsrsrsrsrsrsrsrsr.
Vado io disse Adri. Riferendosi al disegno: Quando lo finisci mi riservo mezzora di
contemplazione.
Apr la porta al corriere tenendo ancora la tazza vuota in mano.
A cena stapparono la bottiglia che gli era sembrata la pi cara del pacco mandato da Max. Sei
bottiglie, tutte di vino rosso, tutti vini di qualit e tutti citati nel libretto che aveva fatto pubblicare lo
stesso Max con commenti di degustazioni scritti da lui. Il libro, di lusso, con tante bellissime foto, era
una sorta di Degustare  facile dedicato al palato accelerato del gourmet nordamericano.
Lo devi assaggiare nel calice.
 pi divertente il porr.
Sara: se tuo fratello dovesse venire a sapere che bevi i suoi vini dal porr...
Va bene. Ma solo assaggiarlo. Prese il calice. Che dice Max di questo vino?
Adri, tutto serio, serv il vino nei due calici, ne prese uno dal gambo e si accinse a leggere il
testo con fare solenne; pens vagamente alla scuola, alle volte che per qualche problema di orario
aveva assistito alla messa e aveva visto il sacerdote celebrare sullaltare, con patene, calici e ampolline,
misteri masticati in latino. E si mise a pregare, dicendo domina mea, il priorat invecchiato  un vino
complesso e vellutato.  di aroma denso, con ricordi di chiodi di garofano e note di tostato, data la
qualit delle botti di rovere in cui  invecchiato.
Fece un gesto a Sara ed entrambi bevvero un sorso come avevano visto fare a Max il giorno in
cui gli aveva insegnato a degustare i vini ed erano quasi finiti a ballare la conga sul tavolo della sala da
pranzo.
Senti la nota di tostato?
No. Sento il traffico di carrer de Valncia.
Astraiti ordin Adri, schioccando la lingua. Io... mi sembra di sentire come un ricordo di
gusto di cocco.
Cocco?
Perch non mi racconti i tuoi segreti, Sara? Che retrogusto lascia la tua vita, con gli episodi che
non conosco? Retrogusto di tartufo o di ribes? O retrogusto di figlio che non conosco? Eppure avere un
figlio  una cosa normale, che tutti desiderano. Che hai contro la vita?
Come se lavesse sentito pensare, Sara disse senti, senti, senti che dice Max: questo priorat 
virile, complesso, intenso, potente e strutturato.
Accipicchia.
Sembra che parli di uno stallone.
Ti piace o no?
S. Per  troppo forte per me. Lo dovrei battezzare.
Guai a te. Max ti ucciderebbe.
Non lo deve sapere.
Io ti posso denunciare.
Mouchard, salaud.
Scherzo.
Bevemmo, leggemmo la prosa poetica che Max dedicava agli acquirenti americani del priorat,
del coster del Segre, del montsant e non ricordo di quali altri vini, e ci ritrovammo cos alticci che la
stridente esplosione di una moto in corsa, invece di indignarci, ci fece morire dal ridere. Alla fine usasti
il tuo porr e battezzasti il vino, Max ti perdoni, ma non lo racconter mai a tuo fratello. E io non fui
capace di chiederti niente riguardo al figlio che avevi avuto o alla tua gravidanza. Avevi forse abortito?
Di chi era figlio? A quel punto suon il maledetto telefono che nella mia vita appare sempre quando
non deve suonare. Non sono stato abbastanza forte da farne a meno ma, visti i risultati, la mia vita
senza telefono sarebbe stata un po pi passabile. Cavolo, come mi gira la testa. No, no, vado io.
Pronto.
Adri.
Max?
S.
Ehi, stiamo festeggiando con i tuoi vini! Ti giuro che Sara non usa il porr, contento?
Abbiamo iniziato con un priorat virile, potente, complesso e non so che cavolo, e che devi bere
andandoci piano. Grazie per il regalo, Max.
Adri.
Buonissimo, davvero.
 morto nostro padre.
E il libro  una meraviglia. Per le foto e per i testi.
Adri deglut, ancora un po annebbiato, e disse che hai detto? E Sara, tu sempre attenta, disse
che  successo?
 morto nostro padre, mi hai capito, Adri?
Oddio, cazzo.
Sara si alz e venne al telefono. Le dissi tuo padre, Sara. E al telefono: adesso veniamo, Max.
Le notizie delle morti dei tuoi genitori ci sono arrivate tutte e due per telefono e
inaspettatamente, seppure gi da qualche anno il signor Voltes era un po malandato, il cuore gli faceva
le bizze e sapevamo che, alla sua et, ci avrebbe dato un dispiacere da un momento allaltro. Max
sembrava molto scosso perch, pur avendone avuto sempre cura, dal momento che non era mai andato
via da casa dei genitori, non aveva capito che suo padre era alla fine e al momento della morte lui non
era a casa; non appena era tornato, linfermiera gli aveva detto signor Voltes, suo padre. Si sentiva in
colpa, non sapeva bene di cosa; io lo presi in disparte e gli dissi Max, tu sei stato un figlio modello,
sempre accanto ai tuoi genitori. Non ti fare del male, saresti cos ingiusto con te stesso che... quanti
anni aveva? Ottanta?
Ottantasei.
Non osai utilizzare largomento dellet avanzata per alleggerirgli la coscienza. Mi limitai a
ripetere un paio di volte ottantasei, senza sapere che altro dire, passeggiando per lenorme salotto di
casa Voltes-Epstein accanto a Max, che pur essendo una spanna e mezzo pi alto di me sembrava un
bambino sconsolato. S, s: io ero capace di dare lezioni. Come  facile dare consigli agli altri.
Questa volta potei accompagnare la famiglia in sinagoga e al cimitero. Max mi disse che suo
padre voleva essere sepolto secondo il rito ebraico e che quindi lo avevano avvolto nel sudario bianco e
gli avevano messo sopra il tallit, che quelli della Chevrah Kadisha avevano chiesto a Max, in quanto
primogenito, di strappare. Al cimitero ebraico de Les Corts fu sepolto nella terra, vicino alla sua
Rachel, la madre che nessuno mi ha dato la possibilit di amare. Che peccato che le cose siano andate
cos, Sara, pensai mentre al cimitero il rabbino recitava El Male Rachamim. E quando cal il silenzio,
Max e Sara si fecero avanti e, dandosi la mano, recitarono il Kadish per Pau Voltes e io mi misi a
piangere di nascosto da me stesso.
Sara visse quei giorni in un profondo dolore e le domande che ti volevo fare cessarono di essere
urgenti, perch quello che stava per succederci cancell tutto.
...
.
...
Capitolo quarantaquattro.
...
.
...
I dintorni di Headington House erano tranquilli e placidi come Adri li aveva immaginati.
Prima di suonare il campanello, Sara lo guard, sorrise e Adri si sent luomo pi amato del mondo e
dovette controllarsi per non mangiarsela di baci nel momento in cui una domestica apriva la porta e
dietro a lei appariva la splendida figura di Aline de Gunzbourg.
Sara e la sua lontana zia si abbracciarono in silenzio, come fossero vecchie amiche che non si
vedevano da lustri; o come due colleghe che si rispettavano profondamente pur mantenendo una certa
rivalit; o come due signore educate, una molto pi giovane dellaltra, che, magari per ragioni
professionali, si dovevano comportare con estrema cortesia; o come zia e nipote che non si erano mai
viste nella loro vita; o come due persone consapevoli del fatto che avrebbero potuto sfiorare la cattura
da parte della lunga mano dellAbwehr, della Gestapo e delle SS se solo il calendario vitale le avesse
fatte coincidere nel tempo e nei luoghi della disgrazia. Perch il male mira a corrompere ogni progetto
di felicit, per quanto umile sia, e si affanna a ottenere il massimo di distruzione possibile intorno a s.
Spermatozoi, ovuli, balli frenetici, morti premature, viaggi, fughe, conoscenze, entusiasmi, dubbi,
rotture, riconciliazioni, spostamenti e tante altre difficolt intervenute a evitare quellincontro venivano
sconfitte da quellabbraccio affettuoso tra due sconosciute, due grandi donne, luna di quarantasei anni
e laltra di oltre settanta, tutte e due zitte, tutte e due sorridenti, sulla porta dingresso di Headington
House, davanti a me. Com strana la vita.
Entrate.
Mi porse la mano senza abbandonare il sorriso. Le diedi la mia, ce le stringemmo in silenzio. S,
due partiture incorniciate di Bach rallegravano la vita degli ospiti. Feci uno sforzo per recuperare la
serenit e cos potei offrire un sorriso educato a Aline de Gunzbourg.
Passammo due ore indimenticabili nello studio di Isaiah Berlin, al piano superiore di
Headington House, circondati da libri, con lorologio sulla mensola del camino che faceva passare il
tempo troppo in fretta.
Berlin era molto gi, come se sapesse con certezza che sei mesi dopo sarebbe morto. Ascoltava
Aline, sorrideva sotto i baffi e diceva a me non rimane molto. Siete voi a dover continuare. E poi, a
voce pi bassa, disse non temo la morte; mi fa solo rabbia. Mi secca la morte, ma non mi fa paura.
Dove tu sei, non c la morte; dov la morte, non ci sei tu. Quindi, averne paura  perdere tempo. Ne
parlava cos tanto che sono sicuro ne avesse davvero paura, forse tanta paura quanta ne ho io. E
aggiungeva secondo Wittgenstein la morte non  un evento della vita. Adri pens di chiedergli che
cosa lo sorprendeva della vita.
Sorprendermi? Riflett un momento. Come se venisse lento lento, da lontano, il tic-tac
dellorologio divenne padrone della stanza e dei nostri pensieri. Sorprendermi... ripet. Poi si decise.
Be, s: il semplice fatto che abbia potuto vivere con tanta serenit e grande piacere pur attraversando
cos tanti orrori, nel peggiore dei secoli che lumanit ha conosciuto. Perch  stato di gran lunga il
peggiore. E non solo per gli ebrei.
Mi guard timidamente, come se esitasse, cerc per un po lespressione adatta e alla fine
aggiunse sono stato felice, ma mi ha sempre accompagnato, come un tarlo, il senso di colpa del
sopravvissuto.
Come? dissero insieme Aline e Sara.
Mi accorsi allora che queste ultime parole le aveva mormorate in russo. Gliele tradussi io senza
muovermi, senza distogliere lo sguardo da Berlin, che non aveva ancora finito. E infatti riprese, in
inglese, il filo dei suoi pensieri e disse cosa ho fatto perch a me non succedesse nulla? Scosse il capo:
Purtroppo la maggior parte degli ebrei del nostro secolo vive con questo macigno sopra.
E credo anche gli ebrei di altri secoli disse Sara.
Berlin ti guard sorpreso e annu in silenzio. Poi, come se fosse il modo di scuotersi di dosso i
pensieri tristi, prese a parlare delle pubblicazioni del professor Adri Ardvol. Aveva letto con interesse
la Storia del pensiero europeo; gli era piaciuto, ma considerava ancora La volont estetica un piccolo
grande gioiello.
Io non mi spiego come le sia arrivato tra le mani.
Oh!  stato grazie a un suo amico. Vero, Aline? Quei due buffi signori, uno di due metri e
laltro di un metro e mezzo... Ricordava sorridendo, gli occhi fissi davanti a s, sulla parete: La
strana coppia.
Isaiah...
Erano sicuri che mi potesse interessare, per questo me lhanno portato.
Isaiah, vuoi un t?
S, dimmi...
Volete un t? Adesso tante Aline lo chiedeva a tutti noi.
Quali amici? fece stupito Adri.
Un Gunzbourg. Aline ha tanti parenti... che a volte li confondo.
Gunzbourg... disse Adri, senza capire.
Un momento...
Berlin si alz con un certo sforzo e and in un angolo. Colsi uno sguardo tra Aline Berlin e Sara
e per me era ancora tutto molto strano. Berlin torn con una copia del mio libro. Mi gonfiai dorgoglio
vedendo che cerano cinque o sei foglietti infilati tra le pagine. Lo apr, tir fuori un biglietto e lesse
Bernat Plensa di Barcellona.
Ah, certo, s disse Adri senza sapere cosa diceva.
Non ricordo molto di pi della conversazione perch rimasi completamente spiazzato. A un
certo punto entr la domestica con un immenso vassoio pieno di tutti gli attrezzi e gli elementi
necessari per godersi un t come Dio e la regina comandano. Parlarono di molte altre cose che ricordo
solo in modo confuso. Che piacere, che bellezza quella lunga conversazione con Isaiah Berlin e tante
Aline...
Che ne so, io! esclam Sara tutte e tre le volte che Adri, durante il viaggio di ritorno, le
chiese se sapeva cosa centrava Bernat in tutto questo. Alla quarta gli disse perch non lo inviti a
prendere uno di questi t che abbiamo comprato?
Mmm... Buonissimo. Il t inglese ha sempre un gusto diverso. Non trovate?
Sapevo che ti sarebbe piaciuto. Ma non cambiare discorso.
Io?
S. Quando sei andato a trovare Isaiah Berlin?
Chi?
Isaiah Berlin.
Chi  questo tizio?
Il potere delle idee. Quattro saggi sulla libert. Pensatori russi.
Ma che stai dicendo? A Sara: Che gli ha preso a Adri?. A tutti e due, alzando la tazza,
ripet: Buonissimo il t. E si gratt il cocuzzolo.
Il riccio e la volpe fece una concessione al grande pubblico, Adri.
Accidenti, hai proprio qualche rotella fuori posto. A Sara: Fa cos da molto?.
Isaiah Berlin mi ha detto che tu gli hai fatto leggere La volont estetica.
Ma che dici?
Bernat, che succede?
Adri guard Sara, occupatissima a servire dellaltro t, che nessuno aveva chiesto.
Sara, che succede?
Eh?
Qui mi state nascondendo qualcosa che... Allimprovviso si ricord: Tu e un tipo basso.
La strana coppia, vi ha definito Berlin. Chi era laltro?.
Questuomo  completamente matto. Se vuoi saperlo, non sono mai stato a Oxford.
Silenzio. Non cerano orologi sulla mensola di un camino per sentirne il tic-tac. Ma si percepiva
il venticello leggero che emanava dallurgell della parete, con il sole che illuminava ancora il
campanile di Santa Maria de Gerri nella sala da pranzo di casa. E il mormorio dellacqua del ruscello
che scendeva dal Burgal. Dimprovviso Adri indic Bernat e, con calma, imitando lo sceriffo Carson:
Ti ho beccato, ragazzino.
A me?
Non sai chi sia Berlin, non ne avevi mai sentito parlare, ma, chiss come, sai che vive a
Oxford.
Bernat guard Sara, che schiv il suo sguardo. Adri li fiss entrambi e disse tu quoque, Sara?
Lei quoque si arrese Bernat. A testa bassa disse mi sa che mi sono dimenticato di dirti un
piccolo particolare.
Forza. Ti ascolto.
Tutto  cominciato... Bernat guard Sara cinque o sei anni fa?
Sette e mezzo.
S. Io per gli anni... sono molto... Sette anni e mezzo fa.
Appena entrato nel bar le mise davanti una copia delledizione tedesca de La volont estetica.
Lei guard il libro, guard Bernat, torn al libro e, sedendosi, fece segno di non sapere di cosa si
trattasse.
La signora vuole qualcosa? sorriso servizievole di un cameriere calvo spuntato dal buio.
Due bottigliette dacqua disse impaziente Bernat. E il cameriere si allontan senza occultare
una smorfia di disprezzo per quelluomo e mormorando tra i denti pi sono alti pi sono bestie, come
diceva suo padre. Bernat torn a bomba: Ho unidea. Volevo consultarmi con te, ma mi devi giurare
che non dirai neanche una parola a Adri.
Trattative: come vuoi che giuri se non so di che si tratta. Il fatto  che lui non lo deve sapere. Va
bene, ma prima dimmi di che si tratta per poterti giurare quello che vuoi. Credo sia una pazzia. Motivo
in pi per non giurare, se si tratta di pazzie, a meno che non siano grandi pazzie per cui valga la pena
giurare.  una grande pazzia per cui vale la pena giurare. Accidenti, Bernat. Ho bisogno della tua
complicit, Sava.
Non mi chiamo Sava. Imbronciata: Mi chiamo Savva.
Ah, scusa.
Dopo questo tira e molla arrivarono alla conclusione che il giuramento di Savva sarebbe stato
provvisorio, con la possibilit di ritirarlo se lidea era talmente pazza che non valeva la pena eccetera.
Tu mi hai detto che la tua famiglia conosceva Isaiah Berlin.  ancora vero?
S, be... Sua moglie ... credo mezza parente di alcuni cugini Epstein.
Ci sarebbe il modo di... Di mettermi in contatto con lui?
Che vuoi fare?
Portargli questo libro: vorrei che lo leggesse.
Senti, la gente non...
Sono sicuro che gli piacer.
Sei matto. Come vuoi che legga un libro di uno sconosciuto che...
Ti avevo detto che era una pazzia la interruppe. Ma ci voglio provare.
Sara riflett un momento. Ti immagino, come ti si corruga un pochino la fronte mentre rifletti,
amore mio. E ti vedo seduta al tavolino di non so che bar, guardando Bernat il Folle, senza riuscire a
credere a quello che ti sta dicendo. Poi ti vedo mentre gli dici aspetta, sfogli la rubrica della tua agenda
e trovi il telefono di tante Chantal; la chiami dal telefono del bar, che andava a gettoni; Bernat aveva
chiesto al cameriere decine di gettoni, che cominciarono a cadere quando lei disse all, ma chre tante,
a marche bien? (...) Oui. (...) Oui. (.....) Aoui. (........) Aaooui. (............), e Bernat imperterrito
metteva gettoni nel telefono e ne chiedeva degli altri al cameriere con gesto perentorio, 
unemergenza, lasciando a garanzia sul bancone un biglietto da cento pesetas, mentre Sara diceva Oui.
(..................) Oui. (........................) Aoui. (................................), finch il cameriere
disse finito,* pensa che questa sia la Telefnica?, non ho pi gettoni, allora Sara chiese in modo
sbrigativo alla zia notizie dei Berlin e cominci ad annotare nomi e numeri sullagenda e a dire oui, oui,
ouiii!..., e alla fine, mentre la stava ringraziando, ma chre tante, per la collaborazione, il telefono fece
clic e cadde la linea per mancanza di gettoni e lei rimase un po a disagio per non essere riuscita a
salutare come si deve la sua chre tante Chantal.
Che ti ha detto?
Che prova a parlare con Aline.
Chi  Aline?
La moglie di Berlin. Sara consult i suoi fogli con delle scritte indecifrabili: Aline Elisabeth
Yvonne de Gunzbourg.
Benissimo. Ci siamo!
Ehi, abbiamo il contatto. Adesso manca...
Bernat le strapp di mano lagenda.
Come hai detto che si chiama?
Lei la riprese e lesse: Aline Elisabeth Yvonne de Gunzbourg.
Gunzbourg?
S, perch?  una famiglia molto... Met russa e met francese. Baroni, nobili vari. Questi s
che sono ricchi.
Oddio, cazzo.
Ehi! Non bestemmiare.
Bernat ti diede un bacio; s, insomma: forse due o tre o quattro, perch credo che sia sempre
stato un po innamorato di te. Te lo dico adesso che ti  passata la voglia di contraddirmi; credo proprio
che tutti gli uomini si innamorassero un po di te. Io me ne innamoravo completamente.
Ma questo lo deve sapere, Adri!
No. Ti ho detto che era una grande pazzia.
 una grande pazzia, ma lo deve sapere.
No.
Perch no?
 un regalo che gli faccio. Penso che sia pi regalo se non lo viene mai a sapere.
Ma se non lo sa, non ti potr mai ringraziare.
Devessere stato allora che da un angolo del bancone il cameriere cel un sorriso vedendo
quelluomo che, a voce un po pi alta, diceva la nostra conversazione  finita, signora Voltes-Epstein.
Io voglio che sia cos. Me lo puoi giurare?
Dopo qualche secondo di silenziosa tensione, luomo quasi si inginocchi con fare
supplichevole davanti alla signora. Allora la donna elegante sbatt le ciglia e disse: Te lo giuro,
Bernat.
Il cameriere si pass la mano sulla testa pelata e concluse che gli innamorati sono sempre cos
ridicoli. Se si vedessero con i miei occhi... Questo s, la donna, davvero bella ed elegante, sissignore.
Anchio farei il ridicolo se ce lavessi davanti.
Proprio cos, il trombettista esemplare di Franz-Paul Decker, Romain Gunzbourg, timido,
biondo e basso, pianista di nascosto, era della famiglia Gunzbourg e conosceva Aline Elisabeth Yvonne
de Gunzbourg, eccome. Romain era del ramo dei parenti poveri, e se vuoi telefono subito a tante Aline.
Cavolo... tante Aline!
S.  quella che si  sposata con un non so, un filosofo importante o qualcosa del genere. Per
hanno sempre vissuto in Inghilterra. Per che cos?
E Bernat gli diede due baci, anche se non era innamorato di Romain. Il suo piano aveva preso
una strada in discesa. Dovettero aspettare la primavera, la tourne di Pasqua; prima, Romain ebbe
lunghe conversazioni con tante Aline, durante le quali si guadagn la sua complicit. Cos, appena
arrivati a Londra, che era lultima tappa della mini tourne dellorchestra, presero un treno che a met
mattinata li lasci a Oxford. Headington House sembrava deserta quando suonarono il campanello della
porta che aveva un suono molto nobile. Si guardarono, tesi allascolto. Nessuno andava ad aprire,
eppure era lora che avevano concordato. No. S, piccoli passi. Finalmente la porta si apr. Una donna
dallaspetto elegante li guard stupita.
Tante Aline disse Romain Gunzbourg.
Romain?
S.
Come sei cresciuto! ment. Mi ricordo quando eri piccolo cos... Indic allaltezza della
vita. Poi si riscosse e li fece entrare, divertita nel suo ruolo di cospiratrice.
Vi ricever, ma non posso garantire che lo legga.
Grazie, signora. Davvero disse Bernat.
Li fece entrare in una specie di piccolo ingresso. Attaccate alle pareti, delle partiture
incorniciate di Bach. Bernat indic con il mento una delle riproduzioni. Romain gli si avvicin. A bassa
voce: Ti ho detto che io sono del ramo povero. Per la partitura incorniciata:  sicuramente un
originale.
Si apr una porta e tante Aline li fece entrare in una grande stanza piena di libri su tutte le pareti,
dieci volte pi libri che a casa di Adri. E un tavolo pieno di cartelline colme di fogli. E qualche pila di
libri con tanti foglietti allungati messi come segnalibro. Davanti al tavolo, seduto su una poltrona,
Isaiah Berlin con un libro in mano guardava incuriosito quei due tipi che entravano nel suo santuario.
Com andata? gli chiese Sara al suo ritorno.
Berlin sembrava stanco. Parl poco e quando Bernat gli diede la copia di Der sthetische Wille
la prese, la rigir per osservarne laspetto esterno e la apr allindice. Per un lungo minuto nessuno
fiat. Tante Aline strizz locchio a suo nipote. Quando Berlin ebbe finito di esaminare il libro, lo
richiuse e lo tenne in mano.
E perch pensa che lo debba leggere?
Be, io... se non vuole...
Non abbia paura, mi dica! Perch vuole che lo legga?
Perch  molto interessante. Interessantissimo, signor Berlin. Adri Ardvol  un uomo
profondo e intelligente. Ma vive troppo lontano dal centro del mondo.
Isaiah Berlin lasci il libro su un tavolino e disse ogni giorno leggo e ogni giorno mi rendo
conto che mi manca tutto da leggere. E ogni tanto devo rileggere, anche se rileggo solo ci che merita il
privilegio della rilettura.
E cosa fa meritare questo privilegio? Adesso Bernat sembrava Adri.
La capacit di affascinare il lettore; di farlo meravigliare per lintelligenza presente nel libro
che rilegge o per la bellezza che genera. Anche se con la rilettura, per sua natura, entriamo sempre in
contraddizione.
Cosa vuoi dire, Isaiah? lo interruppe tante Aline.
Un libro che non merita di essere riletto non meritava neanche di essere letto. Guard gli
ospiti. Gli hai chiesto se vogliono un t? Guard il libro e si dimentic subito della sua proposta
pratica. Prosegu: Ma prima di leggerlo non sapevamo che non avrebbe meritato la rilettura. La vita 
cos, crudele.
Parlarono un po di tutto, gli ospiti seduti sul bordo del divano. Non presero il t perch Romain
aveva fatto cenno a sua zia che era meglio sfruttare al massimo il poco tempo a disposizione. E
parlarono della tourne dellorchestra.
Tromba? E perch suoni la tromba?
Mi affascina il suono rispose Romain Gunzbourg.
Poi lo informarono che la sera dopo avrebbero suonato al Royal Festival Hall. E lui assicur che
li avrebbe ascoltati alla radio.
In programma cera la Leonora (la numero tre), la seconda sinfonia di Robert Gerhard e la
quarta di Bruckner con Gunzbourg alla tromba e varie dozzine di altri interpreti. And bene. La vedova
di Gerhard vi assistette commossa e ricevette il mazzo di fiori destinato a Decker. E il giorno
successivo tornavano a casa dopo cinque concerti in giro per lEuropa che li avevano lasciati sfiniti e
con opinioni diverse sul fatto se era meglio fare delle mini tourne durante la stagione o rovinare i
concerti estivi della maggior parte di loro con una tourne bene organizzata o lasciar perdere le tourne,
che per quello che ci pagano gi  tanto che andiamo a tutte le prove, no?
In albergo Bernat trov un avviso urgente e pens cosa  successo a Lloren. Era la prima volta
che si preoccupava per suo figlio, forse perch aveva ancora bene in mente il libro rimasto incartato.
Era una nota urgente lasciata per telefono da Mister Isaiah Berlin, che, con la calligrafia del
receptionist della sera, diceva di volerlo vedere con urgenza a Headington House, possibilmente
lindomani stesso, era molto importante.
Tecla.
Com andata?
Bene.  venuta Poldi Feichtegger. Adorabile: ottanta e molti anni. Il mazzo di fiori era pi
grande di lei.
Tornate domani, no?
Be. Io, veramente... Mi devo fermare un altro giorno perch...
Perch cosa?
Bernat, fedele alla sua specialit di complicarsi la vita, non volle dire a Tecla che Isaiah Berlin
gli aveva chiesto di vederlo per parlare del mio libro, davvero interessante, lo aveva letto in poche ore e
stava per rileggerlo perch ci aveva trovato una serie di intuizioni che considerava brillanti e profonde e
aveva voglia di conoscermi. Sarebbe stato facile dirle questo. Ma Bernat o si complica la vita o non 
Bernat. Non si fidava della capacit di Tecla di tenere un segreto, cosa su cui gli do ragione. Cos
prefer non dire niente e rispose perch mi si  presentato un lavoro urgente.
Che lavoro?
Una cosa. ...  complicato.
Prendere una sbronza con uno stronzo?
No, no. Devo andare a Oxford per... C un libro che... insomma, vengo dopodomani.
E ti cambiano il biglietto?
Ah,  vero.
Be, direi che sarebbe il caso, se vuoi tornare in aereo. Se vuoi tornare.
E riattacc. Cazzo, pens Bernat; ho fatto di nuovo un casino. Ma il giorno dopo cambi il
biglietto daereo, prese il treno per Oxford e Berlin gli disse quello che gli disse e gli diede una nota per
me che diceva egregio signore, il suo libro mi ha profondamente commosso. Tutta la riflessione sul
perch della bellezza. Come questo perch si possa chiedere in tutte le epoche dellumanit. E il fatto
che sia impossibile scinderlo dalla presenza inesplicabile del male. Lho appena caldamente
raccomandato ad alcuni miei colleghi. Quando uscir in inglese? La prego, non smetta di pensare e
ogni tanto scriva le sue idee. I miei pi sinceri saluti, Isaiah Berlin. E io sono cos grato a Bernat, pi
che per le conseguenze di quella lettura indotta, che sono state per me fondamentali, per la tenacia con
cui ha sempre perseguito il mio bene. E gli retribuisco lo sforzo parlandogli con sincerit dei suoi scritti
e provocandogli profonde depressioni. Amico, com difficile vivere.
Giurami di nuovo che non lo dirai mai a Adri. La guard con occhi infuriati. Mi hai capito,
Sara?
Te lo giuro. E dopo un po: Bernat.
Mmh?
E grazie. Da parte di Adri e da parte mia.
Macch grazie e grazie. Io devo sempre qualcosa a Adri.
Cosa gli devi?
Non lo so. Qualcosa.  il mio amico.  uno che... pur essendo cos erudito, vuole ancora
essere amico mio e delle mie crisi. Dopo tanti anni.
...
.
...
FINE Parte 3.